Pier Augusto Breccia: “L’uomo e l’acqua”


Opera di Pier Augusto Breccia, "Il grande gorgo", 2014

Il maestro dell’Ermeneutica Pier Augusto Breccia partecipa alla IV edizione del Mese della Cultura e della Lingua Italiana allo Yacht Club di Monaco. Il tema è “l’uomo e l’acqua”, il Maestro risale dalla cifra dell’essere alla significabilità ontologica dell’acqua , attraverso la metafora verso la spiritualità dell’uomo fino ad evocare la creazione del mondo, seguendo un percorso filosofico. Con il gioco dei suoi simboli si interroga e ci interroga sul senso dell’esistenza umana. E’ lo spirito dell’acqua che vuole comunicarci Piero Breccia e lo ritrae nei suoi quadri, immerso in prospettive e gorghi in cui è facile perdersi, in un mare in cui si scende con cautela perché è molto più del mare, diviene il nostro inconscio e la nostra ricerca, brulica di pesci e di nuotatori , in un arte del racconto dell’ immaginario, che usa allo stesso tempo una precisione paradossale, costringe a interrogarsi, sulla scientificità e sul mistero ci introduce in un territorio in cui possiamo inoltrarci con cautela, perchè la sensazione più forte è quella della instabilità e del cambiamento, della variazione costante : una visione creativa.

Note biografiche
Nato a Trento nel 1943, vive e lavora a Roma, dove compie l’intero curriculum dei suo studi.
Primo laureato presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del S. Cuore (luglio 1967), tra il 1967 e il 1983 esercita a tempo pieno la professione di Cardiochirurgo presso il policlinico A. Gemelli fino a che, nel 1985, al culmine di una brillante carriera universitaria per seguire la propria inaspettata vocazione artistica. Scoperto infatti casualmente un talento disegnativo che non aveva mai supposto di possedere (settembre 1977) ed avendo successivamente elaborato un personalissimo linguaggio creativo (ottobre 1979), nel 1981 viene introdotto sulla scena dell’arte da Cesare Vivaldi, allora direttore dell’Accademia di Belle Arti di Roma. L’immediato successo di critica e di pubblico e il crescente coinvolgimento con la sua nuova attività artistica lo inducono a chiedere, nel 1983, un periodo di aspettativa che si conclude appunto nel 1985 con il suo congedo definitivo dalla precedente professione.
Nel frattempo espone per la prima volta a New York (1984), dove decide di trasferire la nuova attività e dove prevalentemente risiede nei dodici anni successivi, confermando anche negli Stati Uniti la validità e la solidità della propria vocazione. Rientrato in Italia nel 1996, pur senza interrompere i propri legami con gli USA, prosegue l’attività creativa ed espositiva prevalentemente in Europa, dedicandosi all’approfondimento degli aspetti culturali e filosofici del proprio lavoro e manifestandoli progressivamente in importanti pubblicazioni fino al 2004, anno in cui dà alle stampe il “manifesto” della propria pittura. Qui l’artista delinea e definisce i fondamenti originali della “Pittura ermeneutica”, con ciò suscitando una crescente attenzione anche in ambito filosofico: un’attenzione che culmina nella brillante discussione di una tesi di laurea sulla pittura ermeneutica di Breccia tenutasi presso la Facoltà di Filosofia dell’Università di Pisa nel febbraio 2012.
Tra il 1981 ed oggi l’artista ha tenuto circa 70 mostre personali in Italia e all’estero (Roma, Milano, Firenze, Palermo, Perugia, Stoccarda, Zurigo, Bruxelles, Nizza, New York, Columbus, Houston, Santa Fe, Miami, S. Pietroburgo, ecc.) prevalentemente in spazi pubblici e museali. Molte delle sue opere sono parte di importanti collezioni pubbliche e private

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