FANCAZZISTI DI PROFESSIONE

Opera di Cristina Bernazzani
                    Opera di Cristina Bernazzani

 

Nel precedente articolo pubblicato ho voluto approfondire le pesanti contraddizioni della legge sulla elezione diretta dei sindaci. Una legge non da tutti condivisa e amata perché ancora oggi si pagano pesanti conseguenze economiche e improvvisate licenze interpretative di democrazia da parte di eletti o elette avventurieri.
Dimostrazione eloquente dell’eccesso di deleghe è anche l’immobilismo delle amministrazioni comunali.
Prendiamo il Comune di Roma Capitale.
La vicenda della siccità dimostra e tutta per intero la speculazione politica che si fa di un fondamentale bene comune come l’acqua .
La Capitale è in stato comatoso, sempre al centro di tante polemiche, cresce il degrado morale e materiale…
E a proposito , dopo il processo e le condanne per l’ex mafia capitale ora (per ora) solo capitale senza mafia, mi fa sorridere la coincidenza di quel cagnolino che morde la gambetta di Veltroni … destini della sorte o maledizioni dai canili verso i già sindaci
capitolini ? Pure i cani hanno un’anima …
Dunque, anche la siccità ha riportato Roma sulle prime pagine per il minacciato razionamento dopo “ululato regionale “ di Zingaretti per il prosciugamento del Lago di Bracciano ad opera di Acea e quindi del Comune .
Ma, scusate Lettori per la veemenza , di tutti e tanti pozzi abusivi di Bracciano, Anguillara, Trevignano Romano e territori limitrofi perché l’urlante non parla ?
Allora, tentiamo di fare un’ analisi precisa dei fatti .
Il volume delle risorse idriche nel nostro Paese rimane stabile. Le perdite degli acquedotti sono stabili con l’eterno problema della depurazione delle acque.
Per l’Istat il settore idrico rimane stabile e prevedibile .
Eppure si ha come l’impressione che Zingaretti e Raggi, insieme vogliono la certificazione di uno stato emergenziale dal Governo…Pretesti per terminare il mandato ?
Venti comuni di Roma hanno già l’acqua razionata. Sarebbe una misura grave e incomprensibile, comunque da impugnare nelle Sedi di Giustizia.
Proprio per questo Governo e Regione hanno trovato una scontata soluzione (penalizzante politicamente Raggi e Acea) per evitare non si sa bene cosa , dopo pubblici reciproci ululati alla “luna” .
Cosa si è voluto dimostrare ? Che il Comune di Roma ( con un Sindaco sull’orlo di una crisi di nervi che a più di un anno dalla sua elezione non ha concluso nulla se non fare nomine di presunti esperti, la cui caratteristica è la non conoscenza di Roma vedi i casi direttore Atac e assessore al Bilancio , che puntualmente o si dimettono o si auto smentiscono ) non è in grado di trovare soluzioni e deve intervenire la
Regione ? E a sua volta la Regione cosa ha fatto finora ?
Finiamola con” il calcolo politico “ va solo a danno della gente !
Si sa, ormai da tempo , che la situazione idrica italiana, è la risultante di fattori noti: un mancato adeguamento alla domanda in considerazione che la rete è la stessa, ma il fabbisogno è cresciuto esponenzialmente ; un’ assenza manutenzione della rete, con perdite stimate in media intorno al 40 per cento. Mancano i sistemi di depurazione e il controllo delle tubature. Cosa è stato fatto finora direttamente da Acea e Regione Lazio ?
Ma il piano della Regione non prevede di aumentare i prelievi da altre nove fonti di approvvigionamento della capitale: l’acquedotto Peschiera-Capore del Reatino, l’acquedotto Marcio e il Simbrivio – Pertuso della Valle dell’ Aniene, l’Acquedotto Vergine e l’Appio Alessandrino, Doganella e Salone ? Misteri gaudiosi regionali o facili pretesti?
Ma a che gioco si sta giocando?
E sempre a proposito di acqua, non c’è mai stata una grande sensibilità politica per il nostro sistema idrico e le catastrofi lo hanno dimostrato. Anche il referendum del 2011, giocato su slogan seducenti ma vuoti, ha avuto conseguenze molto pesanti sulla gestione del servizio idrico. E’ stato installato nella cultura politica del Paese la credenza che l’acqua non abbia un prezzo e non lo dovrebbe avere. Ha portato nelle prassi dei Comuni a contrastare modelli di gestione di mercato e continuare a far finta che, essendo un bene comune, sia perciò una risorsa che non ha fine.
Uno più uno fa due : l’imponente trasferimento di poteri a Sindaci e Regioni, l’impreparazione di chi governa (ed ha governato) creano le condizione di ingestibilità di territori e Stato, si può ancora fare qualcosa per migliorare le Riforme strutturali del Paese ?
Alla luce di questi accadimenti,si può ulteriormente comprendere quanto precedentemente scritto : se sindaci e governatori sono i gestori in autocrazia e non hanno un consiglio comunale e regionale cui rispondere il legame con i cittadini dei territori si vanifica, aumentando disperatamente la sfiducia popolare.

di Francesco Petrucci