Lettera aperta al Vicesindaco di Roma Capitale, ON. Luca Bergamo

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Lettera aperta al Vicesindaco di Roma Capitale, ON. Luca Bergamo

Egregio Onorevole Bergamo,

la “Commissione Consultiva di Toponomastica”, sulla possibilità di intitolare il Belvedere del Giardino degli Aranci in Roma al Maestro Luigi Magni, deceduto tre anni fa, si è espressa negativamente sostenendo che l’area non è adeguata.
Mi è sorto qualche dubbio e ho consultato il Vocabolario Treccani e quello Hoepli.
Il primo scrive: “Non adeguato; inferiore, insufficiente per qualità o quantità a un determinato scopo”; il secondo: “Sproporzionato, inferiore alla necessità, insufficiente”.
Risulta quindi necessario capire cosa voleva dire la Commissione da Lei presieduta scrivendo “area inadeguata”.
Se non è adeguata alla grandezza di Magni, romano, artista, autore, commediografo, sceneggiatore, scrittore, dialoghista, regista, disegnatore, poeta ed esperto della storia romana come forse nessuno nel ‘900, bene. Dica allora la Commissione, che offre “una competenza altamente qualificata a servizio della comunità” (così è scritto nel sito ufficiale del Comune di Roma, sotto la voce “Commissione Consultiva di Toponomastica”) cosa dedicare allora a Luigi Magni.
Se invece l’area è inadeguata perché non adatta ad ospitare artisti, la Commissione spieghi per favore perché nel Giardino degli Aranci un Viale è intitolato a Nino Manfredi, una piazza a Fiorenzo Fiorentini, una Via a Michele Galdieri; attore e regista il primo, attore il secondo, commediografo e sceneggiatore il terzo.
Vi è una terza possibilità: gli esimi componenti della Commissione non ricordano o ignorano Luigi Magni perché competenti in materie diverse. Scrivere ora la sua biografia renderebbe però lunghissima questa missiva. Mi limito pertanto a fare qualche citazione.
Carlo Tagliabue, Professore universitario, regista televisivo, critico cinematografico e saggista, nel 1997 scriveva: “«A Papa Grigorio je volevo bene, perché me dava er gusto de potenne dì male». Queste parole, pronunciate dal Belli immediatamente dopo la morte di Gregorio XVI, possono, in qualche modo, bene adattarsi per esprimere lo spirito che ha sempre legato un autore come Luigi Magni a Roma, città presa come sfondo e, al tempo stesso, protagonista di tutti i suoi film; città enigmatica, non decifrabile fino in fondo, per la quale convivono in chi le vuole profondamente bene dei sentimenti contraddittori e oscillanti. Romano per certi versi atipico… Magni si è posto nei confronti di questa città un po’ come il grande poeta del secolo scorso che, lo ricordiamo, a dispetto di molti critici, è uno dei massimi di tutta la letteratura mondiale. Come il Belli infatti, Magni esprime tutto il suo amore infinito per Roma, ma anche mette in evidenza quanto alcune sovrastrutture, politiche o religiose che siano, abbiano contaminato il suo spirito originario, il quale, tuttavia, non è stato mai definitivamente abbattuto, ma continua a sopravvivere attraverso i secoli.”
Arrigo Petacco, grande giornalista, saggista e storico, sotto il titolo MAGNI E LA STORIA, scriveva tra l’altro: “Se è l’ambiente che forma l’uomo, Luigi Magni ne è la prova vivente. In questo quartiere popolare, suggestivo e carico di storia, dove ancora sembrano riecheggiare le rime dissacranti del Belli o i salaci epigrammi di Pasquino, il regista ha respirato quella cultura romanesca che gli ha consentito di occupare un posto tutto particolare nella nostra cinematografia.” E termina il pezzo così: “Soprattutto per questa ragione merita di occupare un posto privilegiato nella storia della cinematografia, ma gli va attribuito anche il merito di avere stimolato e spesso creato nel pubblico il gusto di sapere di più sulle vicende non sempre eroiche che hanno consentito il nostro Risorgimento. Insomma, se oggi i passanti di piazza del Popolo levano lo sguardo per leggere la scolorita lapide dedicata ai martiri Montanari e Targhini e se molti italiani hanno finalmente scoperto chi è quell’Ugo Bassi cui è dedicata una via o una piazza in tutte le città d’Italia, più che ai libri di scuola lo si deve ai suoi film.”
Flavio De Bernardis, Professore dell’Università degli studi di Roma “La Sapienza”, facoltà di Scienze Umanistiche, saggista e regista, concludeva un suo scritto dal titolo I SETTE SIGILLI DI ROMA: LA STORIA E LE STORIE DI LUIGI MAGNI con queste parole: “L’ironia profonda, acuta, pedagogica come deve essere dell’Arte di Luigi Magni.”
Recentemente, durante uno spettacolo teatrale dedicato a Magni, Stefano Reali, regista cinematografico, televisivo e lirico, diceva: “Gigi Magni, oltre a essere stato un grande Autore è stato uno straordinario poeta, paragonabile sicuramente a Trilussa, Pascarella e financo al Belli.
Potrei fare tante altre citazioni; di musicisti come Armando Trovaioli e Nicola Piovani, di politici come Walter Veltroni, Francesco Rutelli e Fausto Bertinotti, di attori come Nino Manfredi, Gigi Proietti ed Enrico Brignano, di stilisti come Rosita Missoni, Carla Fendi e Bruno Piattelli.
Ma, se serve ricordare ai membri della Commissione la grandezza di Magni, ritengo siano sufficienti quelle testé fatte.
Augurandomi che Lei, quale Presidente della “Commissione Consultiva di Toponomastica”, nonché Vicesindaco con delega alla Crescita culturale di Roma, voglia riconsiderare la proposta di dare il giusto ricordo della Capitale al Maestro Magni, porgo distinti saluti.

Immagine dal sito www.ilfoglio.it

di Massimo Castellani