NAPOLITANO VS BERLUSCONI
di Massimo Castellani

Jacek Yerka, Dragon Plesasure
                 Jacek Yerka, Dragon Plesasure

Quanto contenuto nell’articolo di Francesco Petrucci sotto il titolo “VECCHI E NUOVI DIFETTI” mi trova perfettamente d’accordo.
Ma vorrei approfondire quello che molti commentatori hanno chiamato il Golpe del 2011, quando Presidente del Consiglio era Silvio Berlusconi e Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Per la verità non sono certo il primo a farlo e non sarò forse l’ultimo, ma i latini dicevano repetita iuvant per affermare l’utilità di ripetere le cose.
Stiamo ai fatti che cerco di esporre in modo cronologico.
Nell’aprile del 2010 è rottura tra il Presidente della Camera Gianfranco Fini e il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Nel libro dell’ex parlamentare del Pdl Amedeo Laboccetta intitolato «Almirante, Berlusconi, Fini, Tremonti, Napolitano – La vita è un incontro», scritto 5 anni dopo, l’autore racconta da testimone diretto cosa accadde in quei mesi, in particolare i contatti serrati tra prima e terza carica dello Stato, con Gianfranco Fini e Giorgio Napolitano attivissimi – a suo dire – nel tentativo di disarcionare di comune accordo Berlusconi dalla guida del governo.
Rivela, tra l’altro, un dialogo tra lui e Fini; quest’ultimo: “Berlusconi va politicamente eliminato. E Napolitano è della partita”. “Ma che significa essere della partita?”. “Ma lo vuoi capire che il Presidente della Repubblica condivide, sostiene e avalla tutta l’operazione?”.
Rivela anche di essere stato testimone di una telefonata tra i due Presidenti; «Davanti ai miei occhi – scrive Laboccetta – chiamò il Quirinale per informarlo degli ultimi sviluppi del golpe. Attivò il vivavoce e parlò con Napolitano delle sue prossime mosse. “Caro Presidente- salutò Fini – come avrai visto abbiamo vissuto una giornata campale”. “Più che campale – rispose Napolitano – direi una giornata storica”. Era proprio la voce del Presidente della Repubblica… “Ovviamente, caro Giorgio, continuo ad andare avanti senza tentennamenti”. “Certamente. Fai bene – lo incitò Re Giorgio – ma fallo sempre con la tua ben nota scaltrezza”…
Avevo assistito – in diretta – all’organizzazione di un golpe bianco organizzato dalla prima e dalla terza carica dello Stato».
Nell’agosto 2010 il Ministro Tremonti conferma l’esistenza di un piano straordinario del Governo per abbandonare l’Euro e tornare alla lira; lo rivelerà, in un’audizione del 7 dicembre 2011, Paolo Savona.
La Germania, e non solo lei, ha l’indubbio interesse affinché ciò non avvenga.
La Deutsche Bank, tra il gennaio e il giugno del 2011, mette in atto cessioni di titoli di Stato italiani per 7 miliardi di Euro, così è accertato dalla Procura della Repubblica di Trani.
Lo spread comincia a salire vertiginosamente dai primi giorni di luglio 2011.
Il 15 agosto 2011, l’edizione tedesca del Financial Times detta il nome del successore ideale di Berlusconi: Mario Monti, “asciutto, obiettivo, minuzioso, ligio alle regole e un po’ rigido. Ha tutte le qualità che mancano a Berlusconi”.
Contemporaneamente Napolitano incontra Mario Monti esponendogli la necessità che lui prenda il posto di Berlusconi, quale Presidente del Consiglio; lo rivelerà Alan Friedman, mai smentito, anzi, confermato dallo stesso Monti.
Tra il 3 e il 5 novembre 2011 si svolge a Cannes il G20.
Con lo spread che ormai sfiora i 500 punti, l’Italia è il grande malato d’Europa e viene processata a porte chiuse da Francia, Germania e Fondo Monetario.
Praticamente vogliono commissariare l’Italia imponendole un prestito.
Berlusconi si oppone e Barack Obama rifiuta di partecipare alla nostra umiliazione.
Il più scatenato sembra essere Sarkozy.
Nei momenti di “ricreazione i giornalisti notano l’isolamento di Berlusconi; gli altri capi di Stato parlano tra loro a capannelli di 3 e 4 persone: il premier italiano si avvicina a questo o a quello e succede regolarmente che gli altri smettano di parlare, o addirittura si spostino; imbarazzante; come se Berlusconi fosse già archiviato.
Tre anni dopo l’ex segretario al Tesoro Usa Tim Geithner parlerà di “un complotto europeo per farlo cadere”, confermato dal Premier spagnolo Zapatero.
Nel 2014, l’americano Edward Luttwak, esperto di geopolitica, conferma pubblicamente che il complotto «fu ordito da Sarkozy e la Merkel con l’appoggio di molte persone in Italia» facendo due nomi: quello di Giorgio Napolitano e di Giuseppe Pisanu.
Luttwak sostiene che, considerato l’obiettivo del complotto, «rovesciare un governo democraticamente eletto», gli americani, interpellati, si rifiutarono di partecipare.
In altre parole Luttwak conferma che il Presidente della Repubblica italiano, benché costituzionalmente garante della sovranità nazionale, partecipò attivamente a un’operazione organizzata da governi stranieri tesa a eliminare il premier italiano, liberamente eletto, per sostituirlo con un altro gradito dai mandanti internazionali.
Nello stesso anno l’inglese Ambrose Evans-Pritchard, uno dei massimi analisti di economia internazionale, in un articolo pubblicato su “The Telegraph”, prendendo spunto dalle dichiarazioni di Tim Geithner sulle pressioni dell’Ue per rovesciare il governo Berlusconi, scrive che «ciò che ha rivelato l’ex Ministro americano concorda con quanto noi sapevamo all’epoca circa le manovre dietro le quinte e l’azione sui mercati obbligazionari»… «La crisi italiana dell’autunno 2011 fu scatenata dalla Bce che alzò per due volte i tassi provocando una profonda recessione double-dip (il tipo di recessione che segue le fasi di limitata crescita artificiale). Eppure, la colpa di questo disastroso errore politico fu fatta ricadere sul Governo italiano».
Evans-Pritchard aggiunge che quello che è avvenuto contro Berlusconi «è uno scandalo costituzionale di prim’ordine».
Paragonando i fatti italiani alla destituzione in Grecia del premier Papandreou, sostiene che «furono colpi di Stato sicuramente nello spirito se non anche nel diritto costituzionale».
Potrei citare tanti altri fatti e testimonianze, come quella del politologo e sociologo Luca Ricolfi che nel 2011 era coordinatore di un ampio sondaggio sul nuovo movimento politico fondato da Luca Montezemolo, denominato Italia Futura, che si presentava come la figura che poteva rappresentare questa scelta di cambiamento.
Sostiene Ridolfi nel 2016: “I dati di quel sondaggio gli davano un potenziale elettorale del 20%, il partito di Montezemolo poteva essere la nuova Forza Italia. Questi dati stavano per essere annunciati. Fui convocato a Roma per presentarli, ma a un certo punto mi dissero che si doveva fermare tutto. Pochi giorni dopo, Napolitano incaricò Monti di formare un nuovo governo. Interpretai quella uscita di scena così: qualcuno, forse Montezemolo stesso, aveva deciso che la bandiera del cambiamento doveva passare a Monti.”
Ma ritengo che quanto sopra esposto, mai smentito dagli interessati, già dimostri ampiamente che nel 2011 fu perpetrato un vero e proprio Colpo di Stato, non tanto e non solo ai danni di Silvio Berlusconi, ma soprattutto ai danni dei cittadini italiani, degli elettori.
Colpo di Stato che ha avuto come protagonista nientemeno che la prima carica dello Stato.
Considerato che sono stati messi in atto azioni contro i dettami della Costituzione, come mai non si è voluta formare una Commissione Parlamentare d’inchiesta, peraltro più volte richiesta e sollecitata anche al Presidente Mattarella?
Come mai la Magistratura, tanto sollecita in tutte le più banali notizie di reato obbedendo giustamente all’obbligatorietà dell’azione penale, non ha mosso un dito?
Credo di poter affermare che in un qualsiasi altro Stato civile Il Presidente della Repubblica sarebbe stato sottoposto all’ istituto giuridico dello “IMPEACHMENT”.

di Massimo Castellani