Progetto Legalità

Michele Schiavone - Michele Schiavone - Michele Schiavone - Comites - Basilea - Ambasciata Italiana in Svizzera - a Berna - etc.... - Michele Schiavone -Michele Schiavone - 350X200 - Cattura

Progetto Legalità

Un contributo della comunità italiana in Svizzera alla prevenzione e all’educazione alla legalità, in particolare per le nuove generazioni.

La proiezione del film “I cento passi” del regista Marco Tullio Giordana, che ha avuto luogo durante la settimana della lingua italiana nel mondo, è stato il primo evento del “Progetto legalità”, promosso e fortemente voluto dai Comites di Basilea, Berna-Neuchâtel e Zurigo, in collaborazione con l’ Ambasciata d’Italia in Svizzera, i Consolati di Basilea e Zurigo, il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, le direzioni didattiche delle tre circoscrizioni consolari, gli Enti gestori dei corsi di lingua e cultura italiana e l’Osservatorio sulla legalità della Regione Toscana.
Il progetto, indirizzato soprattutto ai ragazzi in età adolescenziale nonché ad un pubblico adulto, ha come obiettivo quello di far acquisire comportamenti personali, sociali e civili corretti per la realizzazione di una società migliore in tutti i suoi aspetti e far comprendere l’illegalità della mafia. Questo proprio perché la Confederazione svizzera, negli ultimi decenni, ha visto aumentare in maniera esponenziale la criminalità organizzata, che purtroppo è portata a fare proseliti. Da ciò nasce la proposta contenuta in questo progetto teso a educare alla legalità le giovani generazioni che crescono in Svizzera.
L’educazione alla legalità ha per oggetto la natura e la funzione delle regole nella vita sociale, i valori civili e la democrazia, l’esercizio dei diritti di cittadinanza. Per un adolescente riconoscere e accettare un mondo di regole è sempre un percorso difficile e faticoso. La società contemporanea non propone mediazioni simboliche credibili e coinvolgenti. I ragazzi si trovano sempre più spesso nell’impossibilità di avere delle figure di riferimento in grado di diventare modelli a cui potersi identificare. Tutto ciò aumenta la sensazione di smarrimento e solitudine, provocando evidenti situazioni d’isolamento e una forte tendenza all’individualismo o alla devianza.
In un’ottica di reale prevenzione la scuola e la famiglia devono aiutare i ragazzi ad assumersi delle responsabilità, ricordare loro che chi cresce ha diritto all’errore, ma anche alla correzione, sviluppare in loro la coscienza civile e la convinzione che la legalità conviene e che, laddove ci sono partecipazione, cittadinanza, diritti, regole, valori condivisi, non ci può essere criminalità. La legalità è un’opportunità in più per dare senso al loro futuro. In quest’ottica, il progetto propone degli ateliers di formazione per i docenti dei corsi di lingua e cultura, oltreché per quelli delle scuole italiane parificate, sul tema proprio dell’educazione alla legalità. Alla fine dell’anno scolastico è prevista la pubblicazione di un libretto che contenga il materiale prodotto dagli studenti durante gli ateliers.
Sono tanti gli eventi previsti nel progetto e alcuni già in scaletta.
Il prossimo fine settimana si partirà con un giro di conferenze pubbliche, dal titolo “Gli uomini passano, le idee restano” (frase di Giovanni Falcone) tenute da Franco La Torre, figlio di Pio La Torre, deputato del PCI primo parlamentare e sindacalista italiano, ucciso da Cosa Nostra in un agguato a Palermo il 30 aprile 1982 perché aveva proposto il disegno di legge che prevedeva per la prima volta il reato di “associazione mafiosa” e la confisca dei patrimoni mafiosi. La legge Rognoni-La Torre, strumento decisivo nella lotta alla mafia, nasce grazie al suo sacrificio e all’impegno di tutta una vita. Franco La Torre presenterà il suo libro “Ecco chi sei. Pio La Torre, nostro padre” scritto con il fratello Filippo. Questo libro racconta l’eccezionale normalità di un eroe che non ha mai voluto diventare un eroe, l’umanità di un uomo e di un padre ancora scomodo, che interroga ciascuno di noi, chiedendoci fino a dove siamo disposti a metterci in gioco per vivere davvero le nostre battaglie. «Il motivo per cui nostro padre poté fare quello che fece sta proprio in questa identificazione totale e piena con le sue battaglie. Oggi come allora queste parole possono sembrare retoriche eppure non lo sono. Pochi hanno avuto e hanno la credibilità per pronunciarle, pochi possono davvero dire “Io sono la mia battaglia”».
Nella presentazione del libro Giuseppe Tornatore scrive di Pio La Torre: “Non parlare difficile, essere lineare nel ragionamento, era nella sua natura. Si capiva tutto. Anche i concetti complessi, riusciva a esprimerli in modo semplice. Per la sua gestualità. Si muoveva, si agitava in un modo che non era tipico del comiziante così come ero abituato a vederlo. La sua gestualità faceva pensare quasi più a un mimo, a un attore di teatro che cerca di rendere più efficace il senso delle parole. Talvolta i suoi gesti cadenzavano l’eloquio come a voler aiutare le frasi e i concetti a raggiungere più facilmente la capacità percettiva della folla. Spingeva le parole. Non bastava che fossero pronunciate e irradiate. Lui le aiutava, spingendole con le mani, per farle penetrare nella testa della gente. Quella volta, alla fine della manifestazione, quando tutti in genere si avvicinavano all’oratore per fargli le congratulazioni o chiedergli dell’assegno di disoccupazione o della pratica per la pensione, lui aveva ancora in mano i fogli con il testo del comizio, e io li scrutai. In effetti non era il testo di un discorso da leggere, più che altro una generosa scaletta da cui traeva spunto. Ma ai margini di quel canovaccio, notai dei segni: un punto esclamativo, due punti esclamativi, frecce, accenti e altre linee. Erano i punti in cui doveva calcare di più con l’energia, quelli in cui invece contenere l’enfasi e procedere con serena lucidità. Insomma, le impronte della struttura nevralgica del discorso. Una specie di elementare grafico drammaturgico del comizio.”

Durante l’incontro di sabato, 11 novembre, a Berna, la Psicoterapeuta e psicologa dell’età evolutiva a Berna Marina Frigerio, interverrà sul tema “Mafia, ndrangheta, camorra: giù le mani dai nostri figli!”. Marina Frigerio, da diversi anni, lavora sul tema dell’influsso della mentalità mafiosa sui bambini e sugli adolescenti. Nella sua relazione riporterà le esperienze che ha raccolto e vissuto in Calabria e a Napoli. La Dott.ssa Frigerio metterà anche l’accento sui pericoli che incombono sulla comunità italiana in Svizzera a causa dell’infiltrazione da parte di pericolosi clan, che mirano a conquistare la complicità della seconda generazione.
Tanti altri appuntamenti si susseguiranno nella prima metà del prossimo anno. Sono coinvolti l’onorevole Rosi Bindi, presidente della commissione antimafia, Pietro Grasso, presidente del Senato, Alessandro Piavano, uno degli attori protagonista della fiction televisiva “La mafia uccide solo d’estate”, Giovanni Impastato, scrittore, e Giuseppe Pietramale, presidente del comitato genitori di Sciaffusa..
In sintesi, con questo progetto le istituzioni rappresentative degli italiani all’estero intendono proporre momenti di riflessione sulla legalità, imprescindibile dai concetti di cittadinanza e responsabilità individuale e su come acquisire consapevolezza del fatto che ogni cittadino attraverso azioni concrete possa portare cambiamenti sociali. Per un intero anno scolastico, vogliamo approfondire temi specifici e produrre materiali da condividere, costruire una cultura della legalità, intesa come impegno civile e senso di responsabilità personale, con l’aiuto di testimoni ed esperti.

Volantino – Franco Pio La Torre – Progetto Legalità

da Michele Schiavone