Televisione: tra qualità e mediocrità

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                             di S. P.

     La televisione non è mai stata solo strumento di formazione, oppure di informazione o di spettacolo; il mezzo televisivo è una componente imprescindibile dello zoo comunicazionale, dove la fiction si sovrappone alla realtà e i reality più invedibili sono più efficaci di talune trasmissioni di servizio che nessuno vede.
     Solo le trasmissioni di qualità sono sempre in pole position nei gusti dei telespettatori. In poche parole la qualità è la risposta giusta alle inconsistenze, spesso dannose, delle trasmissioni nelle quali serpeggiano striscianti interventi subliminali, e reclamizzate per nuove ma archeologiche di fatto: vedi i Baudo, i Fiorello, i Bonolis e la De Filippi; i quali potranno si attirare il pubblico, ma che sono solo obsoleti contenitori pubblicitari dove, tra magliette, occhiali, pantaloni, tute e così via, è tutto uno sfoggiare firmato e così la finalità competitiva si va a fare benedire a vantaggio degli inserzionisti ufficiali e occulti, mentre si litiga, si offende, si schiamazza. Senza parlare dei pelosi predicozzi di Celentano e di improvvisati opinionisti televisivi o della ingombrante giornalista domenicale, che nel pomeriggio tratta di temi seri con la caratteristica di chi vuole esibire le proprie adipose grazie piuttosto che trattare argomenti delicati.

Non c’è che dire un bell’esempio di TV!

     Una valutazione a parte meritano le trasmissioni condotte come televendite dalla Ventura, da Fazio, nel ruolo ingessato del “più colto del reame”, da un passionario del “dejà vu” come Gad Lerner ad una incerta e giuliva Lilli Gruber. Ebbene queste trasmissioni sono talmente soporifere che lo spettatore corre ansioso da un canale all’altro fino a fermarsi davanti ad uno bello spot pubblicitario. Anno zero, Matrix e Ballarò e Porta a porta, a parte i noiosi punti fermi fatti dalle lezioncine di Travaglio, dal gnirignao alè di Floris e dalle sonnolenze del Di Vinci e dagli svolazzi istituzionali di Vespa e a parte un ricorrente gossip mascherato da informazione, hanno una discreta visibilità, ma durano troppo.

     Non desidero approfittare della pazienza di chi legge, ricordando ancora questo e quello ma è doveroso ricordare anche le migliori occasioni per assistere ad una valida trasmissione come, nonostante gli anni, Quark, Mai dire Grande fratello, Parla con me, il Loggione, Striscia, solo per ricordarne alcune.
     Si, questa televisione non offre granchè. C’è bisogno di aria nuova, di autori capaci di trovare soluzioni al passo con i tempi, senza invasioni di risse e volgarità ormai divenute insopportabili, proponendo modelli semplici e di buon gusto. Invece di acquistare costosi format internazionali adattandoli, male, alla realtà del nostro paese, con effetti beceri e immorali, i responsabili delle reti televisive, anche se lottizzati, dovrebbero fare un bel corso di formazione per poter proporre programmi validi e innovativi.

     I grandi guru televisivi ricordano un mio anziano zio, il quale se incoraggiato da un giudizio positivo su una pietanza, era capace di proporla per una vita, così come stanno facendo molti autori televisivi da tanti anni a questa parte. Basta con le minestre riscaldate!
 

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