Diminuiscono i consumi tranne quelli culturali

     Oggi come oggi la crisi economica è in costante e preoccupante espansione; i consumi sono diminuiti tranne quelli culturali. Infatti prima della crisi economica le famiglie spendevano di più e oltre ai beni di prima necessità aumentavano le spese superflue.
     “Un superfluo” che si stava attestando come fenomeno sociale ricorrente nelle famiglie italiane. Quando parliamo del cambio di automobile, non si parla più di scelta estetica ma di una reale necessità; così l’abbigliamento, non è più considerato importante da sostituire spesso se non quando il consumo di tali non raggiunge limiti vistosi e non recuperabili tanto da doverli cambiare.

     L’artigianato e i mestieri, se negli ultimi quindici anni erano quasi scomparsi, ora come ora stanno riaffiorando. Le persone pensano a come potersi industriare per sbarcare il lunario, a come investire le proprie energie mentali e per fronteggiare la disoccupazione, per utilizzare proficuamente il tempo, per ricercare occasioni di lavoro per familiari.

     La crisi economica ha messo in luce aspetti interessanti nella nostra vita quotidiana, ha lanciato i segnali della disperazione e le persone hanno iniziato a capire cosa è un vestito, la qualità del tessuto, e questo in tutti i campi del consumo. Avevamo perso il gusto dei profumi e dei sapori tradizionali della famiglia: comprare già confezionato era molto più comodo che fare materialmente, alla faccia della tradizione! Pensiamo ai nostri avi e di recente ai nostri nonni, che preparavano il pane e i dolci in casa e che oggi il profumo in molte famiglie finalmente sta ritornando. Penso al restauro dei mobili, alla cucina, al computer.

     Le nostre capacità sono quasi tutte messe a dura prova a causa di forza maggiore. Tutto ciò non va visto in termini negativi, anzi considerato il momento, va visto e vissuto come una crescita della produttività del nostro Paese. Ancora per controeffetto della crisi, stiamo assistendo a una vera e propria controtendenza. Nel mondo della scuola: negli ultimi anni, gli studenti studiavano poco e male, ponendosi come nemici paritari dei docenti, li prendevano in giro e nessuno aveva il coraggio di richiamarli e di imprimere loro segnali tangibili di richiamo formativo. Gli stessi docenti dovranno fare i conti con questi cambiamento epocali, adattandosi e sacrificandosi di più, per meglio comprendere le aspettative giovanili circa la ricorrente domanda di cultura formativa. Ora invece si avverte che una rivoluzione educativa sta prendendo corpo ai vari livelli educativi, fino all’università.

     Stiamo assistendo ad un panorama dove ognuno sembra deciso a scoprire il ruolo di sua competenza scoprendo il piacere di svolgere la mansione che gli è propria. Sotto l’aspetto culturale globalmente cresce il piacere di essere più professionali e imparare mestieri nuovi, accresce il desiderio di non abbattersi negli anni di crisi, direi quasi che “la crisi allunga la vita”.
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                N.d.R.

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