Osservazioni del sociologo Francesco Petrucci

di | 1 Lug 2009

     Desidero fare una riflessione sul probabile ridimensionamento del Partito Democratico sempre in considerazione dei risultati delle ultime elezioni.

Più di qualcuno si aspettava una grande disfatta del partito democratico, ma si è verificata una inquietante flessione che mette sempre più in luce le divisioni interne. Infatti, i sondaggi dell’ultimo periodo lo davano per un crollo piuttosto rovinoso, ma con il 26,1 la disfatta ha assunto dimensioni sopportabili.

Il presidente Berlusconi non ha trionfato come da lui stesso annunciato fino agli ultimi giorni; il PD ha conservato un cospicuo serbatoio elettorale nonostante l’immensa dispersione di voti. Sicuramente il Partito Democratico non ha ancora fatto la necessaria autocritica e l’impellente svolta di democratizzazione attraverso le assemblee e la nascita di una classe di dirigenti eletta dai militanti e non nominata veltronisticamente. Occorre che i partiti tornino ad una indispensabile democrazia interna fatta di confronto di idee e di costanti consultazioni interne.

La distanza tra il PD e il PDL è di 9 punti, una enormità, considerando che il PDL non vive un periodo d’oro. La lega ha raggiunto il cuore delle regioni rosse. Non si era verificato che andassero al ballottaggio realtà territoriali per 50anni a sinistra.
Nel Mezzogiorno il PD rischia, con l’eccezione di grandi capoluoghi come Bari, di attestarsi sotto il 15%, a tutto vantaggio dell’Italia dei Valori di Di Pietro, capace oggi di sedurre una parte di opinione dell’elettorato di una sinistra sconcertata.

La sequenza di sconfitte subita dal PD negli anni precedenti sicuramente non ha aiutato nessuno. Il segretario Franceschini ha svolto, con dignità, una campagna elettorale incentrata sui valori che, con tutta sincerità, erano anni che non si sentivano. Altresì ho potuto constatare che le diverse linee politiche si sono incentrate su un bipolarismo secco, senza tenere conto di Udc e Idv.

Il mancato raggiungimento del quorum per i referendum e i recenti ballottaggi hanno ulteriormente accentuato l’astensionismo e la crescente disaffezione per la politica.

Intanto circola voce che la resa dei conti potrebbe essere fatta dopo il 2010 dopo le elezioni regionali. Tutto ciò mi porta a pensare che per i prossimi anni non c’è una effettiva volontà di cambiamento. L’elettorato si aspetta un pubblico, intenso e appassionato dibattito politico e non la fiera del gossip.

Oggi, la gente si aspetta una inversione di rotta nella politica dei partiti: pur ritenendo il partito ancora un valido strumento di democrazia partecipativa, occorre ritrovare la coesione necessaria della classe dirigente della politica per mettersi in discussione, rinunciando alle sirene del privilegio e quindi di “casta” per andare incontro ai cittadini attraverso idonei mezzi della formazione e della comunicazione, non tralasciando i cittadini italiani all’estero che attendono da anni i segnali di un cambiamento effettivo.

di Francesco Petrucci