Riflessioni postelettorali

di Luciano Tommaso Gerace

     Su come sono andate le ultime elezioni, si è detto e scritto di più e di tutto e come sempre succede è difficile scorgere, se non con i propri occhi, vincitori e vinti perché nessuno, dico nessuno, ha la naturale propensione ad attenersi alla democrazia dei numeri ed ammettere la sconfitta.

     Ma il dato inconfutabile di queste consultazioni, compresi i ballottaggi, è che c’è un partito della sfiducia nella politica che conta 15 milioni di cittadini che non hanno votato. Un partito senza eletti del 39% circa, più grande della DC dei tempi del fasto popolare.

     Anche se dobbiamo tenere conto che nei 27 paesi dell’Unione Europea solo il 43% degli aventi diritto è andato a votare, nel nostro Paese risultati così allarmanti non si sono mai visti: Così come il mancato quorum per i quesiti sulla legge elettorale, ha sottolineato la disaffezione della gente nei confronti della politica.

     Insomma il quadro politico venuto fuori dalle elezioni è il seguente: il Partito delle libertà da solo ha guadagnato circa il 35% dei voti, il Partito Democratico il 26%, il Partito del non voto il 39% ed è il primo Partito purtroppo.

     Non voglio abusare della pazienza dei lettori con tediose analisi "socio-politiche-culturali-storiche e…via dicendo", semplicemente se continuiamo sulla strada dell’indifferenza e della distanza ideale dalla politica ci troveremo nella condizione di non scegliere e quindi non potremo lamentarci del fatto di non essere considerati:

     Questo 39% circa di non votanti è invece una sconfitta per gli altri raggruppamenti politici perché significa la loro incapacità a polarizzare l’interesse di elettori indecisi con programmi meno prolissi ma più attuabili, che diano una speranza ai milioni di disperati senza lavoro, pensionati, giovani che non si mantengono certo di promesse e gossip. Ritrovare la sobrietà necessaria alla politica con la P maiuscola deve essere l’imperativo categorico dei nostri leader per essere riferimento ideologico, sì ideologico, un termine in disuso ma che farebbe molto bene per le regole democratiche.

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