Intervista a Maurizio Chiocchetti

Maurizio Chiocchetti  – Responsabile Nazionale del Partito Democratico per gli Italiani nel mondo.

1 – Perché si parla così poco dei nostri Connazionali all’estero?

     Questa domanda purtroppo non riguarda solo i giorni nostri. Sin dall’epoca delle massicce ondate di emigrazione il nostro paese ha vissuto evidentemente con disagio questo fenomeno. Non si possono dimenticare, un esempio per tutti, gli accordi con il Belgio “braccia in miniera contro carbone” per l’Italia della ricostruzione postbellica. Peraltro, dei nostri connazionali all’estero ci si ricorda per lustro al Paese encomiando singole figure storiche o, per le eccellenze nei mondi della scienza, della cultura, della moda. Per contro, per l’attenzione del grande pubblico e delle istituzioni vengono analizzati solo i fenomeni della criminalità organizzata, come la clamorosa strage di Duisburg.
     Al presente, gli Italiani nel mondo del PD, i nostri parlamentari eletti all’estero denunciano le disattenzioni delle istituzioni su alcuni temi importanti come quelli connessi alla previdenza e alle politiche di tagli effettuate dal governo Berlusconi. Le critiche che ormai da molti mesi provengono anche dal mondo delle associazioni e dei comitati degli italiani all’estero sono noti a tutti.
     Gli Italiani nel mondo del PD, i rappresentanti alle Camere e le nostre comunità all’estero non si sono limitate alla denuncia politica nei confronti di questo Esecutivo e sono a disposizione le decine tra proposte di legge, interrogazioni e interpellanze depositate che propongono agli enti interessati un lavoro comune per affrontare e risolvere problematiche attuali ed altre annose che meritano ancora attenzione.

2 – Cosa pensa dell’ennesimo rinvio del Governo per il rinnovo degli organismi rappresentativi delle nostre Comunità all’estero?

     E’ stata una scelta sbagliata. Motivata solo da una generica necessità di riforma di questi istituti di rappresentanza. In democrazia prima di tutto si rispettano le scadenze elettorali e poi si può, naturalmente procedere ad avviare una riflessione sulle necessità di riforme.

3 – Cosa propone il PD per la legge di Riforma degli organismi rappresentativi Comites e Consiglio Nazionale degli Italiani all’estero?

     Il PD ha chiara la necessità di riformare la disciplina attualmente in vigore, che riguarda gli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero, anche in virtù delle rilevanti novità costituite dalla introduzione del diritto di voto per i cittadini italiani residenti all’estero e della relativa espressione di parlamentari eletti nella circoscrizione Estero”. I Comites rappresentano una struttura di rappresentanza fondamentale degli italiani ed è evidente che vi siano temi nei quali si renda necessario vincolare alcune tipologie di pareri da questi espressi. In particolare, ci si riferisce ai pareri sulle iniziative delle autorità consolari sulle esigenze della comunità italiana di riferimento, ai contributi ad enti associativi che svolgono iniziative rivolte a favore di essa, ed in ultimo ai contributi accordati dallo Stato italiano ai locali mezzi di informazione.
     Al contempo, rispetto alla richiesta di ampia pluralità nella rappresentanza all’interno dei Comites, secondo l’idea di riforma del PD queste istanze dovranno essere contemplare e normate. Insomma, ciò che noi intendiamo portare avanti, per rispondere al meglio alle richieste dei connazionali all’estero e con la maggiore condivisione possibile di forze politiche, istituzionali e associative è un processo di riorganizzazione dei Comites dal punto di vista del loro sistema elettivo e della loro operatività. Questo vale anche per la riforma del CGIE.
     E’ stato proprio questo importante istituto a porre la questione di una propria riforma e ne ha anche tracciato le linee essenziali. Ma lo ripeto, le urgenze sono altre. Propongo al Governo di fermare l’assurda proposta di ristrutturazione della rete consolare che recherà gravissimi danni a molte delle nostre collettività che vivono nel mondo.

4 – Federalismo ed immigrazione: quali conseguenze in una grave situazione economica?

     E’ cosa nota che periodi pesanti difficoltà conducano a forme di rinserramento conservatore delle società e per quanto ci riguarda, l’impegno nel superare questa crisi economica globale dev’essere assunto dal Paese tutto. Ognuno deve fare la propria parte e saper uscire dal tunnel avendo opportunamente riformato ciò che già precedentemente si mostrava inadeguato nelle competizioni economiche poste dalla mondializzazione dei mercati e dei saperi. Voglio dire che condivido il pensiero di coloro che indicano questo periodo, che temo debba ancora dispiegare completamente la sua drammaticità in Italia, come una opportunità da cogliere. Ma opportunità di questa natura richiedono la partecipazione di tutta la nazione: non possiamo permetterci un paese a due velocità, non possiamo consentire che vi sia immigrazione senza integrazione.
     Devono essere politiche governative di amplissimo respiro e, non exploit da campagna elettorale, a porre la rete di binari dove il treno Italia possa marciare. La stessa immigrazione, che rappresenta un aggiunta di PIL per il paese, senza forti investimenti a livello nazionale volti ad alleggerire gli enti locali dal peso degli interventi sulla scuola, le abitazioni, le varie forme di assistenza, viene vissuta dalla popolazione come elemento destabilizzante in situazioni già complesse e precarie.

5 – Ci parla dell’organizzazione del PD all’estero?

     Questa è una domanda particolarmente gradita perché mi consente di rappresentare la nostra realtà fuori i confini nazionali e confermare come il Partito democratico raccolga le istanze di modernità, anche nei confronti delle politica, che provengono dai nostri connazionali. Sin dalle fasi costitutive del PD abbiamo avuto il segno di una grande partecipazione: i votanti alle Primarie del 2007 nelle quattro ripartizioni (Europa, Africa – Asia – Oceania, America settentrionale e meridionale) furono circa 20.000 ed elessero 59 membri all’Assemblea costituente del partito.
     Possiamo dire che sin da quel 14 ottobre il processo non si è fermato, anzi ad oggi, abbiamo ben 116 circoli del partito all’estero che sono regolati dallo Statuto del PD della Circoscrizione estero, con una struttura federale che tiene conto delle diverse specificità territoriali. Nello specifico: i circoli con un proprio segretario locale sono le unità di base del partito, ad un secondo livello c’è un coordinamento e segretario di Paese ed, in ultimo, i coordinatori di circoscrizione elettorale che sono, inoltre, membri di diritto della Direzione.

 

 

 

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