Le interviste del Direttore

   In esclusiva Renato Brunetta, Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’innovazione.

Ministro Brunetta, quando raccoglieremo i frutti della sua importante opera di ristrutturazione e modernizzazione della Pubblica Amministrazione?

Mi sembra che una parte dei frutti, per lo meno le “primizie”, si stiano già raccogliendo. La stessa percezione della Pubblica Amministrazione da parte dei cittadini è già cambiata. Ci eravamo come rassegnati ad averne una immobile, poco trasparente nel suo complesso, efficiente in alcune aree di eccellenza ma sfuggente in tante altre, che operava a diverse velocità, con una scarsissima efficienza in diverse aree del paese (soprattutto nel Sud). Da quando sono partite le mie principali iniziative (lotta all’assenteismo, trasparenza, nuovi criteri di valutazione del personale, responsabilizzazione dei dirigenti) si è cominciata a respirare un’aria nuova. Ora i dipendenti pubblici sono maggiormente consapevoli dei loro doveri verso il Paese, i cittadini hanno maggiori possibilità di accesso ai beni e servizi pubblici (pensiamo ad esempio a “Reti amiche” nelle tabaccherie, alla Posta e agli strumenti informatici (non a caso sono Ministro anche per l’innovazione tecnologica), le notizie sull’attività delle amministrazioni sono assai più di dominio pubblico – basta osservare il flusso costante di dati, statistiche, informazioni che viene riversato quotidianamente dai media – e già da quest’anno i dirigenti pubblici saranno dotati di maggiori poteri, ma anche di maggiori oneri, nella gestione dei loro uffici. Confido che nell’anno appena cominciato la Pubblica Amministrazione, che resta la più grande azienda del nostro Paese, si affermi come un autentico volano per il rilancio della nostra economia, attraverso i concreti risparmi portati dall’aumento della sua efficienza e dalla velocizzazione di tutti i procedimenti.

Il 2010 sarà l’anno della Pec (posta elettronica certificata) per tutti i cittadini, che potranno così – con un semplice click – comunicare con la pubblica amministrazione tramite uno strumento veloce e sicuro, che avrà lo stesso valore di una raccomandata. Sarà anche l’anno della scuola digitale (lavagne multimediali e interattive, pagelle online, sms sulle assenze dei figli ai genitori che ne faranno richiesta), della giustizia digitale (dopo quello di Roma, anche altri tribunali adotteranno finalmente la trasmissione telematica delle notifiche e di altri atti) e della sanità elettronica, con la trasmissione telematica all’Inps dei certificati medici dei dipendenti privati e pubblici. Una soluzione che consentirà un notevole risparmio di costi e tempo nonché uno strumento di controllo efficacissimo contro i “fannulloni” e i loro medici compiacenti.

Punteremo inoltre alla diffusione della banda larga, una questione centrale per lo sviluppo dei servizi di e-government. Che senso ha, infatti, sviluppare servizi così innovativi se poi i problemi di connettività impediscono ai cittadini di usufruirne? Oggi il 13% della popolazione – 7,8 milioni di italiani – non ha una connessione a Internet o ha una banda insufficiente. Questo digital divide va eliminato. Bisogna fare in modo che tutti – dico tutti – i cittadini possano avere una connessione adeguata alla Rete. Nei mesi passati, per risolvere questi problemi, il viceministro per le Comunicazioni Paolo Romani e io abbiamo messo a punto il piano “Cittadinanza digitale”, nel quale viene operato un coordinamento tra tutte le azioni che il Governo intende portare avanti sul fronte delle infrastrutture per la banda larga e dello sviluppo dei servizi di e-government. In quel piano viene indicato come a tutti i cittadini – nessuno escluso – debba essere data la possibilità di connettersi alla rete a non meno di 2Mbit/s. Ma attenzione: il programma non si ferma qui ma prevede anche di estendere l’attuale copertura in fibra ottica, offrendo al 95,6% della popolazione italiana un servizio sino a 20 Mbit/s. Le risorse per fare tutto questo ci sono. Prevedo siano presto rese disponibili per l’avvio dei cantieri, così da poter realizzare gli obiettivi nei tempi previsti.

Al cittadino viene inoltre offerta per la prima volta la possibilità di giudicare sulla qualità dei beni e servizi offerti: in forma soft attraverso l’utilizzo dei touch screen dotati di emoticon (le classiche faccine sorridente, neutra o arrabbiata) per raccogliere in tempo reale il suo giudizio e così consentire alle pubbliche amministrazioni di intervenire con tempestività sugli eventuali disservizi; in forma hard grazie alla recente introduzione nel nostro ordinamento dell’azione collettiva nella pubblica amministrazione, attivabile dai cittadini che si ritengano danneggiati dal cattivo funzionamento di un ufficio o di una struttura pubblici: in caso di vittoria non otterranno un risarcimento economico ma l’immediato ripristino degli standard ottimali del servizio e, nei casi più gravi, la rimozione del dirigente responsabile. Non è poco, ma moltissimo resta ancora da fare. 
 
I  cittadini italiani all’estero, almeno da quello che scrivono alla nostra redazione, sono entusiasti della sua “rivoluzione in corso” – che è anche il titolo del suo ultimo libro – chiedono un maggiore e facilitato rapporto con le Istituzioni pubbliche. Cosa si può fare?

Trasparenza, trasparenza e ancora trasparenza. Abbiamo ad esempio obbligato per legge alla pubblicazione online di curricula, retribuzione annue e recapiti mail e telefonici di tutti i dirigenti delle pubbliche amministrazioni nonché dei tassi di assenteismo degli uffici alle loro dipendenze. E da un anno funziona egregiamente “Linea Amica”, il più grande network europeo di relazioni con il pubblico (raccoglie finora 673 URP o centri di risposta al cliente) che, oltre a fornire tempestivamente informazioni puntuali, segue concretamente fino alla loro soluzione i casi di quanti sono incappati nella cattiva burocrazia e si vedono ‘rimbalzare’ da un ufficio all’altro.

A questo abbiamo anche aggiunto “Reti Amiche”: un servizio a costo zero per lo Stato che grazie ad accordi con reti private già esistenti mette a disposizione dei clienti della PA 100mila nuovi sportelli. Con questa iniziativa migliora la qualità del servizio al cittadino, si riducono sia i costi di sportello delle pubbliche amministrazioni sia il digital divide dei cittadini che hanno minor dimestichezza con Internet o che hanno minore mobilità fisica, si aprono le reti pubbliche alla collaborazione non solo tra di loro ma anche con le reti private. Finora sono state sottoscritte tre convenzioni, di cui le prime due già operative con sportelli e servizi al pubblico. Quella con Poste Italiane prevede il rinnovo e il rilascio dei passaporti, i permessi di soggiorno, il pagamento dei contributi INPS e delle assicurazioni INAIL. Presso i tabaccai sono invece attivi i servizi di pagamento dei contributi per il riscatto laurea e per le Colf. Infine, è stata siglata una convenzione con il Consiglio nazionale del Notariato per erogare le visure anagrafiche presso i circa 5.000 studi notarili relativamente ai Comuni che aderiranno all’iniziativa. Inoltre sono previste le visure dei vincoli posti dalla soprintendenze sugli immobili di valore culturale ed artistico, al fine di permessi e transazioni immobiliari. Nei prossimi mesi contiamo di allargare questa esperienza anche alle reti della grande distribuzione, delle farmacie, dei carabinieri, ecc. E molto presto inaugureremo anche le “Reti Amiche at the job”: desk elettronici posizionati all’interno di quelle aziende medio-grandi che vorranno consentire ai loro dipendenti di sbrigare le pratiche direttamente dal luogo di lavoro, senza essere costretti a prendere ore di permesso per recarsi negli uffici pubblici. Voglio insomma che la Pubblica Amministrazione diventi un aiuto, e non più un ostacolo, per risolvere i mille problemi della vita quotidiana e far funzionare meglio la nostra economia.

Noi , Italiani , siamo conosciuti nel mondo come un Popolo civile , industrioso, artistico ma sullo sfondo rimangono ancora impresse nella mentalità corrente da una parte  le nefandezze della mafia e del  terrorismo e dall’altra le inefficienze dai trasporti , alla previdenza , dalla sanità agli altri pubblici uffici e quindi l’Italia è un Paese sorvegliato speciale : come combatte lei questa  pessima immagine che purtroppo abbiamo consolidato nel tempo? Almeno nell’ambito del suo Ministero?

Noi italiani dobbiamo esorcizzare in primo luogo il nostro senso di inferiorità e la nostra costante tendenza ad autoflagellarci. Siamo forse l’unico popolo che vede prima di tutto la pagliuzza nel proprio occhio e non le travi negli occhi altrui. Abbiamo, è vero, dei problemi secolari ma questo governo ha dato prova di saper combattere la criminalità organizzata meglio di qualunque altro precedente esecutivo. Quanto alle inefficienze, sono in buona parte legate alla nostra natura di Paese composito, nato dall’incontro di tanti localismi che ancora oggi stentano a coordinarsi e a compensarsi a vicenda. Però, rispetto ad altre realtà nazionali, possediamo eccezionali doti creative e un bagaglio culturale di prima grandezza, che ci hanno permesso di collocarci tra le prime potenze industriali, nonostante la nostra carenza di materie prime e la nostra condizione di ‘frontiera’ tra il Nord e il Sud del mondo. Anzi, proprio la nostra collocazione geografica può consentirci di costituire, al centro del Mediterraneo, un grande punto d’incontro tra mondi diversi e ancora contrapposti. In questo progetto, e credo che la cosa interessi a molti italiani che hanno dovuto abbandonare, per cercare lavoro, la loro terra d’origine, il Mezzogiorno d’Italia potrà avere un ruolo centrale, soprattutto se renderemo più efficiente – a tutti i livelli – la sua Pubblica Amministrazione.

Ministro , avendo lei contribuito a disegnare un nuovo ruolo dell’Uomo di Governo , come portatore di innovazioni sociali e culturali , e non come immobile notabile , non potrebbe fare qualcosa per cercare di estendere il suo modello anche per altri suoi Colleghi di Governo?

Chiedo scusa, ma non condivido la critica che sta all’origine di questa domanda. Ho stima delle mie colleghe e dei miei colleghi di governo, che fanno benissimo il loro lavoro. Ci confrontiamo tutti i giorni in maniera amichevole e costruttiva. Ciascuno è responsabile delle sue scelte, conosce il modo di operare degli altri ed è libero di ‘copiarne’ gli aspetti più positivi, se lo ritiene opportuno, nel superiore interesse del Paese. Credo che questo governo sia, al suo interno, uno dei più ‘cooperativi’ della nostra storia. Ho stilato tanti accordi interministeriali e messo in piedi tanti tavoli di lavoro che quasi ne ho perso il conto. Quando si manifesta la necessità di coordinarci su un argomento ne parliamo subito, con franchezza e lealtà reciproca. Tutto il resto è gossip e non ha alcun valore politico e, soprattutto, istituzionale.

Lei, storicamente socialista, è più riformista o più liberale? E’ cattolico?

Nel solco della migliore tradizione socialista, e coerentemente alla mia storia personale, preferisco definirmi un riformatore amante della libertà. Questa seconda parte della definizione mi permette di riconnettermi anche ai più puri dettami della scuola liberale, che ha sempre riconosciuto il ruolo positivo delle rivendicazioni sociali, come elemento di progresso e di affermazione dei diritti fondamentali della persona. Il che significa, d’altra parte, lotta senza quartiere alle degenerazioni corporative e lobbistiche. Quanto alla religione, la reputo un fatto eminentemente personale. Non ho il dono della fede. Ma pur laico e mangiapreti, mi considero anch’io un credente: nella libertà, nella felicità, nel merito e nel rispetto degli altri.
 
 

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