Intervista con il Presidente delle Acli Andrea Olivero

   Andrea Olivero è Presidente Nazionale delle Acli e Presidente della Fai, la Federazione delle Acli Internazionali

Presidente, il cittadino che dovrebbe avere  nel nostro Paese una sua centralità nell’ambito delle attività  pubbliche e private,  è ancora l’anello debole del sistema economico?

Purtroppo sì. E questo è vero soprattutto per i cittadini che si trovano in condizioni di difficoltà. Ancora oggi non c’è attenzione sufficiente nei loro confronti. Le stesse politiche pubbliche finiscono per assecondare alcune classi o gruppi sociali più avvantaggiati e protetti, piuttosto che andare a sostenere quanti sono effettivamente in difficoltà. 

Quali risultati significativi  sono stati conseguiti nella tutela del cittadino-consumatore?
 
Il primo e più importante risultato è stato l’acquisizione di una maggiore consapevolezza, da parte del cittadino, di quella che è la sua forza e la sua responsabilità come consumatore. Non tanto perché gli sono stati dati dei diritti o degli strumenti in grado di tutelare i suoi interessi. Su questo ancora poco è stato fatto: penso alle difficoltà di applicazione della class action o agli scandali ancora troppo frequenti in cui i cittadini consumatori sono stati ingannati. Piuttosto è cresciuta nel cittadino la consapevolezza del suo “potere” al momento della scelta, dell’acquisto. In questo un contributo importante – è giusto sottolinearlo – è arrivato dalla cultura del commercio equo, del consumo responsabile. Penso anche ad alcune campagne pacifiche di boicottaggio commerciale, che hanno aiutato la gente a capire che la scelta che facciamo come consumatori non è mai neutra, ma può avere ripercussioni a più livelli.

Cosa fate per i nostri  Connazionali all’estero? Quali servizi primari offrite? In breve, quali sono le vostre proposte più importanti?
 
Da un lato ci sono i nostri servizi più connessi alle attività tradizionali, penso alla tutela previdenziale o infortunistica. Dall’altro lato in molti Paesi si è andati a tutelare le fasce meno abbienti dei nostri concittadini che vivono all’estero, avviando convenzioni con le organizzazioni sociali e sanitarie. La nostra proposta è quella di garantire una tutela ai nostri connazionali che vivono in situazione di povertà assoluta, attraverso interventi di sostegno al reddito. Purtroppo invece negli ultimi anni abbiamo visto ridursi i fondi per la tutela socio-assistenziale. Da questo punto di vista, la rappresentanza politica degli italiani all’estero non ha avuto l’efficacia auspicata. A fianco ad essa è necessario perciò mantenere una forte rappresentanza nei Comites, che sono più capillarmente presenti e che meglio rappresentano gli interessi specifici degli italiani nel mondo. Dobbiamo tornare a scommettere come Paese in questo tipo di rappresentanza diffusa e partecipata.
 
Con l’esplosione dei costi  in seguito alla crisi economica, si è aggravato notevolmente Il “sistema bilancio familiare”, come possiamo difenderci?
 
Le strategie devono essere duplici. Da una parte un intervento di riforma fiscale che tenga finalmente in conto i costi effettivi in carico alle famiglie per la cura e l’educazione dei figli o degli anziani non autosufficienti. Dall’altra parte occorre investire su questi servizi di prossimità – gli asili ad esempio – che sono ancora oggi ben lontani dal coprire la domanda delle famiglie.
 
Class Action, Mister prezzi e altre novità nella tutela dei consumatori, hanno cambiato qualcosa?

Sul piano pratico si sono visti ben pochi risultati. La class action è stata depotenziata. I cartelli esistenti, anche quando vengono sanzionati, ricevono multe pressoché simboliche, spesso poi fanno ricorso. Si ha l’impressione che il sistema attuale di tutela dei consumatori non spaventi affatto i grandi cartelli o soggetti economici che hanno ancora tutto l’interesse a sfruttare le loro posizioni
 
Il  grande  impegno  delle Acli per gli immigrati è diventato un riferimento stabile nella nostra società, come  portate questo impegno sul territorio?

Si tratta di creare una cultura dell’accoglienza. Non solo di mettere in campo dei servizi. Come associazione possiamo senz’altro assistere gli immigrati nelle loro esigenze pratiche. Ma soprattutto possiamo aiutare le nostre comunità a vedere negli stranieri non un pericolo ma una risorsa e un valore, come lo sono stati i nostri italiani all’estero per i Paesi in cui si sono stabiliti. 
 
Cosa pensa dell’attuale decadenza politica nella quale versa il nostro Paese? Cosa fare  per  non continuare a  trascurare  valori fondamentali  quali la moralità, la solidarietà, l’impegno  costante verso il prossimo?

Ci sono due questioni urgenti. La prima è la carenza di una cultura della legalità, del rispetto delle regole, della moralità nella gestione cosa pubblica. Un problema che riguarda non solo la classe politica, ma tutto il Paese. La seconda questione riguarda in maniera specifica la classe dirigente. E’ la questione della competenza, della concretezza dell’agire politico, della verifica severa delle attività di governo. Abbiamo bisogno di una classe dirigente meno cinica e più umile, più attenta ai bisogni effettivi della gente e più competente. Il consenso e persino la moralità non bastano senza la capacità di visione del futuro e di azione nel presente. Anche la società civile deve fare la sua parte. Tutti noi come italiani, compresi i nostri connazionali all’estero, siamo chiamati ad un’assunzione forte di responsabilità. Non c’è spazio per la rassegnazione. L’Italia ha bisogno di scommettere sul proprio futuro.

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