Strage in acque internazionali

Massacro in nave turca: paura e sgomento in tutto il mondo. Il mare che cambia colore, da blu diventa rosso per il sangue versato: si pensa a diciannove morti. Non si sa ancora come sono andate le cose, sta di fatto che il mondo intero è rimasto sconvolto. I pacifisti sono stati presi e rinchiusi nel posto di Ashodod all’aeroporto Ben Gurion o nelle celle di Beersheeva, probabilmente in attesa di processo. Israele non fa sconti. La flottiglia pro-Palestina composta da turchi, americani, europei, era salpata da Cipro e da giorni annunciava di voler rompere il blocco intorno alla Striscia di Gaza, finendo sotto il fuoco della marina israeliana. Israele accusa i partecipanti della missione di legami troppo stretti con Hamas. Vivi per fortuna i nostri cinque connazionali a bordo. La comunità mondiale è ancora sotto choc, tanto che il Premier Israeliano ha rinviato l’incontro con il Presidente Obama. Va sottolineato che le città vicine a Gaza sono state allertate e in molti paesi sono stati chiamati i riservisti pronti per una eventuale guerra. Il mondo arabo ha proclamato tre giorni di lutto. Ankara accusa: "disumano terrorismo di Stato”. Gerusalemme risponde: "i militari si sono difesi dagli attacchi della nave turca”. Gli Stati Uniti esprimono grande perplessità, l’Unione Europea chiede di aprire un’inchiesta, netta la condanna da parte dell’Onu.
Dopo la catastrofe ambientale in Louisiana, peraltro ancora irrisolta, ecco affacciarsi un pericoloso precedente che coinvolge la Turchia nei conflitti internazionali.

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