Quando la videocrazia diventa potere

Una caratteristica dell’era Berlusconi è l’esercizio del potere tramite etere o se preferite tramite digitale terrestre: apparire, far parlare, stupire, rassicurare è in qualche misura, agli occhi dei più, comandare. Ecco, questo fenomeno si sta affermando quasi meccanicamente.

Direte voi: fenomeno sociologico, di costume? E’ un fenomeno di questa società contemporanea italiana e non che da un ventennio caratterizza la vita politica. In particolare nel nostro Paese, il fatto che la figura del magnate delle televisioni private coincida con quella di Capo del Governo, è una tale anomalia che consacra la televisione come formidabile strumento di potere. In più si aggiunga che il Premier Berlusconi ci sa fare in pubblico, dando vita ad un fenomeno nel fenomeno: il folklore berlusconiano, un misto di simpatia, arroganza, essere “macchietta”, essere “il ghe pensi mi”, essere insomma l’ossimoro antropologico-culturale in cui coesistono tutto e il contrario di tutto.

Ma questo non è un male, anzi, mette il luce l’assoluta assenza dei suoi contrapposi tori, il cui unico scopo è considerare Berlusconi come il male da abbattere e così non è, e l’unico che aveva capito era Veltroni, poi caduto in disuso per la stravaganza dei contenuti reclamizzati e la conseguente vacuità dei programmi di “governo alternativo”. Sta di fatto che ancora oggi Berlusconi è il personaggio politico più gettonato dagli Italiani.
Mistero gaudioso o arcano esoterico, sta di fatto che le capacità espositive non gli mancano,  gli manca la statura, non quella fisica, di uomo delle istituzioni.

Per questo il ruolo della sinistra tutta ed in particolare del Partito Democratico, appare difficile, poiché occorrerebbe una sinistra unita, lontana dai tanti personalismi in essere. C’è l’obiettiva necessità di un progetto, il più possibile che condivida una ipotesi di società “desiderabile” alternativa a quella virtuale del Premier Berlusconi, con un immediato ritorno alla presenza territoriale; ebbene, sì, un ritorno ai luoghi di dibattito per costruire una classe dirigente preparata. In pratica quello che sta facendo la Lega.
E’ dal 1994 che in Italia discutiamo solo di Silvio Berlusconi, dimenticando le grandi Piaghe sociali: lavoro e giovani principalmente.

Un fatto è certo, Berlusconi ha un merito in tutto questo: come uomo esperto di marketing pubblicitario ha puntato sempre al “bersaglio grosso” o come direbbe lui al “target vincente”. Sa infatti alla perfezione che una fascia della popolazione italiana ha un basso livello di scolarizzazione. Questa fascia non l’ha mai colpevolizzata o denigrata anzi l’ha sempre vellicata a suo vantaggio: sia quando si trattava di pubblicizzare un programma televisivo leggero sia quando si trattava di lanciare un messaggio politico.

Ultimamente qualcuno ha parlato di dittatura morbida, mi sembra troppo. Inveire come spesso fa il Premier contro la stampa per ogni avversa notizia è sintomo di una profonda inquietudine per il confronto democratico, ma come tutte i personaggi con un forte consenso popolare, gli è difficile separare il consenso personale dal buon governo.

 

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