Riceviamo e pubblichiamo la lettera dell’Ing. Massimo Sarmi AD Poste Italiane in risposta alla lettera aperta da noi inviata

In risposta.

Gentile Ing. Sarmi,
pur ringraziando per l’interessamento e la sollecita risposta, ci preme dirle che la relazione elaborata dagli uffici di Poste Italiane non è veritiera.
Infatti, se fossero stati effettuati scrupolosamente i controlli si sarebbe notato che nella richiesta presentata dal Sig. Felipe Aubry, sono elencati anche i nomi dei familiari (che generalmente sono quelli che ricevono più corrispondenza rispetto a lui) che non hanno ricevuto nulla se non i primi due o tre giorni come scritto nella lettera aperta pubblicata a luglio.
Quindi, il fatto che per due giorni il servizio, non si sa per quale recondito e misterioso motivo abbia funzionato, non credo voglia dire che sia stato “attivato correttamente” da parte Vostra. E’ giusto, come dite Voi, che è stato attivato, ma perché è stato sottoscritto il contratto e pagato € 27,60, ma se poi non funziona…
Inoltre, dato che ogni volta che è stato chiamato il Vostro Servizio Clienti è stata data la possibilità di scegliere se riattivare il servizio gratuitamente o richiedere il rimborso (modalità confermata anche lo scorso 23 luglio quando è stato richiamato non avendo ancora ricevuto il vaglia postale del rimborso), a questo punto le cose sono due: o Poste Italiane non insegna bene ai suoi operatori del call center il loro lavoro;  o forse Poste Italiane non fa bene il suo lavoro e vuole scaricare gli utenti!
Si sottolinea inoltre il fatto che, a prova di quanto lamentato, il Sig.Aubry è in possesso di corrispondenza che ha ritirato al vecchio indirizzo o che hanno ritirato dei suoi conoscenti che abitano lì.

Sperando di risolvere al più presto l’equivoco e di ottenere quanto è stato assicurato, ci è gradita l’occasione per salutarla.

Il Direttore Responsabile

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