Intervista a Marlisa Ciccarelli

Nasce a Montemilone (Potenza). Si trasferisce giovanissima con la sua famiglia a Roma. Nel 1988 dopo l’incontro con Aldo Riso inizia la sua attività artistica. Inizia a girare il mondo. Studia all’accademia di belle arti di Parigi dal ’94 al ’96. Vive per due anni in Argentina, poi Miami, New York, Londra ed attualmente vive tra Milano e Roma. Frequenta numerosi artisti a livello internazionale che hanno influenzato la sua carriera artistica come Cesar, Botero.
   In quasi 20 anni di attività artistica, vanta numerose mostre sia in Italia che all’Estero: Roma, Bari, Porto Cervo, Bolzano, Firenze, Pietrasanta, Montecarlo, Nizza, Londra, Berlino, sono alcune delle sue più significative. L’ultima mostra al Maschio Angioino di Napoli raccoglie 11 anni di lavori.

Le venti opere che ha esposto al Maschio Angioino sono un po’ la sintesi del suo percorso artistico di arte a cui è approdata dopo tanti anni. Mi racconti questa evoluzione, dai paesaggi al suo nuovo realismo.

Sono partita lavorando nello studio a via Margutta di Aldo Riso, un grande paesaggista del Salento. In seguito sono andata all’Istituto Europeo di Design e sono rimasta affascinata dall’amicizia di Dauriush Radpur che attualmente è un famoso illustratore del giornale Repubblica. In quel momento mi sono detta: “Faccio dei corsi privatamente così apprendo direttamente da un grande artista”.

Diciamo che Lei è una specie di autodidatta.

Sì, ho scelto sempre le persone con una grande testa che avevano a che fare con la cultura e potevano insegnarmi qualcosa rapidamente. Un rapporto diretto tra un’artista e l’allieva garantisce un apprendimento molto più veloce e mirato rispetto a corsi accademici pluriennali.

   C’è una diversità tra i suoi primi lavori, come se all’epoca fosse appena uscita da una scuola, e il percorso al quale è giunta oggi dopo tanti anni.

Sì, i primi sono lavori accademici.

Nella sua prima fase artistica era specializzata nell’illustrazione di paesaggi mediterranei

Sì, in seguito ho iniziato poi a lavorare con le modelle ed ho iniziato a dipingere i corpi senza testa.

Che significato hanno i corpi senza testa?

Rappresentano una scissione tra corpo e mente; rispecchiano la realtà di oggi nella quale si cura molto l’immagine lasciando da parte la testa, lo spirito e l’anima. Siamo diventati come delle persone che seguono un percorso unico e siamo catalogati, industrializzati come degli extraterrestri. Mi capita spesso di rileggere un libro di Federico Zeri, di cui non ricordo il titolo, dove lui si chiede e spiega che cos’è l’arte, e a questo punto io entro in crisi.

Una crisi di valori, quella contemporanea, che riporta nei suoi quadri e vive in prima persona quando si trasferisce nello studio di via Labicana, 75.

Esatto.

Intanto mi vuole spiegare che cos’è Labicana 75?  

È una fabbrica dismessa di 20.000 m² abbandonata da anni e anni con una polvere alta non so quanti cm, ma io non mi sono mai messa paura e ho pensato che: “dove il mondo non vede niente io, attraverso la pittura, vorrei cercare di trovare il tutto”. Questa struttura mi è stata data in uso da una persona che c’è l’aveva abbandonata da anni.

Questo posto Le ha consentito anche di poter lavorare in grossi spazi visto che le sue opere hanno delle dimensioni, diciamo, fuori dalla norma.

Esatto, un luogo come Labicana 75 mi ha permesso di essere libera e di godere completamente dello spazio a mia disposizione. Gli artisti spesso dispongono di spazi limitati in cui non possono lavorare. Un artista deve, invece, poter spaziare, accedere a certi materiali, andarseli a cercare; un po’ come il rigattiere che sceglie le tematiche da inserire nell’opera al fine di darle una storia e di far rivivere il messaggio da comunicare al mondo.

Ecco, Lei è proprio un’artista che dalla realtà di tutti i giorni trasmette alle sue opere dei messaggi importanti.

Mi sono sentita in quel periodo come l’artista dei poveri, perché andando a vivere a Via Labicana 75 mi sono spogliata di tutto, non solo della ricchezza che è fondamentale per divertirsi, ma anche di quello che in questa società viene considerato normale. Mi sono adattata ad usare un bagno in cui dovevo guardarmi dai calcinacci che in ogni momento potevano cascarmi in testa. Anche la casa, se così la vogliamo chiamare, dove ho vissuto la ho completamente riadattata ed ho privilegiato lo spazio a mia disposizione per esporre le mie opere. Un vero studio da artista! Nonostante non fosse un posto lussuoso sono riuscita a creare un punto d’incontro tra collezionisti, modelle, artisti, imprenditori. Tutte le sere c’era sempre movimento, persone che andavano e venivano.

In questo momento critico della sua vita, in cui a seguito ad una truffa è rimasta senza un soldo, prendono vita quelle che forse sono tra le sue opere più significative e che io amo definire “impronte”. Lavora con i corpi come se fossero il “Sudario di Cristo”

Come se fossero dei pennelli.       

Ecco, mi spieghi qual è la sua tecnica. Come realizza queste impronte di corpi?

Lavoro con i corpi umani ed impacchetto le persone con il domopack . Poi stendo il colore sulla persona, aiutata da altre persone uso il corpo muovendolo come un pennello. In questa maniera il corpo rimane materia e attraverso la sua energia sulla tela rimane la sua essenza.

Dopo Labicana 75, Lei ha un’esperienza all’estero. Va per qualche anno a Londra.

Sì, nel ’97.

Perché proprio Londra?

Perché se sei una persona che ha personalità e garantisce professionalità in quello che sa fare, Londra ti offre non solo un punto di arrivo, ma anche di partenza. L’Italia, invece, è soltanto un punto di arrivo. A Londra attraverso la rivista An Letter Magazine, che raccoglie i concorsi e le opportunità per gli artisti, ho avuto la possibilità di incontrarmi con altri artisti. Da lì mi si è creata l’opportunità di inserirmi in un gruppo di donne “Five Artist Women Plus” con le quali ho organizzato una collettiva per la Tate Gallery of Modern Art. Nonostante io fossi a un livello più alto per farmi conoscere ho preso al volo questa opportunità. Per me rimanere umili è fondamentale e lo sarà sempre. Essere l’artista dei poveri significa portare avanti una lotta ed un aiuto per tutti quelli che soffrono e vivono la povertà.

Per quanto concerne l’ultima mostra al Maschio Angioino a Napoli quali sono le tematiche presenti in questi ultimi lavori?

Questi lavori parlano del bullismo, di ciò che accade nelle scuole, nelle strade dove si ammazzano anche per una sigaretta. Siamo disumani. Per questo, in questi ultimi 11 anni, rompo la figura. Non esiste più per me la bellezza del corpo. Quello che conta è dipingere ciò che l’uomo è divenuto, vale a dire un essere senza una sua forma, a un passo dall’autodistruzione. Adesso siamo noi e la stessa natura a pagare il prezzo del capitalismo con gli tsunami, lo scioglimento dei ghiacciai, il surriscaldamento terrestre, il mutamento climatico. Un artista può cercare di fermare questo meccanismo invitando a ragionare ciascuno con la propria mente, a crescere, a dare un senso alle cose che si fanno. Io, giocando con i colori e senza troppi paroloni, cerco di farlo nella maniera più semplice, comprensibile e umile possibile. Questi ultimi undici anni di lavori esposti qui, al Maschio Angioino, hanno rappresentato per me un’occasione di crescita e di affrancamento dal mondo del fashion.

Un “nuovo realismo”.

Sì, un nuovo realismo in quanto parlo di noi in maniera ironica. Nel mio lavoro tento di dire le cose apertamente e di non drammatizzare quello che già è il dramma di una società troppo impegnata a correre dietro ai computer e alle false amicizie di Facebook dimenticando i veri valori umani. Bisognerebbe vivere nel piccolo e accontentarsi.

Progetti futuri?  

Cercheremo di realizzare più mostre anche all’Estero

La prossima mostra?

La prossima mostra sarà in Marocco con Dominique Potier e sua moglie, giornalista di cinema e cugina del re.

Dove, a Marrakech?

Sì, a Marrakech, capitale, tra l’altro, di uno dei primi Paesi arabi in cui la cultura è parte della vita quotidiana

Mi parli delle ultime sue mostre personali che ha realizzato negli ultimi 10 anni

Nel 2000 ho fatto una mostra alla Ca’ d’Oro, a piazza di Spagna. A distanza di due anni n’è seguita un’altra, ospitata in una galleria di Berlino. Nel 2007 è stata la volta espositiva di Pietrasanta, la città d’arte dove si riuniscono gli artisti e si trovano le fonderie. Due anni fa ho esposto alla Galleria Tornabuoni di Firenze. Ho fatto poi parecchie collettive a Bolzano, in quanto faccio parte dell’Istituto di Cultura Italiana.

E le sue mostre all’estero, come quelle di Montecarlo, Londra e Berlino?

Non è facile fare tante mostre importanti quando non si ha una certa disponibilità economica alla base o non c’è qualcuno che ti finanzia. Fare arte significa innanzi tutto comprare in prima persona i materiali e investire il tempo, l’energia, la fantasia e tutto quello che uno ci vuole metter dentro.

Progetti futuri?

Prossimamente farò una personale a Roma e una a Firenze.

Tuttavia Lei è ancora molto “giovane”, artisticamente parlando, può fare ancora molte cose.

A voglia!
 

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