Intervista a Elio Carozza – Segretario Consiglio Generale degli Italiani all’Estero – Ministero Affari Esteri

  
Elio Carozza è nato in Abruzzo nel 1954. Emigrato in Belgio nel 1979, Elio ha due figli, e lavora al Parlamento Europeo. E’ Segretario Generale del CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero), Presidente dell’INCA CGIL Belgio, Coordinatore della FILEF Belgio. Eletto al COMITES per la prima volta nel 1986, dal 2000 al 2004 è stato Presidente della Commissione Stato Regioni e ViceSegretario Generale del CGIE. E’ stato Segretario della Federazione Belga ed Europea dei Democratici di Sinistra.

Perchè di Italiani nel mondo si parla sempre meno?

Rispondere a questa domanda è semplice e nello stesso tempo difficile. E’ semplice per il fatto che a dire il vero la questione degli italiani all’estero non è mai stata al centro dell’attenzione delle nostre Istituzioni. Tuttavia fino a qualche tempo fa, grazie agli istituti di Rappresentanza (Comites e CGIE), alla immersa rete Associativa e sindacale e alle tre Conferenze Nazionali sugli italiani nel mondo (1975-1988-2001) le nostre comunità hanno visto riconoscere e crescere diritti, politiche e interventi anche se ad un livello insufficiente. La conquista della rappresentanza parlamentare, espressione diretta degli italiani all’estero, doveva essere considerata il punto di partenza per una reale svolta e per considerare gli italiani che vivono fuori dai confini nazionali cittadini a pieno titolo, riconoscendoli come una vera risorsa per il Paese Italia. Invece purtroppo oggi  si costata che questa conquista rischia di essere considerata come punto d’arrivo!
Viviamo oggi un grandissimo paradosso. Non appena è stata riconosciuta nei fatti la piena cittadinanza degli italiani all’estero attraverso la presenza in Parlamento dei propri eletti, da quel momento è iniziato un vero e proprio smantellamento delle politiche e degli interventi, un ridimensionamento dei servizi consolari ed un attacco frontale alla rappresentanza generale costituita da Comites e CGIE.
Si sente  e brucia sulla pelle una totale indifferenza, come se improvvisamente gli italiani all’estero non esistessero più!
Certamente  bisogna tener conto della situazione politica, economica, finanziaria, etica e morale che attraversa il nostro Paese e  delle difficoltà che hanno gli italiani che vivono in Italia ed i sacrifici che affrontano ogni giorno.  Però  in questo contesto, gli italiani all’estero, essendo già di fatto l’anello più debole  risultano oggi tra i più penalizzati.
Se a tutto questo si aggiunge la disattenzione, che spesso potrebbe essere interpretata piuttosto come disinteresse da parte di chi oggi ha la delega del Governo per gli italiani all’estero, si intuisce e si capisce meglio perché si parla sempre meno di italiani all’estero.

   Perché il Governo ha rinviato ancora il rinnovo degli organismi rappresentativi delle nostre Comunità all’estero?

Il Consiglio Generale, i Comites, le associazioni hanno protestato contro il rinvio e continueranno a richiedere con forza che le elezioni siano indette al più presto poiché non ci sono argomentazioni serie che possano autorizzare il Governo a "sospendere la democrazia". Il pretesto con il quale il Governo ha rinviato le elezioni, che ricordo avrebbero dovuto tenersi entro marzo 2009, assurge dal fatto che, secondo il Governo, c’é bisogno di una nuova legge sui Comites e CGIE a seguito della presenza in Parlamento dei rappresentanti eletti direttamente dalle nostre comunità. Onestamente non si capisce il nesso.
La rappresentanza degli italiani nel mondo, come dicevo prima è stata completata con la riforma Costituzionale e la legge sul voto all’estero. Essa è oggi esempio per altri Paesi in Europa e nel mondo, che vivono come l’Italia, una forte emigrazione. Se si tiene, inoltre conto che l’ultima riforma sui Comites è stata approvata dal Parlamento nel 2003, cioè due anni dopo che lo stesso Parlamento aveva già legiferato sul voto all’estero (2001), si comprende ancor di meno l’atteggiamento del Governo. O meglio si intuisce, partendo dall’atteggiamento dello stesso Governo, che l’intenzione sia quella di svuotare la portata democratica di partecipazione, di iniziativa e di controllo che la legge in vigore attribuisce ai Comites. Con questo ulteriore rinvio si vogliano sfiancare centinaia di nostri connazionali, che nel puro volontariato, dedicano tempo ed energia a dare un senso e un ruolo a questi Istituti di rappresentanza, a tenere viva l’attenzione sui bisogni, sulle esigenze e sulle aspirazioni della nostra comunità che vive fuori dell’Italia. 
Ho la netta convinzione che se le elezioni si fossero tenute alla naturale scadenza, marzo 2009, avremmo raccolto il frutto della semina avvenuta con la Prima Conferenza Nazionale dei Giovani Italiani tenutasi a Roma nel dicembre 2008. Da quella Conferenza emerse la volontà dei giovani nati, cresciuti ed formati nei quattro Continenti di una forte volontà di partecipazione. Molti di loro avrebbero, senza alcun dubbio, partecipato, sarebbero stati eletti e oggi ci sarebbero dei Comites e un CGIE portatori di nuova linfa e  rinnovata forza. Non si è voluta cogliere quell’opportunità, anzi forse è stato proprio questo elemento ulteriore del primo rinvio! Ogni giorno che passa il nostro Paese perde, particolarmente nei confronti dei giovani, credibilità. Si sfilaccia definitivamente il legame tra le nostre giovani generazioni che vivono nel mondo ed il Paese Italia.
Le nostre Istituzioni hanno difficoltà a intuire che a perdere è proprio l’Italia. Allontana una vera risorsa, non solo economica ma soprattutto culturale, piena di conoscenze ed esperienze. Un patrimonio di cui pochi Paesi nel mondo dispongono.

Pensa che questo Governo farà approvare la legge di riforma degli organismi  rappresentativi Comites e Consiglio degli Italiani all’estero?

Non so rispondere a questa domanda. Va posta al Governo! So solo che da ormai due anni l’approvazione della legge viene data per certa e invece oggi siamo ancora molto lontani da quel risultato. La situazione politica del nostro Paese è molto critica ed instabile. Il Parlamento ha impegni molto più impellenti e complessi. Personalmente credo che sia molto difficile che la nuova legge possa vedere la luce in tempi brevi.

Italiani all’estero e Federalismo: quali saranno le conseguenze dell’introduzione del federalismo rispetto alle problematiche dei nostri Connazionali all’estero in considerazione della crisi economica che stiamo attraversando?
 
Credo che gli effetti e le ricadute della crisi economica che vanno a colpire le politiche per gli italiani all’estero, sulla base di scelte operate dal Governo, siano sotto gli occhi di tutti. Ormai stiamo raggiungendo un livello tale che ogni intervento appare piuttosto virtuale, in quanto non raggiunge alcun obiettivo e spesso rischia di arrecare più danni che benefici.
Le Regioni da anni operano in favore delle proprie comunità. Ognuna per conto proprio, senza alcuna concezione d’insieme, senza nessun filo conduttore e senza alcuna collaborazione tra le Regioni stesse. Cosi come senza alcun rapporto e legame con il Governo e il Parlamento. Ci sono Regioni molto attive, che a dire il vero costituiscono una minoranza. La maggior parte, invece, non hanno una vera politica e intervengono in modo casuale senza alcuna progettualità e disegno. Sono anni che noi, come rappresentanti di CGIE e Comites, ragioniamo e chiediamo una legge quadro in grado di unire le risorse e le idee per le politiche e gli interventi in favore degli italiani all’estero. Abbiamo tenuto tre Conferenze tra lo Stato, le Regioni e il Consiglio Generale. Conferenze che hanno prodotto documenti condivisi che purtroppo, sistematicamente, sono stati dimenticati e disattesi.
Anche gli interventi delle Regioni più operose e più interessate incontrano seri problemi. Per questo, rispetto al Federalismo, il discorso potrebbe quindi assumere una grande opportunità e cogliere l’occasione per rilanciare e modernizzare gli interventi in favore delle nostre comunità. Tuttavia, è indispensabile inquadrare il federalismo in una riforma completa dello Stato e delle sue Istituzioni. Il federalismo potrà avere successo per gli italiani all’estero solo attraverso una forma che faciliti il gioco delle sinergie e della solidarietà tra tutte le Istituzioni dello Stato, a livello Nazionale, Regionale e degli enti locali.
In sintesi la necessità di tutte le Istituzioni dello Stato di dotarsi di strumenti legislativi e di mezzi operativi destinati meglio ad inquadrare gli interventi in funzione delle necessità e dei bisogni. Si è parlato molto e si continua a parlare di un Senato federale, un Senato dei territori, dove siedono rappresentanti delle Regioni e dove dovrebbero sedere rappresentanti degli italiani all’estero. Quello potrebbe essere il luogo migliore nel quale disegnare coralmente politiche condivise. Potremmo finalmente inquadrare la questione italiani all’estero in un contesto reale del "Sistema Paese" e riconoscere il ruolo degli italiani all’estero come parte integrante della politica estera del nostro Paese. In questo senso credo che il federalismo possa rappresentare una opportunità.
 

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