Degrado della politica: commento di Salvatore Doddi

di | 1 Gen 2011

Abbiamo chiesto un commento sul degrado della politica dopo il recente scandalo “parentopoli” al Comune di Roma a Salvatore Doddi, esponente dell’Italia dei Valori del Lazio e amministratore pubblico.

Una particolare attenzione va senz’altro rivolta al tipo di classe dirigente che la “politica” ha prodotto ai vari livelli nazionale e locale. Sembra dover lavorare senza punti di riferimento certi. Quella “certezza” che dovrebbe nascere dalla preparazione che negli anni passati ha prodotto dei “politici” e degli “amministratori” all’altezza del ruolo che andavano a svolgere. Non è un caso che oggi le pagine dei giornali siano piene di liste di nominativi assunti non si sa come nelle aziende municipalizzate e nelle SpA con la maggioranza del pacchetto azionario di proprietà del Comune (vedi Acea); la differenza sta proprio qui: l’arroganza o l’incapacità di fare le cose? Oppure tutt’e due?

Certo che anche prima certe assunzioni clientelari venivano fatte, ma c’era meno arroganza (“qui comando io e decido io”) e più capacità (si andavano a coprire esigenze di organici senza inventare ruoli a famigliari e affini); non che questo possa essere sufficiente a giustificare, ma sicuramente si faceva più attenzione! Questa è solo una motivazione e anche la dimostrazione che abbiamo una classe dirigente, nei partiti, che non è all’altezza del compito che svolge. Bisognerebbe aprire un capitolo sul sistema elettorale che a prescindere dalla selezione che non esiste più – perché altri (pochi) decidono chi deve essere eletto – vizia tutto il meccanismo in quanto non occorre più chiedere il consenso dei cittadini per esprimere eletti in Parlamento. Tutto questo si riverbera anche ai livelli inferiori, facendo sì che troppo spesso passano persone che non hanno alcuna esperienza politica, incapaci di usare la mediazione, incapaci di trattare problematiche politicamente, tentando soluzioni che al massimo, forse, possono avere qualcosa di tecnico, insufficiente però a soddisfare l’esigenza più ampia delle popolazioni amministrate.

Altrettanto vero è che manca, come voi stessi avete più volte scritto, una capacità formativa da parte delle forze politiche, le quali trascurano l’importanza di quel corredo culturale ed economico (penso alle grandi scuole delle Frattocchie o della Camilluccia, rispettivamente dell’allora Partito Comunista e Democrazia Cristiana) fondamentale per chi scende in politica. A mio avviso il modello a cui ispirarsi potrebbe essere ancora quello della Chiesa attraverso gli oratori, le associazioni di volontariato, le fondazioni, dove prevale la preparazione e l’esperienza direttamente sul territorio. Lavoriamo per migliorare la classe dirigente della politica per il futuro, mettiamo in atto tutte le forme necessarie per chi voglia crescere, possa e sappia formarsi politicamente. Facciamoci rappresentare da costoro, scelti dai territori e formati tra la gente della società civile.