Piccolo mondo antico (e superato)…

Al G20 il nostro Ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha dichiarato che, riferendosi al summit dei potenti della terra: “la struttura deve cambiare, non rappresenta più il mondo”.
E circa i disordini in Africa e in Medioriente, ha aggiunto: “in ballo non c’è la stabilità dell’euro ma tutta l’architettura finanziaria del mondo. Se il capo di una rivolta dice, questi soldi che stanno a Wall Street stanno meglio al servizio del mio popolo e li ritira, è evidente che succede qualcosa di un po’ complicato”.

“Il vecchio mondo è finito, quello molto controllato dall’America, molto organizzato sul petrolio, sui fondi sovrani, sugli investimenti più o meno lungimiranti di molti sovrani che manovrano enormi capitali e può essere che ci sia una catena di crisi politiche, il caso della Siria è indicativo. Il mondo cambia e non basta più il G20”!

   Parole importanti che mettono in luce anche il grave disagio esistente nell’affrontare le emergenze. Pensiamo solo a quello che ha comportato e comporta la situazione libica dove manca palesemente una regia internazionale, dove la diplomazia Usa è distaccata e balbettante, dove la Germania è defilata e la Francia e l’Inghilterra in combine pronte all’assalto, e all’Italia l’incombenza di essere la terra delle basi Nato e dell’ospitalità forzosa.

L’Europa come al solito si è persa nelle interminabili e inappropriate querelles burocratiche interne infelicemente sostenute da politici impreparati. Dov’è l’Europa fortemente voluta dai Padri fondatori e dove sono i principi della stretta solidarietà e cooperazione fra Stati? L’euro è solo un grande alibi? Infatti l’Europa presupponeva un mercato ma anche una reciprocità, come sostiene Tremonti, "e noi abbiamo l’impressione che in molti casi ci sia uno Stato come l’Italia che crede nel mercato e un altro che crede nei monopoli”! Non possiamo che condividere.

Ebbene dal’11 settembre del 2001 il mondo è cambiato! L’insicurezza statunitense è divenuta  diffidenza del mondo intero verso lo straniero. Dopo 10 anni è in crisi tutto il sistema internazionale: l’attuale assetto del G20 non è solo superato ma completamente avulso dalle trasformazioni repentine dei grandi Stati, Cina e India soprattutto, e l’Italia, che ha celebrato da poco i 150 anni di unità, è tornata ad essere terra di conquista come nel ‘500, dove Francia e Germania fanno shopping finanziario, grazie ad una nostra economia debole ma soprattutto alle leggi europee costruite a misura degli Stati più forti.

   E i banchi di prova non mancano, non ultimo il tentativo di accollare solo sull’Italia il peso dei migranti provenienti dal nord Africa, quando al confine di Francia, Germania e Spagna vengono rispediti al Paese d’origine. Meno male che abbiamo avuto la felice idea di alzare la voce e attraverso il Ministro degli Esteri Franco Frattini abbiamo chiesto il coordinamento della Nato per fronteggiare le incursioni libiche sui civili, appena ci siamo resi conto del “peloso interesse petrolifero” della Francia, soprattutto, la quale aveva intrapreso da sola l’immediata risposta tramite raid aerei anti libici, abbiamo denunciato l’assenza del "timone europeo".

 


 

Dal “summit di Londra" dello scorso 29 marzo, è scaturita la necessità di mandare Gheddafi in esilio e aiutare i ribelli libici a prendere il potere rifornendoli di armi. Questa decisione, in ottemperanza all’attuazione della Risoluzione 1973 dell’Onu, ha messo ulteriormente sotto gli occhi del mondo intero la volontà interventista della Francia che si è portata dietro Usa e GranBretagna e all’ultimo anche la Germania che in un primo momento voleva rimanere fuori mentre l’Italia è stata informata della conferenza stampa dei quattro solo un quarto d’ora prima che iniziasse, trovandosi di fatto isolata. Non è stata una bella dimostrazione di compattezza dell’Unione europea!

Allora ci chiediamo ha ancora senso l’Europa?

A tale inquietante interrogativo, desidero ricordare quanto affermato qualche mese fa, precisamente nell’ottobre 2010, dall’ex presidente della Commissione Europea e massimo architetto dell’idea “Europa” Jacques Delors: “uno dei motivi per cui il progetto europeo è in panne, è per la globalizzazione che risveglia i nazionalismi, anzi quasi un regionalismo diffuso. In più nella nostra società l’individualismo sta guadagnando terreno e questo fa male sia alla democrazia nazionale che a quella europea. L’Europa non può essere fatta contro la volontà dei governi nazionali. Purtroppo sono quest’ultimi a non mostrare più alcuno entusiasmo per il progetto europeo. L’Europa ha bisogno di un’anima”.

L’Europa è stata una bellissima idea calata dall’alto, ma per essere veramente unita, ha bisogno di trasformarsi attraverso un processo concreto che parta dalle basi di civiltà e necessità dei popoli e il grande problema dei migranti è una grande occasione per avviare questa inderogabile trasformazione principalmente culturale perchè Il migrante, e non il clandestino, è una profonda risorsa per la completezza di un popolo.

 

Post Comment