Il punto sui rapporti Italia-Romania

di | 1 Apr 2011

Intendiamo avviare questa breve disamina dei rapporti Italo-Romeni evidenziando il dato relativo al loro inizio che a molti italiani appaiono recenti, datandoli al 1990, ovvero dalla caduta del regime di Micolae Ceausescu.

In realtà essi hanno origini sin dall’87 D.C. con l’invasione della Dacia da parta dell’Impero Romano sotto l’Imperatore Domiziano, conclusasi con la conquista della Dacia stessa nel 106 D.C. con l’Imperatore Traiano che impose la cosidetta "romanizzazione" del paese conquistato.

Di tutto questo, e non solamente, sono rimaste tracce indelebili, testimoniate dal fatto che la lingua romena è una lingua neolatina e che i Romeni rappresentano l’unico popolo latino dei Paesi Balcanici.

Una delle più importanti e centrali piazze di Bucarest, ad esempio, porta il nome di "Piazza Romana" dove, sino allo scorso anno, faceva bella mostra la statua della Lupa Capitolina che allatta Romolo e Remo e che oggi è stata ricollocata nella prima sede di Strada Lipscani (centro storico di Bucarest, in rifacimento, nelle adiacenze di Piazza Uniri).

Nel Parlamento Romeno vi è un seggio riservato ad un rappresentante della minoranza di etnia italiana (On. Mircea Grossaru).

La comunità degli italiani in Romania è molto viva, sin dal 1700 arrivarono molti italiani tra costruttori, decoratori, artisti, scultori, che contribuirono alla ricostruzione del Paese. Molti di questi sono ritornati in Italia mentre altri sono rimasti creando, in alcuni casi, dei veri e propri nuclei di italiani che mantengono ancora oggi gli usi e le tradizioni del nostro Paese.

Non è possibile stabilire il numero della comunità storica perché non c’è una evidenza e quelli che hanno mantenuto il passaporto italiano sono pochi, soprattutto tra quelli che hanno subito la "romenizzazione" obbligatoria nel 1954. In questo periodo, infatti, molti nostri connazionali sono stati costretti a rinunciare alla cittadinanza italiana ed hanno dovuto consegnare alla polizia tutti i documenti attestanti la loro origine; alcuni di loro, quelli più benestanti, sono stati deportati e i loro beni sequestrati. Per questo è difficile, oggi, per molti di loro, dimostrare la propria origine per riavere la cittadinanza italiana. Ricordiamo che Italiani e Romeni hanno vissuto insieme, durante la seconda guerra mondiale, una grande tragedia "La campagna di Russia", che portò entrambi gli eserciti alla drammatica ritirata con perdite inimmaginabili.
La cineteca di Stato Romena ha una rilevante quantità di materiale che riguarda quel periodo storico, oltre ad altre pellicole della cinematografia italiana che ormai appartengono alla storia.

La migrazione di italiani, provenienti soprattutto dal Friuli Venezia Giulia, dal Trentino e dal Veneto, si è indirizzata, essenzialmente, verso il Banat, l’Ardeal e la Dobrogea, zone a grande vocazione agricola e ricche di cave di marmo.

Esistono in Romania, quale esempio, due paesi che si gloriano di portare il nome di due tra le più grandi e famose città italiane, Roma e Venezia.
Il primo paese, Roma, è stato costituito nel 1926 e non possiede alcuna vestigia nè fatto storico di alcuna rilevanza se non il particolar che risulta, così come la capitale italiana, posizionata su sette colline; il totale della popolazione è di 3.350 abitanti dei quali oltre 400 donne risultano impegnate in Italia con la qualifica di badanti.
Il secondo paese, Venezia (Venetia de Jos), si trova lungo la strada statale europea che collega la città di Brasov con quella di Sibiu e conta circa mille abitanti. Sembra che il nome gli sia stato attribuito dall’Imperatrice d’Austria Maria Teresa, in funzione del fatto che, all’epoca, il paese ricadeva in una località di frontiera tra i due imperi.

Un mondo interessante e per nulla secondario è quello italiano che vive in Romania, non occupa molto le prime pagine dei giornali di emigrazione se non per gli sviluppi economici che l’ondata di imprenditori italiani ha realizzato in questi ultimi anni.

Si contano circa 17.000 imprese italiane presenti sul territorio romeno: di queste circa 7.000 sono attive e danno occupazione a qualcosa come 670.000 persone, per lo più si tratta di lavorazioni per conto terzi, confezioni e assemblaggio di manufatti trasportati in questo paese per il basso costo della mano d’opera.

Al di là di ogni valutazione economica, sociale ed etica che non è di poco conto, si vuole sottolineare la situazione particolare della presenza di questi italianim, imprenditori e professionisti, per lo più con la famiglia residente in Italia che sono in perenne mobilità tra Italia e Romania.

Questo ha fatto sì che i rumeni abbiano sempre avuto simpatia ed affetto nei confronti dell’Italia e degli italiani.

A fronte di questo dato, va segnalato il grande fenomeno dei romeni emigrati in Italia che, a loro volta, supera il milione di unità: una vera disgrazia per questa terra che vede quasi una intera generazione partire per l’estero, privando di grosse risorse umane questa nazione che sta faticosamente trovando la strada per una rinascita sociale ed economica.

E’ da sottolineare il fatto che la Romania, per quanto concerne i finanziamenti comunitari e altre provvidenze collegate, è considerata "OBIETTIVO 1" e questo deve far riflettere.

Oggi le imprese italiane sono fortemente presenti e ben radicate sul territorio romeno, risultando titolari al 100% e/o azionisti di maggioranza nelle società di diritto romeno appositamente costituite, dislocate nell’intero paese Romania ed operanti nei più diversi settori dell’economia produttiva pubblica e privata.

A tale riguardo riportiamo, di seguito, una parziale ma significativa elencazione di gruppi imprenditoriali italiani che hanno stabilito proprie sedi in Romania, costituendo società di diritto romeno che contribuiscono in maniera consistente al bilancio di tale paese.

Le società di seguito elencate sono, ovviamente, alcune tra le più rappresentative ma non bisogna dimenticare le iniziative sviluppate singolarmente da nostri connazionali che, pur nel quasi totale anonimato, contribuiscono a tenere alto il nome della piccola e media impresa italiana nel mondo.

Distinti per i rispettivi settori di attività, ricordiamo le aziende italiane più rappresentative:

• l’ENEL (un terzo dell’energia elettrica in Romania "parla" italiano) così come in quello dell’energia da fonti rinnovabili (parchi eolici già realizzati ed altri in fase di realizzazione per diverse centinaia di MW attraverso più società a tal uopo costituite e/o acquisite, quali: Blue Energy – Blue Line Impex – Elcomex EOL – Blue Valea Nucarilor, etc.);
• la INERGIA SpA (gruppo Santarelli) – realizzazione di parchi eolici per ca. 250 MW attraverso la land Power srl appositamente costituita;
• ASTALDI, PIZZAROTTI, TIRRENO SCAVI, IMPREGILO, MALNIGA, EUROHOLDING (Gruppo Peruzzo), CEFIN (Gruppo FIAT), etc, nelle costruzioni stradali, civili ed industriali;
• UNICREDIT TIRIAC – INTESA SAN PAOLO – BANCA ITALO ROMENA – BANCA CR FIRENZE, nel settore bancario;
• Le GENERALI, nelle assicurazioni;
• il Gruppo NUSCO nella costruzione di porte ed infissi in legno, ed il Gruppo SAVINI per i mobili da bagno;
• la GEOX, nelle calzature;
• la ZANUSSI negli elettrodomestici;
• STEFANEL, BENETTON, SergioTACCHINI e quasi tutte le maggiori industrie italiane dell’abbigliamento producono in Romania, da un ventennio, con il sistema LOHN;
• la PIRELLI, per i pneus ed i cavi elettrici;
• la B&B, per i divani;
• la MONTRESOR (agricoltura) e la AGRICOLA GRAINS nell’agricoltura biologica;
• la LACTITALIA ( F.lli Pinna) nella produzione di formaggi e mozzarella;
• la CONFECTII BARLAD nella produzione di camicie.

Passando ad altro aspetto delle realtà romena, ci preme evidenziare il luogo comune che identifica i Romeni con l’Etnia ROM, che ha altre origini ed altre tradizioni; i rapporti con i ROM andrebbero inseriti in un confronto più ampio, che coinvolgesse anche la Comunità Europea che, per questo, mette a disposizione notevoli risorse economiche.

A fronte di quest’ultimo aspetto è bene evidenziare che la non sempre obiettiva e provata messa sotto accusa, in Italia, della comunità romena, può generare, nel tempo, gravi difficoltà alla nostra numerosa comunità in Romania (vedi comunicati ANSA e rassegna stampa romena).

E’ nostra opinione che si debba operare al fine di rendere sempre più fruttiferi i rapporti bilaterali tra i due Stati e le due Comunità affinché non vada dispersa un’antica fratellanza che, oltre a colpire i sentimenti di molti, può nuocere ai nostri connazionali ben inseriti nel tessuto socio-economico locale ed alle nostre imprese che hanno investito, direttamente e/o in joint-venture, e non possono essere sacrificate per altri fini.