Intervista a Elena Bonelli

di | 1 Apr 2011

Attrice e cantante internazionale, Elena Bonelli è un’artista italiana apprezzata in tutto il mondo che si è esibita nei teatri più prestigiosi di oltre 130 paesi. Il Maestro Carlo Lizzani l’ha definita la nuova Anna Magnani ed è indicata dalla stampa italiana come l’erede di Gabriella Ferri.


Lei vive tra Roma e Miami. Quindi è già un’italiana nel mondo. Come è iniziata la sua carriera artistica oltreconfine?

Ha avuto inizio proprio grazie alla volontà di girare e portare l’italianità nel mondo. Ho iniziato nel ’96 ad Atlantic City al Trop World Theater, un teatro immenso che faceva una gran paura. L’anno successivo ho debuttato a New York al Waldorf Astoria dove erano previste due sere, ma invece siamo andati avanti per ben due settimane. La mia carriera artistica in America è partita molto bene grazie alla risposta positiva di New York.

Con quale spettacolo ha debuttato?

Se lo ricorda il mio piccolo musical italoamericano “Liza?!! L’inesauribile voglia di essere”, tutto in italiano ed inglese?
Ecco. Ho iniziato con quello debuttando al Trop World Theater di Atlantic City e poi al Walford Theater a Broadway. Quest’ultimo è il teatro di Mario Fratti, colui che ha scritto Nine vincitore di diversi awards, interpretato da Barbera, da cui ora è stato tratto un film. In America se al debutto di uno spettacolo, la stampa pubblica una buona critica, si riempie il teatro tutte le sere, ed è così che è successo al mio debutto. Quella sera sono anche stata notata da una signora che si è presentata ad un altro mio concerto portando con sé Lorenzo Auriana, un grande mecenate, fondatore e finanziere della Columbus Citizen Foundation.

Cos’è la Columbus Citizen Foundation?

È un grande organismo, un po’ come il Miaf, dove si trova la creme de la creme dell’America. Auriana mi ha fatto fare per ben 5 anni il gala del Columbus Foundation. Ho avuto in sala Lenny Kravitz, Cindy Crawford, Tarantino, ma anche i ministri italiani, come De Martino, Cavalli, Tremaglia…

Un incontro di italoamericani al massimo livello

Al massimo livello, sia politico che manageriale. Chi si esibisce lì, ha una platea di 2.600 persone davvero selezionata. Li ho portato “Napoli Mediterranea”, la Canzone Romana, e soprattutto l’Inno di Mameli accompagnato dall’orchestra della banda dell’esercito della marina.

A proposito dell’inno di Mameli, lei lo ha cantato ai mondiali coreani.

Sì, ma la prima volta in cui ho cantato l’inno in versione integrale, è stato allo Stadio Cibali di Catania. Una platea di 70.000 persone che si sono emozionate fino alle lacrime vere e proprie. In quell’occasione è arrivato anche un telegramma di Ciampi che si congratulava per questa grande operazione. Lui mi ha reso voce ufficiale dell’Inno. La mia società ha messo sul mercato l’inno di Mameli in versione integrale nella misura di 1.200.000 copie, di cui un milione distribuite in Italia dal Corriere della Sera e le restanti 200.000 all’estero, nelle varie sedi di consolati e ambasciate, attraverso il Ministero degli Esteri.

Lei ha avuto, inoltre, il patrocinio della Presidenza del Consiglio e di tutti i Ministeri.

È vero, ma non ho preso una lira perché è stato un investimento mio, personale, di Elena Bonelli che nel 2002 ha messo in questo progetto ben 500.000 euro.

Un progetto che ha portato comunque ad una bellissima operazione d’immagine, non solo per Lei, ma anche per l’Italia.

Assolutamente. Non l’aveva mai fatta nessuno.

   Lei è anche conosciuta come l’ambasciatrice della canzone romana nel mondo.

Sì, certo.

Ha cantato in almeno 130 paesi nel mondo. Qual è stato lo spettacolo che le è rimasto di più nel cuore tra quelli che ha presentato?

Eh, tanti, è difficile dire quale. In alcuni Paesi ho cantato 3, 4, 5 volte. Ad esempio sono stata ben sei volte in Turchia. Qui l’ultimo spettacolo che ho fatto è stato al Teatro Romano di Side situato all’interno di una città romana. Una struttura che ospita 15.000 posti e che in quell’occasione era gremita di pubblico internazionale e turco. È stata un’esperienza bellissima, che abbiamo registrato e reso visibile su internet. Lo spettacolo è terminato con i turchi che cantavano “Arrivederci Roma” in un teatro romano.

Come artista ha avuto più soddisfazioni in Italia o all’estero?

A dire il vero, non posso dire niente dell’Italia perché ho fatto tanti spettacoli girandola in lungo e in largo. Un bel po’ di tempo fa, ho presentato un programma alla RAI che all’inizio si chiamava “Italiani nel mondo”, poi “Italiani in, Italiani out e Italiani doc” (in: dentro, out: fuori, doc: di oltre confine) e l’ho portato avanti per ben 13 anni. È da tanto che mi occupo di italianità nel mondo, anche se non recito e canto esclusivamente per gli italiani che vivono all’estero. In Italia ho portato numerosi spettacoli come per esempio all’Auditorium ed al Teatro dell’Opera.

Quali sono i target privilegiati dei suoi spettacoli? Intanto quello istituzionale, immagino….

Istituzionale, certo, ma anche per il pubblico normale. L’Auditorium, ad esempio, è un grosso polo di cultura romano dove si può assistere alle esibizioni di tutti gli artisti piu famosi del mondo, dagli Stati Uniti, al Sud America, all’Africa e via dicendo. Il target a cui mi rivolgo nel mondo è soprattutto di questo tipo.

Lei ha avuto diversi ruoli, è un’artista a 360°, si vede più come cantante, attrice, presentatrice o addirittura come produttrice e/o regista?

Innanzitutto come attrice: la cosa che più mi riesce facile è recitare; me la sento nel sangue ed ottengo un risultato di altissimo livello. Dietro il canto c’è, invece, un grosso impegno di tempo, di denaro, di studio. Canto perché ho voluto cantare, ho una bella voce, ma il mio dono primario resta l’acting. Produttrice? Sì mi piace, mio malgrado.

Il suo debutto come attrice?

Ho avuto un ottimo debutto televisivo con Falchi, Trapani, Proietti, Pingitore. Poi sono andata a vedere “”La Gatta Cenerentola” e ho detto “io voglio lavorare con questo genio di regista”. Una sera ho chiamato Roberto De Simone al telefono – non lo conoscevo – e ho ottenuto un provino al pianoforte. Cantai “So’ bammenella’e coppe ‘e quartiere” e recitai un pezzo. Lui alla fine mi disse: “Veramente, brava. Complimenti. Ma lei sarebbe libera per lavorare nella Lucilla Costante?” e mi diede il ruolo della protagonista.

Così ha cominciato a fare teatro.

Ho deciso di debuttare proprio con Roberto De Simone perché era un genio. In seguito ho lavorato con altre compagnie, Giuffré, Mario Scarpetta, Tato Russo. Molte sono compagnie napoletane; io sono di origine napoletana, parlo e canto napoletano e ho portato anche la canzone napoletana nel mondo.

Cosa può raccontarci di questa esperienza di “esportazione” della canzone napoletana?

Ho rieditato la canzone napoletana con dei musicisti arabi. Ho fatto una cosa che non faceva nessuno all’epoca. Mi ricordo che quando il povero Sergio Bardotti sentì “Era de maggio” coi tamburi si scandalizzò. Dissi: “Guarda che è bello”. E lui: “Sacrilegio! Io muoio! roba nordafricana, vergognosa!”. Invece, ebbe un successo pazzesco. Ne venne fuori un accompagnamento etnico alla musica napoletana inedito che se lei ricorda, dopo tre, quattro anni venne adottato anche da Pino Daniele e Massimo Ranieri.

Quindi Lei è stata la prima a rivedere la canzone napoletana?

Sa perché? A me piace fare sempre qualcosa che manca.

   Ci anticipa qualcosa dell’ultimo progetto cinematografico in cui si è cimentata come attrice, produttrice e regista?

Il film, “South of New York”, è tratto da quel “Liza?!! l’inesauribile voglia di essere” a cui accennavo, ma naturalmente è una versione diversa, sceneggiata, con un grosso cast e l’impiego di quasi 2 mln di euro.

Un bel film e un bel budget.

Sì, ci ho lavorato due anni tra sceneggiatura, cast, scelta delle musiche e poi ho dato spazio a tanti giovani. Sono molto contenta del lavoro svolto perché recito come attrice ed è la cosa che più mi piace. Canto poco perché ho voluto lasciare più spazio agli altri. Ed è una storia di nuovo… italianamerican! È una favola dove regna la positività, il sogno, in cui la protagonista si reinventa la vita, e dove l’incontro con un’altra donna porterà al successo di entrambe. Un film che è pienamente nelle corde che ho sempre usato, quelle del teatro recitato e cantato.

Quando avete debuttato?

Il 26 febbraio. È un film comico, ed il pubblico di Hollywood si è divertito tantissimo. Vorrei ricordare il cast di questo film: Francesco Paolantoni, Frank Neri, Luca Napolitano, Carmen Napolitano, Patrick Rossi Castaldi, Gianfranco Gallo, Gianluca Di Gennaro, Nunzio de Luca, Marina Marchione, Federica Sammarco, Fioretta Mari, Blasco Giurato per la fotografia (Cinema Paradiso), Aldo Signoretti (tre volte candidato all’Oscar), Graziella Pera (costumista da 50 anni della RAI e Mediaset). Il sito: www.asuddinewyork.com. Ad aprile uscirà il film nelle sale italiane e sarà messo in vendita il CD con le musiche del film.

Insomma, il top del top.

Sì, una parte tecnica strepitosa; il film è venuto molto carino. Sono veramente soddisfatta perché volevo fare una commedia per i giovani che fosse pulita e semplice. Una commedia che li facesse divertire, ma anche riflettere su quanto sia importante nella vita sognare. Vorrei che ragionassero su quanto aiuti credere che se anche le cose vanno male, se pure non ce la fai e il mondo ti crolla addosso, tutto si risolve e andrà a buon fine. Questa è la mia idea, anche quando devo affrontare due milioni di problemi. L’Italia non è un Paese che premia la qualità e la professionalità, in assoluto. Ecco perché io sono molto affezionata all’America: quello che ho seminato lì, l’ho raccolto. E abbondantemente.

Parliamo dei suoi progetti futuri, che cosa vuole fare da grande?

L’attrice, vorrei fare solamente l’attrice, visto che sono riuscita a portare il mio film ad Hollywood chissà che non mi ci trasferisca a lavorare.

Spero che sia di buon augurio per il futuro della sua carriera. Non la vedremo più lavorare in Italia?

Se avessi voluto lasciare l’Italia l’avrei già fatto, ma sono troppo legata alla madrepatria. Mi sfogo portando l’italianità attraverso i miei spettacoli nel mondo e spero di poterlo ancora fare a lungo.