Organizzare eventi artistici e politici tramite i social network: istruzioni per l’uso.

Sul numero precedente abbiamo spiegato cosa fossero i social network e abbiamo approfondito l’argomento del linguaggio “peculiare” che li caratterizza. Oggi prenderemo in considerazione l’uso sempre più dilagante di queste reti sociali nell’organizzazione di eventi artistici e politici.
Parlare solo di questi due tipi di eventi è, però, un po’ riduttivo: possiamo, infatti, elencarne altri quali culturali, di attualità, moda, spettacolo, conferenze, concerti, flash-mob, compleanni, e quant’altro. Insomma, per citare Aristotele, che spaziano dal “generale al particolare”.

Prima dell’introduzione dei mezzi di comunicazione di massa, l’organizzazione di eventi era un processo piuttosto lungo e difficoltoso ma, da qualche anno a questa parte, la situazione si è capovolta. Oggigiorno, per organizzare un qualsiasi evento, le reti sociali risultano essere lo strumento più rapido ed efficace. Non a caso gli americani hanno già creato un neologismo: dall’espressione to meet up è nata to tweet up (dall’omonimo social network, Twitter), che sta per “incontrarsi tramite Twitter”.

Aprendo un profilo su un social network (per citarne alcuni, Facebook, MySpace, Twitter, Eventbrite, Acteva, Eventsbot, ecc), si ha la possibilità di creare rubriche o elenchi di contatti, di “stringere amicizia” e di rimanere in contatto, in modo del tutto gratuito, con persone dall’altra parte del mondo o dietro l’angolo. Con un solo click, è possibile inviare un messaggio a un singolo, a un gruppo specifico (come università, lavoro), o alla lista completa di contatti che si hanno. E per quanto riguarda l’organizzazione di un evento la situazione non cambia.
Basta accedere al proprio account e andare nella sezione “Crea un evento”, il resto è molto intuitivo: riempire i vari campi delle informazioni sull’evento, tra cui il nome, il tipo di evento in questione, orario di inizio e di fine, e il luogo. È possibile includere collegamenti ipertestuali e dettagli come cosa portare o cosa indossare, e allegare foto del posto, per attirare l’attenzione di chi naviga, una mappa con scritto “come raggiungerci”, un sito internet o un numero di telefono. È inoltre possibile stabilire i vari campi della privacy dell’evento: se lo si vuole limitare a un gruppo chiuso di persone, o se lo si vuole fare mondiale, senza limitazioni d’accesso. L’attivazione dell’opzione RSVP permette di sapere in anticipo quanti saranno i partecipanti, che possono interagire, parlare e mettersi d’accordo tramite blog e commenti vari. Una volta riempiti tutti i campi delle informazioni necessarie, basta fare click su “Crea evento”.

Insomma, nulla di più facile per una persona che sappia usare mediamente un pc e una connessione internet.

Tuttavia, questo non è che un “caffè ristretto” delle istruzioni per l’uso, ma la situazione non è sempre tutta rose e fiori. Purtroppo lo spaccato attuale del mondo ci obbliga a spostarci dall’organizzazione di compleanni e concerti a manifestazioni di un certo spessore sociale che ci fanno vedere il concetto dei social network sotto tutt’altri aspetti, che spaziano dalla comunicazione condivisa e l’adunanza, alla denuncia sociale (prendiamo ad esempio il caso scottante della Libia).
Su Politica24 leggiamo che “La Libia scopre nuovi scontri tra manifestanti e polizia nella notte a Bengasi; ne dà la prova il video girato con un cellulare che impazza sul web”. Così come l’Egitto ha contagiato l’Iran con scontri e caos, dopo la Tunisia viene la volta della Libia del dittatore Gheddafi, che si dice fortemente preoccupato perché è in programma la “Giornata della Rabbia” e il governo teme si possano scatenare disordini.
Proprio come in tutti i Paesi del Maghreb, anche in Libia il tam tam mediatico è corso lungo i fili dei social network, cercando di organizzare una manifestazione di protesta contro la povertà e la mancanza di libertà. Da qui un esempio dell’importanza “politica” delle reti sociali, di quanto possa essere influente a livello mondiale l’organizzazione di un tale evento non senza ripercussioni nei vari continenti.

Tuttavia, per fare eco e lasciare un segno non sempre basta un social network.
Per citare le parole di Giovanna Cosenza – prof.ssa di Semiotica presso l’Università di Bologna – “Per protestare e rivendicare i propri diritti, ma soprattutto riuscire a passare dal chiacchiericcio politico-mediatico ai risultati operativi, occorre usare tutti i mezzi di comunicazione, dalla stampa alla tv, da internet all’azione capillare sul territorio, non solo in piazza ma nei quartieri e nelle stesse case. Senza sottovalutare la rete come modo per conoscersi, creare affinità, mantenere contatti. Ma senza neanche sopravvalutarla: la rete è importante per fare cose offline, non per generare autoreferenzialità”.
 

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