La necessità dei Cattolici nella politica italiana

di | 1 Ago 2011

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Negli ultimi giorni di luglio Ernesto Galli della Loggia ha scritto sul Corriere della Sera un formidabile editoriale sul fallimento del Cattolicesimo politico nella fase storica di passaggio dal sistema elettorale proporzionale a quello maggioritario. Galli della Loggia auspica, sotto forma di consiglio ai naviganti, il compattarsi dei Cattolici per affrontare i grandi problemi del Paese e ce ne sono tanti. Effettivamente si avverte l’esigenza di ritrovarsi attorno a tradizioni e storia del popolarismo europeo confortati da una Chiesa illuminata, tanto da essere più avanti degli stessi movimenti, organizzazioni e partiti di formazione cattolica.

   La grave situazione economica del Paese non si è superata con la recente manovra finanziaria, vuoi perché la dimensione della crisi è planetaria vuoi perché non c’è l’unità politica dell’Europa e l’euro vacilla, vuoi per l’incapacità dei governi italiani dagli anni ’90 ad oggi a riuscire a stabilizzare la nostra economia. In particolare i Cattolici in politica, sparsi nei partiti di governo e nell’opposizione, non riescono a trovare un perno aggregante per diverse e molteplici ragioni.
Dopo il tramonto della Democrazia Cristiana, infatti, si è verificata una vera e propria diaspora politica dei cattolici, che privi di riferimenti ad una identità religiosa, hanno perso l’influenza culturale fino ad arrivare all’attuale irrilevanza nelle questioni politiche.


Da qui, i numerosi appelli di Papa Benedetto XVI sulla necessità di una nuova generazione di politici cattolici e di una nuova stagione di ritrovato impegno nella società e nella politica. Anche se, come dicono in molti, il tabù dell’unità politica dei cattolici è caduto oggi di spazi per nuove idee di impegno non se sente granché parlare. E certamente non sarà vincente l’idea di un “partito confessionale” poiché profondamente anacronistica, in quanto nemmeno la DC fu un partito confessionale e chi conosce la storia del movimento cattolico, sa perfettamente: la DC era un partito di cattolici ma fortemente e convintamente laico.

Del resto strumentalizzare la Chiesa per fare un partito che sia solo un contenitore di consensi elettorali utilizzando cavalli di battaglia come il testamento biologico o l’antieutanasia, o le scuole cattoliche, le battaglie contro gli omosessuali e via dicendo, non è certo quello che nessuno si aspetta da chi dovrebbe essere un nuovo soggetto politico. Viviamo il tempo della globalizzazione e i tempi sono cambiati radicalmente, le esperienze trascorse si sono verificate in particolari condizioni storico-culturali, non è possibile ricreare condizioni “in vitro” per far rivivere quello che non c’è più! E nello stesso tempo, non credo possa essere conciliata l’anima dei cattolici democratici con quella dei cattolici liberali, se non su sentite istanze popolari come la “questione morale”. Liberandosi però di una persistente spocchia culturale di una sinistra democristiana che confonde moralismo con moralità, e superando la becera abitudine di molti cattolici del centrodestra di tapparsi il naso, orecchie e bocca continuando ad inghiottire rospi per la paura di dover cambiare.

Occorre, ritrovarsi sul perno della questione morale e sul risanamento economico del Paese con onestà intellettuale e identificare una strategia unitaria per superare gli attuali steccati all’interno del complesso movimento cattolico. Comunque, seppellite ormai da tempo le grandi ideologie, in caduta libera (e dopo tangentopoli del 1992) il sistema dei partiti e i movimenti personalistici, non rimane che ritrovarsi sul ragionamento della motivazione per il cambiamento. Per non rimanere soli e smarriti come sono, i Cattolici debbono superare il malessere della competizione tra loro fine a se stessa.

Ogni soluzione alternativa scaturirà solo dalla intenzione manifesta di esprimere chiaramente e senza posizioni preconcette la volontà di andare avanti “senza i padroni” (gli attuali segretari dei partiti) che l’attuale sistema elettorale ha generato e pasciuto. Se da una parte ci si aspetta il dopo Berlusconi, ci aspettiamo anche il dopo D’Alema, il dopo Veltroni, il dopo Bindi, il dopo Amato, il dopo Casini…, ci aspettiamo il dopo di tutto dell’attuale ventaglio degli “ex di tutto”. Se si vuole veramente il rinnovamento dell’attuale classe politica occorre cambiare seriamente e ciò che sostiene il Capo dello Stato Napolitano deve valere per tutti.
Ecco, per il bene del Paese, i Cattolici possono e debbono concorrere.