Il Papa e i pigmei della politica

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Mentre a Roma nell’aula di Montecitorio si consumava una meschina pagina parlamentare per compromissioni e uso privato della politica, parole alte risuonavano nel parlamento di Berlino da parte di Benedetto XVI. Già nel messaggio al presidente Napolitano il Papa auspicava “un intenso rinnovamento etico per il bene dell’Italia”, il punto più dolente e irrisolto da troppo tempo, come il voto della camera si incaricava purtroppo di evidenziare.

L’assenza del ministro Tremonti – sia al Consiglio dei ministri del mattino sia nella votazione del pomeriggio sul caso Milanese – mandava su tutte le furie il presidente del Consiglio, che giungeva ad accusare Tremonti di diserzione, tale che avrebbe meritato il dimissionamento se la situazione non fosse già così grave. Se ne ricava una dimostrazione ulteriore della concezione proprietaria della politica, per fini personali e di gruppo, lontanissima da quella finalizzazione al bene comune e alla realizzazione della giustizia di cui – in quelle stesse ore – parlava Benedetto XVI al parlamento di Berlino. Se si smarriscono gli orientamenti fondamentali diretti a costruire bene comune e giustizia, la politica diventa sopruso, sopraffazione e non sempre le decisioni, pur ottenendo la maggioranza, sono di per sé rispettose della dignità dell’uomo e del diritto.
Riflessione che vale per tutti e che il Papa ha voluto collegare significativamente alla crisi di smarrimento – di natura non esclusivamente economica – che travaglia l’Europa, timorosa e incapace di riconoscere la propria identità e le proprie radici. Esse derivano dal pensiero filosofico dei Greci, dal senso religioso degli Ebrei e dal diritto di Roma: Atene, Gerusalemme e Roma costituiscono infatti secondo il Papa il percorso compiuto dai popoli europei e che pone sulle loro spalle la grande responsabilità di umanizzare e far progredire tutte le genti nel rispetto e nel dialogo tra le culture e le religioni.

Significativo e intenso il riferimento anche alla laicità dell’azione politica, che deve rifiutare ogni fondamentalismo religioso e fondarsi sulla ragione e i valori umani che devono laicamente essere incarnati nelle diverse contingenze storiche. Dolorosa ma essenziale la rinnovata condanna del nazismo, minaccia al mondo intero: “noi tedeschi abbiamo sperimentato come lo stato può essere ridotto a strumento per la distruzione del diritto, banda di briganti che poteva minacciare il mondo intero e spingerlo nel precipizio”.

Discorso alto quello del Papa, dunque, che dovrebbe sollecitare risposte e riflessioni altrettanto impegnative dalla politica, specie dai politici cattolici che appaiono invece poco significativi e rischiano non tanto la diaspora quanto l’irrilevanza.

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