Allora esiste ancora il Made in Italy

di | 1 Ott 2011

Zemira Caldarola nasce in Lombardia, si trasferisce giovanissima a Parigi dove diventa Presidente di una società che lavorava con il Poligrafico e Zecca dello Stato. Nel 1978 rientrò in Italia e fondò la “Diamanlie” prima azienda in Italia che produce alta gioielleria con pietre sintetiche. La sua idea nata per hobby riscuote un grosso successo che dura ancora nel tempo.
                                                                                              

La sua vita professionale si divide tra Parigi prima e Milano dopo. Ci racconta come è nata la “Diamanlie”?

Per me più che l’inizio di un’avventura imprenditoriale è stata una favola, che ha avuto un lietissimo fine. Alla fine degli anni Sessanta io già vivevo a Parigi; un’azienda italiana, la “Numismatica Internazionale” aprì una sede a Parigi per coniare monete d’oro a corso legale. Io divenni Presidente di questa compagnia, all’età di 23 anni e in un certo senso iniziai a lavorare per la Zecca Francese. Mi accorsi che era vietatissimo coniare monete in oro ed infatti la Zecca aveva il monopolio sia per le monete, sia per le medaglie. A questo punto aprii un ufficio presso la Zecca di stato; ero entusiasta del mio lavoro, andavo avanti ed indietro con l’Italia ed incontravo nel mio ufficio anche persone del governo francese. Oltre a questo ufficio ne avevamo uno privato al 34 di Avenue de Champs-Elysèes che sotto aveva una galleria di negozi. Un giorno andando in ufficio rimasi colpita da un negozio che si chiamava “Diemlyte” dove erano in vendita dei diamanti enormi. Pensavo dentro di me: “ma questi sono pazzi, ma chi li compra dei diamanti così enormi?”. Ed incuriosita entrai nel negozio e chiesi di che cosa si trattasse e mi risposero: “mais Madame c’est un diamant syntetique!”. Rimasi affascinata anche io da queste enormi pietre e comprai un anello pagandolo a rate, perché all’epoca nel 1968 lo pagai una cifra pari a 600mila lire ossia due mesi del mio stipendio.

La sua idea è partita da qui?

Sì ed oltretutto un giorno una signora che incontravo spesso ai ricevimenti delle ambasciate, che tra parentesi era la moglie di Giscard d’Estaing, mi vide al dito questo diamante e pensò che io mi fossi fidanzata, mai si poteva immaginare che quello era un diamante sintetico! Io mi sono fatta una gran risata ed ho pensato che se un giorno l’avessi messo in Italia, all’epoca non ero ancora fidanzata, chissà cosa avrebbero pensato.
Ma quando tutto è scritto……
Qualche anno dopo incontrai un ingegnere italiano con il quale mi fidanzai; questo signore che divenne poi mio marito guarda caso aveva rapporti con un’azienda americana che produceva i diamanti sintetici. Vengo a sapere che negli Stati Uniti c’è già chi taglia queste pietre per la gioielleria e per la bigiotteria e che oramai non le utilizzano solo per uso industriale.
Una coincidenza incredibile!                                                         

Per me è stata una favola. Ci siamo sposati a Parigi dove sono rimasta ancora parecchi anni. Al nostro matrimonio hanno partecipato diversi personaggi della politica e della finanza, ed anche un capo di stato per i quali io lavoravo in quanto coniavo le monete alla Zecca per loro ed abbiamo avuto persino un articolo del “Figaro” dedicato alle nostre nozze. Non potevo lasciare in quel momento Parigi perché avevo tanti contratti importanti con stati esteri anche se mio marito continuava ad insistere perché io rientrassi in Italia, ma io avevo troppi successi e soddisfazioni nel mio lavoro. Anche il Corriere della Sera mi dedicò mezza pagina nel 1973 parlando della giovane imprenditrice italiana che aveva chiuso dei contratti importanti con diversi stati Europei.

Quando è rientrata in Italia?

Sono rientrata a Milano 4 anni dopo nel 1978. Da tanto tempo avevo coltivato dentro di me l’idea dei diamanti sintetici e a Milano ho realizzato il mio sogno. Ho fondato una S.P.A. ed ho dovuto ricominciare tutto da capo. Non conoscevo nessuno e nel giro di pochi anni con la mia azienda sono arrivata ad avere come clienti le famiglie più importanti di Milano, della Lombardia e anche d’Italia. Ho aperto il negozio “Diamanlie” a Viale Premuda che ancora esiste che ha cambiato completamente il mercato della gioielleria tradizionale ed è come un salotto da dove passano tutte le signore più importanti d’Italia.

Potrebbe darmi una definizione del diamante sintetico?  

Ne esistono diversi tipi. C’è il diamante di sintesi, carissimo, in carbonio; per ora vengono tagliate solo pietre da uno, due carati. È ovvio che la gente da me non viene per un carato perché ci vuole la lente per vederlo, vuole pietre molto più grandi. Le nostre pietre sono in silicato d’alluminio, fuse a temperature altissime con un indice di rifrazione non identico, ma similissimo a quello dei diamanti: quello del diamante è intorno a 2.417, il nostro 2.18 circa. Quello che stupisce è la lucentezza ed il taglio che sono esattamente come quelli dei diamanti naturali: quella del diamante è di 10, la nostra supera 8.5, tant’è che io nonostante la crisi, come azienda esisto da 35 anni e le clienti tornano sempre da me a comprare.

Non per niente c’è questo mito che il diamante è per sempre…

Se i miei non sono per sempre ma sono, però, per tutti i giorni ed è questa la mia filosofia, ma hanno un prezzo competitivo se si pensa che un diamante come questo che le sto mostrando sono 20 carati il prezzo non meno di diversi milioni di euro dipende dalla purezza mentre il “Diamanlie” con una montatura di alta gioielleria in oro 18 carati, realizzato a mano viene poco più di mille euro! Adesso capisce come mai ho avuto un grande successo sul piano commerciale.

La “Diamanlie” è un’azienda che opera a livello internazionale?

Il mio più che un lavoro di business è stato un lavoro di relazione. All’estero grazie alla Principessa Fustenberg che all’epoca indossò dei miei meravigliosi orecchini disegnati solo per lei, alcune persone del suo giro internazionale incuriosite vennero a trovarmi in negozio. Tanto per farle un altro esempio, tra le mie creazioni ho realizzato un paio di orecchini di grande glamour che ho appositamente disegnato per Lady Diana per conto di una delle mie clienti speciali. Io avevo 30 anni di meno ed avevo delle idee all’avanguardia all’epoca, le signore compravano da me perché nessuno era in grado di distinguere un diamante vero da uno sintetico. Io alle mie clienti ho sempre detto: “non date spiegazioni lasciate che guardino le lavorazioni”. Chiunque osservi la fattura dei miei gioielli si rende conto che non può essere tarocca come si suol dire, è alta gioielleria tutta realizzata a mano.

Nonostante all’inizio gli artigiani del vostro settore fossero prevenuti ha avuto un buon successo la sua idea?

All’inizio gli artigiani mi ridevano in faccia pensando che io fossi matta, ma poi mi hanno copiata tutti e anche le gioiellerie più famose hanno iniziato ad inserire lo zircone ed altre pietre di sintesi. Nessuno pensava che io avrei continuato per tutti questi anni ma devo tutto a mio marito che mi ha sempre sostenuto. La mia però è stata una scelta molto precisa: famiglia, famiglia, famiglia. Mi è sempre andata bene questa attività iniziata per hobby e tale è rimasta. Anche se si trattava di un hobby, non ho mai voluto vendere per gioco alle amiche, ma fare le cose regolari come all’estero t’insegnano. Educata in Francia, ho detto: “Non voglio fare fesserie. Grazie a Dio, ho un marito che mi può dare quello che mi serve e quindi devo fare le cose seriamente.

Qual è il suo segreto? Quello che Le ha permesso di fare di un hobby un business a tutti gli effetti?

Il gioco vero è stato convincere queste signore che mi snobbavano all’inizio. Ancora oggi, a distanza di 35 anni, in certi ricevimenti ne vedo alcune note, altre meno note, altre ancora notissime che mi schiacciano l’occhio, fanno finta di non conoscermi e quando me le presentano dicono: “Buona sera, come sta? Piacere di conoscerla”. E’ come il discorso del chirurgo plastico: lo conoscono tutti ma fanno finta di non conoscerlo. Inoltre faccio molto affidamento sulla pubblicità.

Ecco, quest’ultima pubblicità che avete fatto sul Corriere della Sera…

L’abbiamo fatta a maggio, è buffissima.

“Explosion proof of colour”

Questa è un’idea che ho rubato a casa. Mi spiego meglio: con un marito ingegnere e un figlio ingegnere che realizzano apparecchiature per le centrali termiche, i gasdotti, le centrali idroelettriche ecc. e hanno tante apparecchiature di sicurezza, è nato l’Explosion proof, che è un piccolo apparecchio utile a evitare che avvengano scoppi negli impianti. La sera a tavola sentivo parlare continuamente di “Explosion Proof” non ne potevo più’! Un giorno una mia collaboratrice mi fa notare che molti clienti vogliono il colore ed io il colore non l’ho mai amato molto tranne lo smeraly, ossia lo smeraldo di sintesi. Quindi le chiedo: “Cosa facciamo: la bandiera italiana?” bianco, verde, rosso anche per l’anniversario dell’unità d’Italia, il centocinquantesimo. “Eh sì, signora, vogliono la bandiera italiana”. Allora ho pensato: “C’è un’esplosione di colore” e mi sono ricordata dei miei uomini e dell’Explosion proof: Quindi ho optato per lo slogan: “Mai come quest’anno è scoppiata la voglia di colore. Diamanlie lo fa da sempre. Dal 1975”.

Bellissima questa pubblicità.

Il giorno in cui è uscita ed io ero in giro per organizzare il matrimonio di mio figlio, le commesse hanno dovuto chiudere il negozio. Avevano gente sul marciapiede che non sapeva cosa volesse dire la pubblicità, ma fingeva di saperlo”. Anche questo è stato quasi un gioco. Ecco, l’ultima cosa che ho fatto è stata orientarmi sul colore.

Progetti per il futuro?

Precisamente ancora non saprei, non programmo in anticipo le mie collezioni, sono in una mia pausa di riflessione. L’oro un anno fa costava 22 euro al grammo; oggi è quotato 42. Può essere che inizierò a lavorare l’oro a 9 carati, e l’argento. Insomma, ci darò dentro con nuove idee come al solito!
Questo è il segreto di tutta la mia storia.