Il re è nudo!

Inaspettato successo per il lancio del primo rapporto sugli Ogm di Vandana Shiva “Gli Ogm in agricoltura? Un fallimento globale” che raccoglie evidenze planetarie di impatti e resistenze sociali.
Ospite d’onore alla conferenza, che ha visto la partecipazione dell’AIAB (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica) e della FIRAB (Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica) era proprio Vandana, donna indiana premio Nobel per la pace a Sydney, conosciuta in tutto il mondo anche per aver difeso a spada tratta il Bio, fondando la Navdanya International (Associazione per la tutela della biodiversità). 

   Interamente basato sulla metafora di una famosa fiaba di Andersen “L’imperatore non ha più vestiti”, l’attacco agli Ogm ha smentito le tesi e abbattuto le false promesse con cui è stata motivata l’espansione delle colture transgeniche nel mondo. A farne le spese, il colosso mondiale della Monsanto, leader delle colture Ogm, “messo a nudo” con i risultati schiaccianti del rapporto che non permettono repliche di sorta: non hanno aumentato le produzioni né diminuito l’utilizzo di sostanze chimiche, e non hanno migliorato le difese contro parassiti e infestanti. Al contrario, il loro effetto è stato opposto: hanno devastato la biodiversità, creato infestanti e parassiti nuovi e ancor più resistenti con il conseguente aumento dell’utilizzo di sostanze chimiche nocive all’uomo, all’ambiente e all’ecosistema, e hanno impoverito milioni di contadini (si pensi che solo in India più di 250.000 contadini si sono tolti la vita per la disperazione; e in Sud Africa si è verificata una situazione analoga).
 


 
La sua esortazione: “L’Italia punti a un modello di agricoltura sostenibile, varando subito una clausola di salvaguardia e aumentando i controlli sulle sementi importate”.

Il suo auspicio: che questo rapporto apra una campagna mondiale di sensibilizzazione e che da questa consapevolezza possa svilupparsi la sfida per una nuova democrazia alimentare, per poter chiudere definitivamente l’infelice parentesi transgenica puntando a un modello di sviluppo agroalimentare sostenibile, di qualità e biodiverso.
Staremo a vedere.

 

Post Comment