Indignati come “un Marziano a Roma” di Ennio Flaiano

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“Indignados” è il movimento sociale spontaneo di cittadini spagnoli che avevano dato vita ad una consistente mobilitazione pacifica contro il governo spagnolo nel maggio di quest’anno, in occasione delle elezioni amministrative. L’obiettivo: promuovere una democrazia partecipativa superando gli schemi politici bipolari. Subito dopo, movimenti analoghi si sono ripetuti in tutto il mondo.

Nel nostro Paese, gli indignati, si sono caratterizzati per avere raccolto un certo consenso popolare funestato purtroppo da facinorosi, teppisti e black bloc di serie che hanno devastato pesantemente Roma e indignato i romani. Questa specie di guerriglia ha creato la solita anomalia italiana, rispetto al resto del mondo. Questa “battaglia” sicuramente estranea ai manifestanti, non solo non trova giustificazione ma ha messo in cattiva luce le cause sollevate dagli indignati.

In Italia, le divisioni politiche sono molto più forti che altrove ed è dimostrato dagli scontri verbali continui ai quali assistiamo da troppo tempo, come se ci fosse un nemico da distruggere dietro la porta. E’ probabile che il passaggio alla democrazia compiuta, che tutti noi decantiamo, non è stato completato come dovrebbe. Se solo si considerasse la gravità dell’attuale quadro internazionale occorrerebbe sforzarsi di individuare un terreno comune di crescita economica per battere la crisi e promuovere lo sviluppo per la pace. Sul piano sostanziale, la situazione è stata fin troppo tollerata dalle Istituzioni.

Negli altri Paesi sicuramente la tolleranza è di gran lunga inferiore alla nostra, da noi si teme sempre la polemica ora dei dati, ora degli interventi con il risultato finale dell’immobilismo. Questo discorso impone una nota legge sociologica: “meno gli stimoli trovano sfogo e più aumentano le forme di violenza”. Negli ambienti culturali e non, nei centri sociali, nelle università questo fenomeno è noto, anzi è arrivato in ritardo mentre l’incubazione era palpabile ed evidente. Guardando da vicino la situazione italiana i nostri giovani da tempo assistono continuamente ai drammi degli immigrati (Lampedusa insegna), assistono alla disgregazione del nostro sistema politico tutti i giorni. E giustificazioni a parte, i nostri giovani sono sopraffatti da eventi assurdi e arrivano a questo appuntamento stressati ed esausti. Fino a qualche mese fa si diceva dell’Italia che aveva superato la crisi e che i problemi economici erano stati risolti, con un sbandierato messaggio di becero “ottimismo”. Uno dei motivi che è divampato nei giorni scorsi, attraverso la manifestazione, credo sia stato a mio modo di vedere l’essere stati presi in giro.

Questi episodi hanno sottolineato sicuramente la qualità della crisi e la sua profondità mettendo in risalto la sfiducia nelle sistema politico ed in particolare nell’attuale esecutivo. Oggi come oggi l’indignazione è all’ordine del giorno. Va di moda e il concetto e si sta allargando con una veduta che si estende anche oltre i nostri confini e mirata ai governanti, alle opposizioni e alle classi dirigenti europee. L’indignazione è da considerarsi l’ennesima manifestazione dell’antipolitica. Infatti colui che cerca di capire come funziona la società non si indigna né si proclama indignato. L’indignazione in politica se autentica è una reazione elementare e subitanea. Non basta l’ingiustizia per suscitare l’indignazione: sarebbe necessaria la certezza della pena al colpevole vero o presunto.

In generale in una società come la nostra, dove la politica annaspa, tutte le spiegazioni fornite dalle ideologie di un tempo non hanno più futuro. Speriamo che la raccolta di firme per cambiare l’attuale sistema elettorale, possa essere una vera forma popolare di indignazione senza violenze.
 

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