Relazione del Segretario Generale del Consiglio Generale Italiani all’Estero ELIO CAROZZA

di | 1 Nov 2011

dal sito www.cgie.it del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero
 
Illustrata in apertura dei lavori alla Farnesina

Care e cari Consiglieri del CGIE a voi tutti il saluto piu’ sentito del Comitato di Presidenza. A nome di tutto il CGIE saluto e ringrazio i rappresentanti del Governo, del Parlamento, delle Regioni e dell’Amministrazione per la loro presenza e per i contributi che porteranno ai nostri lavori.

Un saluto particolare pieno di auguri di buon lavoro e di successo al Direttore Generale Carla Zuppetti per la sua nomina ad Ambasciatore d’Italia a Berna.

Al Direttore Generale vanno i nostri più sentiti ringraziamenti per il lavoro svolto in condizioni non facili, anzi, piuttosto complesse in un periodo che si é rivelato tra i più delicati e difficili per le politiche rivolte agli italiani che vivono nel mondo.
Le drastiche riduzioni delle disponibilità finanziarie e dei servizi erogati dalla rete diplomatico/consolare, che hanno di fatto ridotto al di sotto di ogni ragionevole livello in senso stesso della presenza dell’Italia tra gli italiani che vivono nel mondo, nonché e forse soprattutto la sottovalutazione o, meglio ancora, la non considerazione da parte del Governo dell’immenso patrimonio che essi rappresentano per il nostro Paese.

Nei rispettivi ruoli abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo insieme tutte le difficoltà che sono emerse e che emergono rispetto alle decisioni politiche assunte in questi ultimi tre anni dal nostro Governo in materia di Italiani all’estero.

Abbiamo avuto modo di constatare che, in questo contesto, il Direttore Generale ha saputo trovare la forza, l’intelligenza e l’apertura per far fronte ai problemi, per ricercare le migliori soluzioni con le risorse disponibili e per continuare a mantenere un dialogo costruttivo e un confronto leale tanto con il CGIE che con i Comites!

Per tutto questo, cara Ambasciatore, i più sinceri auguri di successo professionale e di soddisfazioni personali per il nuovo incarico che le é stato affidato da parte di tutto il CGIE, unito ad un vero e sentito grazie!

Care e cari Consiglieri, apriamo i lavori di quest’Assemblea in un momento difficilissimo, sotto ogni punto di vista, che attraversa il nostro Paese.

Ascoltiamo con molta attenzione i richiami e gli appelli alla solidarietà, all’unità del Paese e delle sue forze politiche e sociali, alla ragionevolezza e alla ricerca di un comune terreno di azione e di impegno per il bene di tutta la Nazione da parte del nostro Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Al Presidente della Repubblica va il caloroso saluto e ringraziamento del CGIE, dei Comites e di tutti gli italiani che vivono nel mondo, per il lavoro che Egli svolge e per l’eminenza del suo ruolo grazie ai quali l’immagine e la credibilità internazionale dell’Italia riscontrano una reale positività in grado di controbilanciare le criticità sempre più diffuse nell’opinione pubblica dei nostri Paesi di residenza a causa dell’instabilità politica, della crisi economico/finanziaria e purtroppo di episodi legati alla sfera morale e del costume.

Proprio al Presidente della Repubblica vogliamo rivolgere la rispettosa richiesta di ricevere il CGIE per ascoltare la voce preoccupata delle Comunità italiane che si sentono ingiustamente sottovalutate e ignorate e che sono fortemente preoccupate per il rischio crescente di vedere tagliato definitivamente il cordone ombelicale con la madre patria e in modo particolare con le giovani generazioni, con l’emigrazione tradizionale, con gli oriundi e con le nuove mobilità.

Il nostro Paese vive in questi giorni tutto il malcontento, il disagio e la protesta frutto di una situazione politica, sociale e finanziaria che incide negativamente e direttamente sulla vita quotidiana di milioni di nostri connazionali.

Manifestano gli studenti e gli insegnanti per i tagli alla scuola, protestano gli operatori della sanità, abbiamo visto per la prima volta protestare pubblicamente Sindaci e Presidenti di Regioni di ogni orientamento politico, che si vedono costretti a sopprimere servizi indispensabili per i loro cittadini.

Assistiamo ad un continuo e preoccupante aumento della disoccupazione e della precarietà, particolarmente allarmante quella giovanile. Da ultimo, il richiamo del Governatore della Banca d’Italia Draghi sulla mancanza di prospettiva e sulla disattenzione alle politiche giovanili. L’allarme è chiaro, senza una inversione di tendenza la situazione rischia solo di aggravarsi e di precipitare, raggiungendo un punto di non ritorno.

In questo contesto ed in questo quadro noi affronteremo i punti iscritti all’agenda dei nostri lavori con la difficoltà aggiuntiva che le questioni relative agli italiani all’estero sono sottovalutate, non considerate e marginalizzate dall’attenzione della politica e del Governo.

Un osservatore esterno non troverebbe e non capirebbe la ragione che motiva l’impegno di centinaia e migliaia di persone che vivono all’estero e si consacrano, nel più assoluto volontariato, alla causa degli italiani all’estero.
Non si coglie un motivo, a dire il vero, che possa dare forza e coraggio per continuare una sacrosanta lotta e battaglia, al contrario viviamo spesso sulla nostra pelle una sensazione di impotenza, di scoramento e disagio, spesso si coglie anche un forte senso di umiliazione.

Facilmente potremmo tutte e tutti essere presi dalla voglia di dire basta e di abbandonare questa causa senza più resistere, senza più lottare, rinunciando a tutto o a quel poco che resta.

Tuttavia, affronteremo i lavori di questa nostra Assemblea in maniera positiva ed aperta. Sono convinto che sapremo trovare le ragioni per continuare e far valere tutta la nostra volontà e tutta la nostra determinazione. Sapremo vivere il difficilissimo momento ed la sensazione di forte malessere con lo stesso spirito di chi si confronta oggi nelle città, nei paesi e nelle Regioni, nelle scuole, negli ospedali, nella pubblica Amministrazione con enormi difficoltà per rendere la vita dei cittadini, più dignitosa, meno penosa e più vivibile.

Nell’esperienza politica dell’emigrazione ci sono stati altri momenti in cui gli italiani all’estero sono stati lasciati soli e senza alcun sostegno dalle autorità italiane, a fare i conti con gravissime difficoltà economiche e sociali, spesso nell’ostilità delle società d’accoglienza. In quei momenti l’emigrazione ha saputo resistere all’indifferenza ed insistere, portando avanti le proprie rivendicazioni fino a quando la situazione é cambiata e si è potuto ritrovare uno spirito costruttivo portatore di conquista e crescita. La verifica storica, poi, ha dato riscontri positivi per quelli che hanno resistito e costruito, non per quelli che si sono girati da un’altra parte o hanno desistito.

In quelle situazioni la differenza non l’hanno fatta i finanziamenti dello Stato Italiano ma l’impegno delle Associazioni laiche e cattoliche dell’emigrazione stessa, l’impegno all’estero di alcune forze politiche di diverso orientamento e degli organismi rappresentativi delle forze sociali e sindacali, nonché di quegli organismi rappresentativi, che esistevano in quegli anni, nati dalla sola ed esclusiva volontà degli stessi italiani.

Quell’impegno difficile e ingrato ha saputo, nella storia dell’emigrazione italiana, conquistare credibilità nelle nostre comunità e guadagnare il sostegno attivo e consapevole.
Reagire e combattere, resistere, mantenere rapporti, elaborare proposte: queste sono le armi per risalire la china e contribuire a cambiare il quadro politico e a trovare risposte ai bisogni, alle istanze e alle aspirazioni degli italiani che vivono oggi nel mondo.

Per questo, per non tradire una parte importante della storia degli italiani all’estero, abbiamo il dovere in questo difficilissimo passaggio di continuare, di resistere trovare le modalità per continuare con testardaggine a difendere gli interessi degli italiani all’estero e a far capire l’importanza per il nostro Paese di valorizzare ed investire sull’immenso patrimonio culturale, economico e finanziario costituito dei connazionali che vivono all’estero.

Per questo credo che la nostra unità, quella del Consiglio Generale, sia la condizione assoluta. Abbiamo in questi ultimi mesi vissuti momenti di dialettica interna, che spesso ha assunto anche un carattere polemico andato anche al di là delle intenzione degli uni e degli altri.

Sono sicuro che non ci sia stata l’intenzione da parte di ognuno di noi di voler sopraffare l’altro. C’era solo tanta voglia di fare e di guardare avanti. Le ragioni che hanno portato ad anticipare la tenuta di questa Assemblea sono validissime e sono tutte basate sul forte legame che ciascuno nutre verso le questioni degli italiani all’estero. Non é stato affatto un momento di contrapposizione, é stato piuttosto un confronto sano e corretto, rispettoso delle posizioni degli uni e degli altri.

Adesso dobbiamo guardare in avanti e tutti insieme. Non é questo il momento di creare divisioni. Questo é il momento per consolidare maggiormente la nostra unità d’intenti e d’azione. Questo é ancora di più il momento per questo CGIE di raccordarsi ancora di più con il territorio ed in particolare con i Comites e con la rete associativa e continuare a mantenere, nel rispetto dei ruoli, un dialogo e un rapporto con i Parlamentari eletti nella Circoscrizione Estero.

Molte sono le questioni aperte, i punti iscritti all’ordine del giorno ci permetteranno di discutere, di fare chiarezza, di proporre e di sollecitare l’attenzione del Governo e del Parlamento.

Care e cari Consiglieri, dopo la riforma Costituzionale che aveva creato la Circoscrizione estero e la legge sul voto all’estero, eravamo tutti convinti che si sarebbe aperta per gli italiani all’estero una nuova fase storica. Non abbiamo mai considerato quella conquista come un punto di arrivo ma solo ed esclusivamente un nuovo punto di partenza.

Avevamo dinnanzi a noi una nuova stagione che doveva essere riempita di riforme e di nuove prospettive. Avevamo la consapevolezza dei mutamenti intervenuti tra e nelle nostre comunità, della loro crescita culturale, sociale ed economica e dei nuovi rapporti che le stesse potevano far valere tanto nei Paesi di accoglienza, grazie ai livelli di integrazione raggiunti quanto nei confronti dell’Italia.

Abbiamo sentito in quel periodo anche l’inizio di una crescita di consapevolezza del patrimonio e dell’immensa risorsa che rappresentavano gli italiani all’estero per il Paese Italia.

Avevamo da un lato raggiunto finalmente il pieno riconoscimento dei diritti costituzionali e di rappresentanza e dall’altro conquistato l’interesse e l’attenzione della politica e delle Istituzioni. L’emigrazione italiana finalmente aveva riscattato se stessa ed aveva vinto una battaglia storica durata quasi un mezzo secolo!

In questi ultimi tre anni abbiamo invece assistito al paradosso dei paradossi.
L’attacco subdolo e poi frontale alla rappresentanza, accompagnato da un costante e forte ridimensionamento delle risorse finanziarie. Abbiamo assistito da parte del Governo, tramite il suo sottosegretario Mantica, ad un disinteresse e una disattenzione mai fino ad allora registrati. Abbiamo amaramente constatato la totale assenza del Ministro degli Esteri Frattini. Il Ministro Frattini, al quale abbiamo più volte ricordato di essere anche il Presidente del CGIE, non ha mai presenziato i lavori del Consiglio Generale. La sua assenza é unica in senso assoluto. E’ stato l’unico Ministro degli Esteri che ha abdicato alla funzione che una legge dello Stato gli ha affidato.

Inoltre il mancato rinnovo a scadenza naturale del CGIE e dei COMITES per decisione del Governo con il pretesto della necessità di riformare questi stessi organismi, atteggiamento inconcepibile e irrispettoso del concetto stesso di democrazia, ha contribuito sostanzialmente a uno sfiancamento con conseguente indebolimento delle rappresentanze stesse che hanno piuttosto dovuto attivare un’opera di resistenza che di sviluppo e di avanzamento delle politiche e degli interventi per gli italiani nel mondo
Pertanto, dal 2009 sulle questioni degli italiani all’estero la realtà parlamentare si è concentrata e si concentra sulla riforma di questi istituti di rappresentanza anziché investire le proprie energie sulle necessità reali delle nostre comunità all’estero.
Avremmo potuto aspettarci, in questo quadro disegnato dal Governo, un sostegno da parte parlamentare, in particolare dagli eletti all’estero. Tale sostegno, non solo non è arrivato, ma al contrario ha contribuito ad assumere di fatto le posizioni del Sottosegretario Mantica. Nonostante la contrarietà conclamata e argomentata a più riprese dal mondo dell’emigrazione, attraverso anche manifestazioni pubbliche di rilievo sul piano nazionale e nei territori d’emigrazione, il Senato della Repubblica si è dimostrato sordo e insensibile alle ragioni che avevano come base l’adattamento di questi Istituti di rappresentanza alla nuova realtà venuta alla luce con le elezioni dei parlamentari all’estero.
Al contrario, il disegno di legge approvato al Senato e oggi in discussione alla Camera svuota di fatto la natura stessa della rappresentanza di CGIE e COMITES, li allontana dal territorio e li rende semplici attori passivi, rischiando di diventare il megafono dei partiti e dei parlamentari eletti all’estero.

Negli ultimi mesi si è aggiunta a questo quadro la proposta del Ministro Calderoli nell’ambito dell’eventuale riforma costituzionale da un lato la prospettata fine del bicameralismo perfetto con l’attribuzione di competenze alle due Camere e parallelamente la scellerata ipotesi di soppressione della Circoscrizione Estero, proposta condivisa in un primo momento anche dal Sottosegretario Mantica.
Siamo nella confusione più totale, abbiamo sentito in ogni occasione affermare fino alla noia dal Sottosegretario Mantica l’inutilità del CGIE a seguito della presenza in Parlamento degli eletti all’estero. Oggi possiamo dire che egli ha navigato e naviga a vista, lasciando emergere la non conoscenza della storia dell’emigrazione e dell’evoluzione che essa ha raggiunto. Oggi possiamo anche dire che egli ha dato spazio solo alla sua voglia di voltare pagina e di modernizzare tanto per modernizzare senza un disegno organico, frutto solo di una volontà di non considerazione dell’emigrazione italiana, che invece è cresciuta e si è costruita negli anni ed è presa ad esempio da altri paesi più che comparabili al nostro ed è rappresentata nell’immaginario collettivo dal Ministro Tremaglia.

Con la condivisione in un primo momento della proposta Calderoli della soppressione della Circoscrizione Estero, delle due una, o il Sottosegretario deve trovare un accordo con se stesso, oppure emerge con tutta la sua forza l’obiettivo reale e originario che è l’attacco frontale mirato allo smantellamento della rappresentanza degli Italiani nel mondo.

Riscontriamo in questi giorni le dichiarazioni rilasciate da Mantica la scorsa settimana alla Camera dei Deputati che invece fanno salva la circoscrizione estero, ma a quali condizioni?. Nell’Atto Senato n.2941 relativo alle “Disposizioni concernenti la riduzione del numero dei parlamentari, l’istituzione del Senato Federale della Repubblica e la forma di Governo”, è prevista la sola presenza di 5 eletti all’estero alla Camera dei Deputati e nessuna presenza nel futuro Senato Federale.
Questo aggiunge confusione a confusione e dimostra che si naviga a vista con prese di posizioni che variano come varia il tempo meteorologico.
Il dazio da pagare, dunque, per la sopravvivenza di ben cinque parlamentari è lo svuotamento del Consiglio Generale. E’ questo il modello di rappresentanza auspicato per decenni?

Per quanto è di nostra competenza, al contrario, la serietà e la portata di queste materie, quali i diritti, la rappresentanza democratica e la piena cittadinanza richiederebbe una riflessione, un’analisi e un progetto chiaro che rifletta e sia capace di raccogliere un largo consenso e destinato a rispondere a lungo alle esigenze di una comunità che al suo interno mostra dinamiche evolutive costanti.

Noi però come Consiglio Generale, nonostante tutto, vogliamo ancora credere che il nostro paese sia capace in questo momento oggettivamente complesso e dove si prospettano tuttavia riforme importanti per la vita dello Stato, di mantenere il legame con le proprie comunità all’estero e noi vogliamo e pretendiamo di contribuire, partecipando in prima linea e portando tutte le esperienze e le conoscenze di una comunità presente in ogni angolo del mondo e che solo può rappresentare una reale risorsa culturale, economica e sociale per il nostro Paese.

Allora io dico fermiamoci un attimo! Buttiamoci dietro le spalle le prese di posizione e le polemiche degli ultimi anni, torniamo a ragionare con consapevolezza e sulla base di prospettive aperte. Noi come Consiglio Generale non siamo e non vogliamo apparire arroccati su posizioni conservatrici. Ciò che a noi preme maggiormente – e mi rivolgo alle forze politiche e parlamentari – è che non venga a mancare quello spirito che nel passato ha animato la coscienza di dare pieno cittadinanza e partecipazione democratica attraverso una giusta ed efficace rappresentanza istituzionale agli italiani che vivono fuori confini nazionali. Tutto ciò senza mai perdere di vista i cambiamenti intervenuti e la continua dinamica evolutiva combinata con le reali potenzialità economiche, sociali e culturali che queste comunità nel mondo rappresentano per l’Italia.
Se c’è un‘urgenza di intervento del Parlamento questa riguarda sicuramente la disciplina del voto all’estero, tanto più nel caso di eventuali elezioni anticipate. Deve il Parlamento al più presto porre rimedio alle disfunzioni emerse nelle ultime tornate elettorali sotto il punto di vista procedurale e della sicurezza e della certezza del voto, che hanno portato tanto danno all’immagine degli italiani all’estero.

Nel frattempo noi dobbiamo contemporaneamente far fronte alla situazione finanziaria che si è venuta a creare negli ultimi tre anni e che si prospetta ancora più dirompente nel biennio 2012-13 con tagli che di fatto azzereranno le già minime risorse a disposizione e cancelleranno la presenza e i servizi consolari in molte aree dove ancora è molto significativo il numero di connazionali. In poche parole le istituzioni italiane saranno presenti sul territorio poco e solo sporadicamente.

Dobbiamo fare molta chiarezza e dobbiamo soprattutto dire a chi opera nei territori, ai Comites, agli Enti Gestori di Lingua e Cultura, agli Enti di assistenza e a chi si occupa dell’informazione all’estero che grazie alla politica dei tagli lineari messa in atto dal Governo, non ci sarà più nulla per finanziare tanto gli interventi quanto per il funzionamento degli Enti.

Le manovre finanziarie messe in atto dal Governo attraverso i tagli lineari significano non avere coraggio e non essere capaci di fare scelte politiche. I tagli lineari hanno creato e creano ingiustizia e iniquità. Invece di non fare scelte politiche questo governo avrebbe potuto più coerentemente e in trasparenza optare per una cancellazione pura e semplice della rappresentanza e delle politiche per gli italiani all’estero.
Perché di fatto così è.
E se non lo si dice apertamente è solo perché non si ha il coraggio delle proprie idee e ci si nasconde dietro alchimie e si gioca allo scaricare responsabilità l’uno con l’altro.

IL Governo allora ha il dovere di far sapere ai presidenti dei Comites e degli Enti gestori fin d’ora che dovranno prendere ogni disposizione utile per non ritrovarsi nell’impossibilità di rispettare gli impegni finanziari presi con conseguenti rischi di gravi difficoltà anche sul piano personale.

Questo lo diciamo per non essere disfattisti o allarmasti, ma solo per un dovere morale nei confronti di chi opera nel pieno volontariato, cioè a chi va tutto il nostro sostegno e la nostra solidarietà. Il CGIE e i Comites hanno il dovere di informare le comunità e non si presteranno ad essere corresponsabili di questa situazione e certamente non dovranno esserne considerati il paravento.

Questa è la situazione che ci troviamo ad affrontare in un contesto nazionale che ho cercato di evidenziare all’inizio di questo intervento.
Voglio ripetere che questo non è il momento di mollare. Dobbiamo continuare a resistere e dobbiamo far di tutto per trasmettere questo senso di responsabilità che proviene esclusivamente dall’esperienza del volontariato in emigrazione coinvolgendo in questo chi opera nel territorio e in particolare i Comites e le associazioni.
Insieme a loro dobbiamo trovare le modalità e gli strumenti che permetteranno in questo nuovo contesto di continuare ad assicurare una presenza significativa nelle nostre comunità, guardando al futuro ma forti dell’esperienza e della storia dell’emigrazione italiana, convinti che prima o poi riusciremo a far capire al Parlamento e al Governo che le comunità italiane all’estero non sono un peso ma una risorsa.
Ragione per la quale oggi ancora più di ieri è necessario nell’immediato rafforzare il raccordo e la presenza del Consiglio Generale nei vari paesi, lavorando sul territorio insieme ai Comites e a tutte le forme di associazionismo organizzato laico e cattolico, alle realtà associative rappresentative regionali e alle forze sociali e politiche italiane che operano in tutti i continenti.
Non abbiamo alternativa la realtà è dura e molto complessa, tocca alle stesse comunità e ai suoi rappresentanti che si ritrovano ancora una volta soli e da soli devono uscirne trovando nuove e moderne modalità di azione e di operatività capaci di mantenere vivo e forte il rapporto con l’Italia, capaci di poter rispondere ai bisogni e alle aspirazioni in particolare delle nuove generazioni.