Dossier statistico dell’immigrazione 2011
a cura di G. Elti di Rodeano

Il dossier statistico sulla migrazione che viene presentato annualmente a fine anno dalla Caritas/Migrantes riveste questo anno particolare interesse per la fase negativa della economia mondiale e per turbamenti che agitano le popolazione del africane del bacino del Mediterraneo, flussi interessanti in particolare l’Italia.

L’analisi dei flussi pone in evidenza che le migrazioni sono in forte in aumento per un totale di 214 milioni (4,2 milioni sono italiani) con un flusso annuale di circa 6 milioni. Nei numeri sono compresi 3,7 milioni di giovani che studiano all’estero (per un sesto sono cinesi).
Nel 2010 si contano 43,7 milioni di persone in fuga, 15,4 milioni di rifugiati e 850mila richiedenti asilo, in particolare negli Stati Uniti, in Francia ed in Germania, mentre per l’Italia le richieste nel 2010 si sono dimezzate a seguito dei respingimenti in mare, ma sono nuovamente in aumento per il 2011.

L’Unione Europea si conferma una forte area di immigrazione che si è estesa anche a paesi dell’Est europeo: in Polonia sono stati regolarizzati circa 300mila extracomunitari.
In Italia nel 1861 – l’anno dell’Unità – i residenti stranieri erano 89mila su una popolazione di 22.182.000 italiani. Da allora si è avuto il periodo della grande migrazione italiana durata oltre un secolo con ben 30 milioni di espatri.
Nel 1951 – primo censimento del dopoguerra – gli stranieri residenti in Italia erano 130mila su 47.516.000 italiani e nel 1991 625mila su 56.778.000 italiani. Alla fine del 2010 su 60.626.442 residenti nel paese degli stranieri erano 4.570.317 8 per il 51,8% donne, con una incidenza sulla popolazione del 7,5% 852 volte in più del 1861. La ripartizione territoriale degli immigrati in Italia è oggi la seguente: Nord Ovest 35,0%, Nord est 26,3%, Centro 25,2% , Sud ed Isole 13,5%.

Il movimento delle persone che hanno attraversato le frontiere italiane registra 1.543.253 visti per l’ingresso in Italia in cui non sono compresi i movimenti dei cittadini dell’Unione Europea, ma si stimano in oltre 40 milioni le persone che hanno effettuato almeno un pernottamento.
In tale contesto si inseriscono anche i flussi irregolari. Nel 2010 sono stati effettuati 4,201 respingimenti alle frontiere, 16.086 rimpatri forzati a fronte di 50.717 persone rintracciate in posizione irregolare, ma vengono stimate in circa mezzo milioni gli irregolari presenti nel paese.

Sotto l’aspetto demografico che, come noto, evidenzia un continuo processo di invecchiamento della popolazione italiana ed un basso tasso di fecondità (1,29 per le donne italiane rispetto a 2.13 per le donne straniere) e si rileva che l’età media degli stranieri è di 32 anni contro 44 anni per gli italiani (nel 2010 l’aumento degli ultrasessantenni è stato di 1 milione800mila unità), con una incidenza dei minori del 21,7% e delle persone in età lavorativa del 78,8% mentre gli ultrasessantenni sono di poco superiori al 2%.
A metà del secolo l’Istat stima che gli stranieri raggiungeranno i 12,4 milioni con una incidenza sulla popolazione italiana del 18%. Già oggi in Emilia Romagna, Umbria, Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige, Toscana, Marche e Lazio la percentuale si attesta tra il 10 ed 9%.

Sotto l’aspetto occupazionale ed economico i migranti costituiscono circa un decimo della forza lavoro ed occupano particolarmente mansioni meno qualificate dalla bassa competizione con la forza lavoro italiana anche in un periodo di sofferenza economica come l’attuale, che però vede in controtendenza il dinamismo imprenditoriale: il numero delle imprese gestite da immigrati è infatti aumentato nel 2010 di 20mila unità arrivando nel complesso a 228.540 imprese a fine 2010, ed il trend continua.

Gli indicatori sociali registrano 40mila casi di acquisizione della cittadinanza italiana per residenza o per matrimonio cui vanno aggiunti 26mila casi di riconoscimento registrati nelle anagrafi dei Comuni. Sono 600mila i casi di acquisizione stimati in totale dall’Istat, con un indice inferiore alle acquisizioni di cittadinanza nell’Unione Europea.

I minori figli di stranieri sono quasi 1 milione con aumento annuo di circa 100mila unità (comprese i ricongiungimenti familiari), e le seconde generazioni hanno raggiunto ormai le 600mila unità.
Nell’anno scolastico 2010-2011 gli alunni stranieri sono aumentati del 5,4% con una incidenza sulla intera popolazione scolastica del 7,9% (maggiore nelle scuole materne ed elementari): degli alunni il 42,2% è nato in Italia. Gli studenti universitari sono invece solo il 3,6% del totale per un numero di 61.777 persone con prevalenza di albanesi, cinesi, romeni, greci, camerunensi e marocchini. I laureati nell’anno accademico 2010-2011 sono stati 6.764 pari al 2,3% del totale.

Per quanto riguarda le prospettive di integrazione è necessario che all’attuale inquadramento di emergenza del problema sia fatto posto a una vera politica migratoria che, a parte il dovere etico dell’accoglienza, deve necessariamente essere attuata coerentemente con le caratteristiche di ogni ceppo migrante e delle stesse persone che lo compongono: problema sempre più arduo con gli sconvolgimenti politici ed economici del momento che viviamo, anche al fine di evitare il contrasto all’accoglienza da parte delle popolazione locale (inclusi i migranti già integrati) a difesa degli interessi già conquistati.

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