Editoriale

di | 1 Dic 2011

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E’ stato principalmente l’impegno del Presidente Napolitano, per fronteggiare l’attuale grave impasse economico, che ha portato alla nascita del Governo guidato da Mario Monti con anche una concomitanza di fattori del tutto fuori dalle istituzioni e dalla politica ma completamente dentro l’economia e la finanza.

Prova ne è il costante aumento del famoso spread (vale a dire la differenza tra il prezzo più basso a cui un venditore è disposto a vendere e il prezzo più alto che un compratore è disposto ad offrire per un titolo di borsa) anche dopo il Governo Berlusconi che veniva ritenuto strumentalmente responsabile di tale andamento di borsa. Ritornando al nuovo Governo, le personalità che lo compongono, per la loro storia, non possiamo certo ritenerli semplicemente dei tecnici non politici, è il caso di Corrado Passera, già amministratore delegato di Banca Intesa prima e Poste poi.

Allora se il Governo Monti è passato in Parlamento con una maggioranza bulgara con la sola opposizione della Lega e con l’approvazione urbi et orbi di Confindustria, Sindacati, stampa e anche e non ultima della Chiesa, una motivazione esiste in un clima da " isterismo da spread", magnificando Francia e Germania (che oggi mostrano le loro ormai poco camuffabili enormi difficoltà). La motivazione è che la finanza ha scalzato la politica per interessi inimmaginabili, piazzando, grazie al clima citato e all’insipienza partitica, esponenti oggi ministri.

Ecco perché ho voluto riportare la frase di un banchiere importante di oltre due secoli fa. Il tempo passa ma i metodi sono sempre quelli. Quindi non ci si venga a dire o peggio fatto digerire che “tali salvatori della Patria” non sono del tutto estranei alla crisi del Paese con funzioni diverse dalle attuali. Insomma la situazione di crisi generalizzata nella quale versa il Paese, oltre ad avere motivazioni internazionali, ha motivazioni interne fin troppo evidenti.
 

Cerco umilmente di analizzarle.
Individuo nell’attuale inadeguata classe politica la maggiore causa, associamoci la bramosia dei nostri imprenditori verso il ricavo selvaggio e non nell’investimento e il conservatorismo delle grandi Organizzazioni sindacali e otterremo una prima idea della identità della crisi. Inoltre, l’introduzione forsennata dell’euro senza gradualità voluta da Ciampi, Prodi e Berlusconi ha collocato il nostro Paese in una posizione di svantaggio a favore principalmente del risanamento della Germania unita dopo il crollo del “muro di Berlino”.

Aggiungiamoci a tale sconfortante quadro il declino della cultura di una borghesia illuminata che ha prodotto banchieri e manager pubblici e privati mediocri. Aggiungiamo anche certune responsabilità della Chiesa, purtroppo attenta a certe distorsioni della politica e a certi interessi della finanza. Aggiungiamo lo strapotere della televisione che ha favorito chi se lo poteva
permettere, Berlusconi docet. Aggiungiamo il becero moralismo di taluni “virtuosi politici” che hanno praticato e praticano la condanna tout court verso tutti e tutto salvo poi ad avere diverse mogli e figli sparsi, amanti ufficiali, trans e clandestini e case e barche e ferrari e illeciti arricchimenti, facendo solo i propri interessi a danno del Paese. Aggiungiamo che tutti i partiti si sono dichiarati per cambiare l’attuale sistema elettorale, ma nessuno vuole veramente cambiare. Aggiungiamo che nessuno dei nostri parlamentari ha intenzione di rinunciare ai propri tanti privilegi offensivi nei confronti di pensionati sociali e indigenti. Aggiungiamo, oltre i politici, altri componenti della “casta” con le stesse caratteristiche di cui sopra.

Potrei aggiungere molto di più, ma finirei con l’annoiare i nostri lettori.