Intervista ad Alessandro Forlani.
Il punto sugli scioperi

di | 14 Dic 2011

La Commissione di garanzia, istituita nel 1990, è un’Amministrazione indipendente che si occupa di disciplinare, in via generale, l’esercizio del diritto allo sciopero, e più in particolare della mediazione tra diritto di sciopero e diritti dei consumatori; nonché di stabilire quali sono le prestazioni indispensabili, validare l’autoregolamentazione, rimandare gli scioperi o chiedere la precettazione e valutare, o eventualmente far sanzionare, il comportamento delle parti.


Dr. Forlani, si può affermare che l’Italia è il Paese dove si sciopera di più? Ci risulta, infatti, che solo nell’anno scorso ci sono state circa 2000 proclamazioni di scioperi nei servizi pubblici.

E’ vero, forse, che nel nostro paese, specie nel settore dei servizi, si sciopera più frequentemente rispetto ad altri, ma, proprio in virtù della normativa prevista dalla legge 146/1990 e dell’azione della Commissione, ora tutti gli scioperi sono attuati con la garanzia dei servizi minimi per l’utenza, come non sempre accade in altri paesi. E’ vero che in Italia si riscontrano ancora dei retaggi di una certa cultura sindacale che antepone il ricorso al conflitto alla procedimentalizzazione dello stesso. A questa tendenza tuttavia la legge 146, come modificata dalla legge 83/2000, pone un argine efficace, prevedendo le procedure di raffreddamento e conciliazione che le parti devono espletare obbligatoriamente prima della proclamazione dello sciopero, lasciando questo come extrema ratio.

Perché si sciopera tanto, considerando la pesante crisi economica?

In larga misura, proprio a causa della crisi. Sindacati e lavoratori mostrano certamente senso di responsabilità rispetto alle emergenze economico-finanziarie in cui versa il Paese, ma proprio le penalizzazioni subite o paventate a causa di questa congiuntura possono alimentare l’esasperazione e la conflittualità. Si consideri che molti contratti collettivi, anche nel settore dei servizi, prevedono spesso delle modifiche in peius, rispetto ai precedenti, eppure i sindacati, responsabilmente, li firmano, tranne qualche eccezione minoritaria. Pensiamo poi alle preoccupazioni indotte dalla contrazione dell’occupazione, alla minaccia dei licenziamenti.

La Commissione è attenta più alla conflittualità sindacale o al disagio dei cittadini consumatori?

L’azione dell’organo di garanzia deve bilanciare gli interessi degli utenti con l’esercizio del diritto di sciopero. Deve favorire la possibilità di esercitare questo diritto senza ledere le esigenze fondamentali dei destinatari dei servizi pubblici inerenti ai diritti fondamentali dei cittadini. Quindi assicurare a questi ultimi l’erogazione delle prestazioni minime in caso di sciopero e esigere che i loro disagi siano quanto più possibile limitati, secondo le previsioni di legge e gli accordi di settore.

Il picco degli scioperi tocca solo i comparti della igiene ambientale e delle pulizie?

Sono settori molto sensibili, nei quali si manifestano in modo più diffuso fenomeni di esternalizzazione verso società che si reggono principalmente tramite precari finanziamenti pubblici, spesso erogati in ritardo, con inevitabili effetti sui tempi delle retribuzioni, determinando disagio e malcontento negli addetti.

Cosa fa esattamente la Commissione di garanzia?

In primo luogo, valuta l’idoneità degli accordi sulle prestazioni indispensabili e, in assenza di questi, o in caso di loro inidoneità, emana una regolamentazione provvisoria che stabilisce le regole da osservare in caso di sciopero. Indice inoltre un referendum, in caso di dissenso su un accordo sindacale, se richiesto da un numero significativo di lavoratori dissenzienti. Può anche emettere un lodo su richiesta congiunta delle parti.
Verifica inoltre le possibilità di evitare lo sciopero proclamato e ne segnala le eventuali irregolarità attraverso lo strumento dell’indicazione. Può anche segnalare alle autorità precettanti la necessità di un loro intervento. A seguito dell’attuazione di uno sciopero di cui si segnalino eventuali irregolarità, apre procedimento di valutazione. Nel caso in cui valuti negativamente irrogherà le sanzioni previste.

Gli scioperi vengono indetti solo per mancanza di risorse? O sono programmati anche politicamente?

Sono generalmente legati a ritardi nelle retribuzioni, presunte violazioni contrattuali, gravi disagi funzionali interni alle singole aziende, condizioni di precarietà che pongano a rischio i posti di lavoro, ristrutturazioni aziendali. Ma in determinate congiunture segnate da crisi economica e finanziaria e forte conflittualità economica e sociale, o qualora vengano proposte nuove normative di carattere generale particolarmente controverse nel mondo del lavoro, le iniziative di protesta mediante lo sciopero possono assumere un carattere più prettamente politico. E’ il caso, di solito, degli scioperi generali.

Qual è il rapporto tra Commissioni e Organizzazioni sindacali? Distinzione di ruoli o concertazione?

Il ruolo della Commissione resta ben distinto da quello delle organizzazioni sindacali, essendo il Garante dell’attuazione della legge. La Commissione medesima svolge comunque un’attività di mediazione tra le parti per garantire un migliore equilibrio sistemico. Può infatti convocare le parti, durante la fase della trattativa per la definizione dell’accordo sulle prestazioni indispensabili e proporsi come sede di composizione, offrendo la propria consulenza tecnica per la definizione dell’accordo stesso. Anche dopo la proclamazione dello sciopero, è riconosciuto alla Commissione un potere di convocazione delle parti, per un tentativo di conciliazione e per verificare se ci sono ancora delle possibilità di composizione, al fine di evitare lo sciopero. Svolge, dunque, una funzione di accertamento della correttezza delle relazioni industriali.

Con il Governo Monti si sciopererà di meno?

Una fase di austerità finanziaria può alimentare i rischi di conflittualità sociale e di preoccupazione nelle categorie che avvertano rischi di penalizzazione. Credo che questi rischi possano essere contenuti e allontanati, quanto più il nuovo governo e le forze politiche che lo sostengono si rivelino in grado di affiancare ai sacrifici le misure efficaci per la ripresa e per l’occupazione innescando dinamiche virtuose che restituiscano fiducia nel futuro.

BIOGRAFIA
Alessandro Forlani, nato a Roma il 12 marzo 1959, si è laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” con il massimo dei voti.
Consigliere comunale di Roma dal 1985 al 1989.
Consigliere regionale del Lazio dal 1991 al 1995. In questo periodo riveste l’incarico di Presidente del Collegio Revisori dei conti e poi quello di Presidente della Commissione Cultura e Personale. Per alcuni anni è anche membro della Commissione Sanità.
Avvocato, si è dedicato ad attività di contenzioso in sede civile e amministrativa.
Ha svolto attività di collaborazione giornalistica con testate varie su temi di carattere sociale, economico, giuridico e istituzionale e pubblicato diversi articoli di politica estera.
Senatore della Repubblica eletto nelle Marche (Macerata-Osimo) dal 2001 al 2006.
Eletto deputato nella XV legislatura (2006-2008), è stato capogruppo Udc nella Commissione Esteri della Camera dei Deputati e membro della Delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare INCE. Alla Camera dei Deputati è stato primo firmatario di numerosi progetti di legge.
Cofirmatario e relatore, sempre alla Camera dei Deputati, di diverse altre proposte di legge.