AVVISO AI NAVIGANTI del Direttore che pensa e scrive…

di | 1 Feb 2012

“Siamo un popolo di rivoluzionari . Ma vogliamo fare le barricate con i mobili degli altri.”
(Ennio Flaiano)

Sì, la pesante purga del Governo ha riportato alla ribalta l’attitudine dell’italico Popolo a rumoreggiare piuttosto che fare le barricate.
La sequela di provvedimenti fiscali sottolinea ancora una volta che a pagare siamo sempre gli stessi. I politici e gli alti burocrati sono salvi e prosperi, manager pubblici neanche minimamente sfiorati, continuando a fare male il loro lavoro.

Pensiamo solo a Ferrovie dello Stato che abolisce i treni notturni isolando il nostro Sud per presunti risparmi: siamo tutti bravi a gestire licenziando, eliminando e tutto a danno di un’Italia meridionale già pesantemente vessata. Per non parlare di Unicredit: l’ex amministratore delegato si è preso una buonuscita di soli 41 milioni di euro e oggi la banca è in gravissime difficoltà; a questo punto povero Guarguaglini che di milioni ne ha presi solo 4 da Finmeccanica per essere stato accompagnato alla porta.

Capitolo edificante sono poi le presunte liberalizzazioni: notai, farmacisti e altre corporazioni l’hanno spuntata ulteriormente vanificando le pie intenzioni governative. E intanto le stelle stanno a guardare… Sono tre, tra sottosegretari e ministri del Gabinetto Monti a interessare le cronache: uno si è dimesso, l’altro comprò casa pubblica a buon prezzo, l’altro si è dimesso solo ieri da presidente di ente pubblico e ha fatto il ministro (con palese incompatibilità) e infine un sottosegretario blasonato con il vezzo, non proprio sobrio, di dire cose scontate con un termine come “sfigati” riferendosi a laureati post 28enni, non proprio sortable per il ruolo ricoperto.

Non c’è male per un Governo che doveva segnare la fine del “vecchio” per essere di fatto il “vecchio che avanza”. Non mi si venga a dire che tutti i componenti del Monti sono entrati per meriti, qualcuno è entrato per via di pressanti intercessioni politiche e si vede….

In queste ore si sente parlare di rivolte dei “forconi” riferendosi ai trasportatori, ai pescatori, ai coltivatori, soprattutto del Sud, con episodi funesti; qualche mese fa si parlava di "indignati” (a proposito che fine hanno fatto dopo la caduta di Berlusconi?) ma tutto questo fermento “a tratti” come condizionerà il Monti?
Per ora nulla, poi si vedrà…

L’unica certezza è che all’appello manca la politica e gli uomini per portarla avanti. Le uniche rivolte di piazza che hanno cambiato il Paese risalgono alla Resistenza, al Risorgimento, ai Vespri Siciliani e ai Ciompi, quelle di oggi forse sono in “gestazione” ma sicuramente lontane.