Il ricordo di Antonio Ghirelli

di | 3 Apr 2012

“Sono sogni o pensieri?”

Cominciamo dalla fine, come Ghirelli scriveva nel suo incipit nel libro “Caro Presidente – due anni con Pertini -”. Uno straordinario documento storico e politico, ma anche una scrittura capace di analizzare acutamente fatti e avvenimenti ancora in corso – con la lungimiranza di uno storico – che farebbero bene a leggere specie quei tanti giovani che vogliono fare il nostro mestiere.

Il libro racconta come il capo dell’ufficio stampa del Quirinale sia stato “sollevato” dall’incarico. Fu una bomba nel mondo giornalistico e politico mentre paradossalmente l’unico non sorpreso, se non addirittura divertito e davvero sollevato, fu proprio Antonio Ghirelli. Per un particolare: la lettera di licenziamento gli fu direttamente consegnata da Antonio Maccanico amico da una vita e segretario generale di Pertini. L’unica differenza, non da poco, era la napoletanità di Ghirelli.

Giornalista di razza conosceva tutti i segreti del mestiere anche se prevaleva nel giudizio più diffuso la sua passione per lo sport, il calcio soprattutto e la sua straordinaria impresa di direttore del corriere dello sport, sull’orlo della bancarotta, che con la sua direzione, raggiunse vette di gradimento e di vendite mai più registrate. Ghirelli scrisse una storia del calcio in Italia che fu un grande successo ma anche la storia di Napoli e Napoli italiana, oltre a vari romanzi e racconti unendo sempre grande scioltezza, approfondimento e capacità narrativa.

Dopo la direzione di altri giornali sportivi si cimentò anche in materia economica e politica, fino ad assumere il compito di capo ufficio stampa di Pertini, poi di Craxi e infine direttore del Tg2. La fantasia e l’innovazione creatrice costituivano la sua molla principale, capace di espressività e di ricerca sperimentale ed innovativa, qualunque fosse l’ambito a cui si applicava. Ricordo benissimo la domenica in cui il Napoli di Maradona vinse lo scudetto, evento non solo sportivo, ma attraverso il quale si manifestava tutta l’anima napoletana, non solo quella calcistica. Antonio dirigeva il Tg2 – Studio aperto – che andava allora in onda alle 19.45. Mentre il Tg1 cominciava alle 20. Riuscii a raggiungerlo solo alle 20.20 e i nostri due studi erano separati, a via Teulada, da una rampa di scale. Invitai Ghirelli appena in tempo ad entrare in studio. Non batté ciglio e fece una splendido commento che senza trascurare nulla dell’impresa sportiva commentò con calore e intelligenza.

La grandezza di Ghirelli non è facile da racchiudere in una singola definizione o in un solo aspetto della sua personalità poliedrica, prorompente come una esplosione improvvisa del Vesuvio e placida come il mare al tramonto in una bella serata sul lungomare di Napoli. L’ho incontrato ancora quando il governo Monti non era ancora all’orizzonte. Per Napolitano nutriva grande stima. Entrambi napoletani, avevano militato insieme nella federazione giovanile comunista. Poi le loro strade si separarono durante i tragici giorni dei carri armati sovietici a Budapest e Ghirelli divenne socialista nenniano, partecipando con convinzione al grande dibattito per favorire l’incontro con la Dc.

In effetti la crisi della sinistra fu un suo rovello costante e non gli piaceva molto la deriva del Pd e la scomparsa progressiva della grande tradizione del socialismo italiano. In fondo restava convinto che senza gli errori di Craxi e i tanti compagni saltati all’ultimo momento dalla scialuppa di via del Corso in maniera opportunistica e non dignitosa, le cose avrebbero potuto avere un corso diverso e il Paese non avrebbe dovuto subire lo sfregio di tanti anni di berlusconismo ormai alla frutta. Difficile ricordare in presenza della morte di un amico singoli episodi, esperienze comuni, quasi tutto si mescolasse in un’atmosfera d’insieme, in una dolcezza malinconica, pur nel dolore e rimpianto. Tanto più nei confronti di un collega che univa serenità e rigore, fantasia e in un quadro di permanente leggerezza e di disincanto.