Vanità tecniche

I Futuristi di Mario Schifano

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“La situazione politica in Italia è grave ma non è seria”.
Ennio Flaiano (Diario notturno – 1956)

Fino a qualche giorno fa credevamo di avere un Governo di Tecnici. Oggi grazie alle sortite dell’On. Casini dell’Udc, scopriamo che quello in carica è un Governo monocolore Udc, considerando che molti di questi tecnici saranno canditati nella nuova (si fa per dire) creatura politica, che pare si chiamerà “il partito della nazione”, sempre diretto dagli attuali terzopolisti spacciati come facce nuove.
E Monti, il Presidente dalla tassa creativa facile? Via con tutte le sue esternazioni possibili e quelle dei ministri che si esercitano nella pratica dello “sciorinare”, tanto che le imitazioni che si vedono in tv sono talmente efficaci che sono più credibili degli originali: un Monti robot in loden, una Fornero maestrina da zero menomeno e via dicendo…
 

Esternano su tutto, quasi a rifarsi di un lungo digiuno di celebrità (ammesso ci sia mai stata). Parlano di risanamento e mai di crescita economica del Paese. Non hanno nemmeno iniziato la politica del rigore, non intervengono per impedire i vergognosi sperperi della casta. E invece… giù con nuove tasse (l’ultima sulla benzina per finanziare la protezione civile)!
Quando vengono contestati, agitano lo slogan-spauracchio, ormai logoro, rivolto urbi et orbi: “Volete finire come la Grecia?” Invece noi? Abbiamo uno spread eccessivo come ai tempi del Cavaliere Berlusconi del burlesque e una situazione occupazionale come la Spagna.

La condizione di pesante crisi di molti aderenti dell’Unione Europea: oltre la Spagna, il Portogallo e oggi la Francia (la sconfitta al primo turno delle presidenziali del supponente Sarkozy a vantaggio del cauto progressista Hollande sottolinea la debolezza della politica governativa) dimostra che l’Europa non può continuare ad avere una moneta unica senza avere una forte caratterizzazione di unità politica.
L’Europa pullula di tecnici, ma a governare sono i politici. In Italia, la tendenza a ricorrere ai tecnici è superata e non ha prodotto grandi glorie, eccezion fatta per Carlo Azeglio Ciampi, prima Presidente del Consiglio e poi Presidente della Repubblica.

I tecnici: sfiorita e inclemente definizione per non chiamarli professori, banchieri, grand commis di Stato ma pur sempre indicati, voluti e shakerati dai partiti, gli stessi che hanno contribuito nei decenni all’odierno dissesto.
A questo punto, a parte le pirotecniche trovate di Casini, se Monti oggi gode (secondo aggiornati sondaggi) di un buon 30% di consensi, farà un suo partito?

Dilemma: allora Monti si mette in politica? Oppure finito il compito assegnatogli dal Presidente Napolitano ritornerà alla Bocconi? Il “bello” di essere un tecnico sta nell’affermare candidamente: "sono stato chiamato a……….per il bene dello Stato”.
Questo “bene” non è ben chiaro. A mio avviso, bene, sarebbe l’impegno a far crescere il Paese sgravandolo da tasse e favorendo l’occupazione. Cominciamo da qui.

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