INDIA: PIU’ POVERTA’ CHE RICCHEZZE

Siamo cresciuti per credere ancora nelle favole.
Le esagerate descrizioni di ricchezze improvvise che cambiano il volto di una nazione, appartengono ad analisi quantomeno improvvisate o tendenziose, in netta antitesi con la grandezza, la storia e le risorse di essa. Nell’immaginario collettivo l’India si propone in maniera diversa da quella che realmente è. Cerchiamo di capirlo.

Il settimanale inglese The Economist (economist.com/content/indian-equivalents) ha realizzato un’inchiesta illuminante sulla realtà indiana.
Più di un miliardo di abitanti, 28 stati, 7 territori, 325 lingue e una decina di religioni. Riprendiamo, sempre dal sito, la descrizione della geografia economica indiana. Si passa dallo Stato del Gujarat, a ovest verso il Pakistan con 60 milioni di abitanti circa e un prodotto interno lordo quanto la poverissima Angola; a quello del Kashmir paragonabile alle Bahamas.
 

Per ricchezza, l’India è il terzo paese dell’Asia dopo Cina e Giappone, ma molti Stati indiani si trovano in condizioni simili, se non peggiori, ad alcuni Paesi africani in guerra come l’Eritrea.
Queste contraddizioni socio-economiche sono il lampante risultato di una Federazione di Stati democraticamente incompiuta. Al secolare dominio coloniale britannico si è sostituita una forma di Repubblica popolare federale che non ha trovato ancora un corretto rapporto tra potere legislativo, giudiziario e amministrativo, proprio per l’eterogeneità della popolazione e delle sue tradizioni. La stessa vicenda dell’arresto dei Nostri due Soldati “marò” e dell’incredibile detenzione dimostra che il percorso della democrazia in India è lento ed è fortemente condizionato da interessi internazionali che pesano sui riottosi partiti interni.
 

Il mausoleo Taj Mahal, situato ad Agra, nello stato di Uttar Pradesh (India settentrionale)
Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO e una delle sette meraviglie del mondo
L’appartenenza dell’India al BRICS (acronimo che riassume le sigle dei Paesi con economie emergenti: Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) non significa necessariamente ricchezza generalizzata. Proprio in queste settimane il Governo indiano dopo un lungo rinvio ha aumentato i prezzi della benzina e con l’inflazione salita al 9% la Banca centrale indiana sta procedendo alla drastica riduzione dei sussidi sociali.
Non sono dunque rose e fiori purtroppo!

Il BRICS, ritenuto superato dopo dieci anni come sostengono molti economisti, si sta trasformando in TIMBIs (Turchia, India, Messico, Brasile e Indonesia), dove sono praticamente uscite dal primo consesso economico Russia e Cina e al loro posto sono subentrati Turchia, Messico e Indonesia. Ancora L’India conserva i requisiti, ma per quanto tempo, considerato l’effimero effetto di boom economici temporanei e poco comprensibili.
Inoltre in quelle realtà, la ricchezza economica è a discapito della democrazia e non si comprende fino in fondo quanto il benessere strillato sia reale e non (come pensiamo noi) solo propagandistico.

 Il fiume Gange

Si pensi solo al fatto che se al benessere contribuiscono forze di lavoro formate da sfruttamento di bambini e disabili – come succede in Cina, Indonesia e India – ecco che i dati del prodotto crescono, ma in termini assolutamente contrari alla dignità umana e quindi alla civiltà. 
 

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