La condizione delle donne in Africa

Mani silenziose ed invisibili che plasmano il continente africano

Affrontare il tema della condizione della donna nel mondo è sempre un’ardua impresa poiché il tema risulta essere molto delicato, sopratutto in un periodo come quello contemporaneo, in si notano episodi sgradevoli che coinvolgono le donne. Se poi si cerca di delineare i caratteri distintivi della condizione femminile nei paesi in via di sviluppo come l’Africa, bisogna prestare molta attenzione alla realtà frammentata e diversificata.
Il continente africano è vasto e difforme risulta essere il suo approccio alla condizione femminile.

Sicuramente le condizioni più estreme si registrano in Niger dove ancora oggi viene praticata la “lapidazione femminile” come condanna a morte per aver commesso adulterio. Spesso si tratta in realtà di bambine, poiché ci si sposa già all’età di 12 anni, che abbandonate dai mariti subiscono delle violenze ed il prezzo che pagano, quando si ritrovano a denunciare dei maltrattamenti, è proprio la lapidazione. Il rito consiste nello scavare una profonda buca in cui la donna viene inserita lasciando al di fuori solamente spalle e viso. A questo punto gli uomini del paese, inizieranno a tirarle addosso le pietre più grosse e spigolose e chi riuscirà a darle il colpo finale, quello che procurerà la morte della donna, gioirà e si vanterà con gli amici.

In qualsiasi parte del paese domina il patriarcato e la donna risulta vivere in una condizione di assoggettamento nei confronti dell’uomo. Le differenze che si possono notare sono da ricercare nelle piccole sfumature in quegli elementi quasi invisibili. In Niger grave è la condizione delle bambine, particolarmente sfruttate nell’ambito lavorativo, in Angola le donne mettono ogni giorno a rischio la propria vita andando a coltivare campi ancora disseminati di mine.
Ciò che però colpisce maggiormente è una tradizione, portata avanti in Somalia, che segna in modo brutale la differenza tra uomo e donna procurando a quest’ultima gravissime conseguenze fisiche. All’età di otto anni,le bambine subiscono, sotto forma di rituale, un intervento chirurgico che prevede una mutilazione degli organi genitali:l’infibulazione totale, praticata come rituale di iniziazione “necessario” per accedere al matrimonio che marca il passaggio dall’adolescenza all’età adulta.

In Africa la donna viene considerata in rapporto al carico di lavoro ed alla capacità procreativa e viene riconosciuta a livello sociale solo dopo aver avuto il primo figlio, mentre solo dopo la menopausa acquista autorità all’interno della famiglia. La vita della donna può essere rappresentata da un quadrato in cui ad ogni vertice corrisponde una mansione svolta quali:occuparsi della casa, educazione figli, assistenza anziani e lavoro nei campi. In seguito al processo di globalizzazione qualcosa è cambiato, ma non sempre in meglio.

Il processo di inurbamento è stato l’origine di disorganizzazione della società e la condizione della donna si è aggravata. Nel contesto agreste la sua vita, anche se più faticosa, risulta essere migliore, questo perché nella città essa nota un appiattimento della propria condizione e un peggioramento dello status sociale.
Nonostante siano lavoratrici instancabili e vere attrici protagoniste di questo mondo, che viene costruito dalle loro mani silenziose e invisibili, sono costrette a rimanere sempre nell’ombra. Gli uomini percepiscono come un’intrusione il loro inserimento nella sfera pubblica. Non a caso le poche donne che sono riuscite a ricoprire delle cariche pubbliche, sono destinate ad essere strumentalizzate e avere ruoli secondari.

Alle donne, in Senegal, è stato affidato il “Ministero della Condizione Femminile” che, paradossalmente frena la promozione della donna ed è stato costituito per evitare che gli uomini affrontassero direttamente il problema in altri campi.
 

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