Tre milioni di “scoraggiati”

di | 1 Mag 2012

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Secondo l’Istat nel 2011 2 milioni e 897 mila persone risultano lavorativamente “inattivi”, soprattutto giovani e donne. Ci sarebbero quindi circa tre milioni di persone che non avrebbero un lavoro e che nemmeno lo cercherebbero ma sarebbero disposti a lavorare. Dati sconcertanti, ma pur sempre dati da interpretare, considerando l’elevato numero di interessati che va a sommarsi ai disoccupati in senso stretto: 2 milioni e 108 mila (sempre dati Istat 2011). L’impropria somma porta a circa 5 milioni di disoccupati, un dato non omogeneo ma eclatante.

Così come sono stati proposti dall’Istat, questi numeri vanno interpretati: i tre milioni di inattivi risultano tali ma come fanno a vivere? Semplice, lavoro nero e punto di domanda.
L’Istat, con italica fantasia (quella per fortuna non ci manca), definisce questo fenomeno come “scoraggiamento”, in parole povere milioni di cittadini scoraggiati (giustamente) dalla situazione di crisi non cercano lavoro perché convinti di non trovarlo e teoricamente se ne starebbero a casa.

Da sociologo, sono abituato ad analizzare dati e darne collocazione ma in questo caso ho difficoltà perché l’analisi elaborata mi pare quantomeno incoerente per il fatto che è semplicemente inimmaginabile pensare a persone chiuse in casa e a non cercare lavoro infischiandosene delle responsabilità oggettive verso coniugi, figli, conviventi e loro stessi. Gli Italiani non sono questi!

Perché lasciar cadere l’allarme del Fondo monetario internazionale per il disastro Occupazionale in Spagna e nel resto dell’Unione Europea? Il rischio vero, come sostiene Christine Lagarde, Direttore del Fmi è che si crei una “generazione perduta”, milioni di persone senza speranza e prima che sia troppo tardi occorre pensare alla crescita delle economie e non solo al risanamento.
Capito Presidente Monti e soprattutto Ministri Fornero e Passera?

Allora delle due l’una: o si sposta l’asse portante del Paese verso la crescita e quindi l’occupazione legale o gli unici a trovare un lavoro saranno gli esattori, perché la pressione fiscale è talmente elevata (supera il 45%) che non ci si potrà adeguare facilmente, non si può vivere del solo 50 e più% di quanto guadagnamo perché il resto va allo Stato, per uno Stato che non offre quanto dovrebbe.

E intanto assistiamo alla indisturbata arroganza della classe politica che non chiede nemmeno di diminuire il finanziamento pubblico per i partiti e alla latitanza del Governo tecnico e delle massime istituzioni nel prodigarsi a moralizzare e impedire questa vergogna ai danni dei contribuenti.
E la sfiducia della gente sale, sale, senza soste. Prova ne è il crescente numero di suicidi e di mancati suicidi di nostri concittadini che, impossibilitati a tirare avanti, ricorrono alla soluzione più estrema.