RIFLESSIONI POSTELETTORALI

di | 10 Mag 2012

Non ci fosse che la drammatica e più che inquietante coincidenza dell’attentato al dirigente Ansaldo di Genova, e alla superficialità diffusa di tanti commenti sarebbe quasi parsa una ordinaria giornata italiana. Se non si fossero ovviamente aggiunti i ritornelli contro le colpe del governo Monti, che aumenta le tasse, che licenzia i lavoratori, spinge gli imprenditori più disperati al suicidio.

Purtroppo le cose sono ben più serie e più gravi. Solo la Bindi e Bersani non sembrano rendersene conto. Appaiono addirittura soddisfatti visto che le disgrazie maggiori riguardano il Terzo polo e ancora di più il Pdl sconvolto da una crisi strutturale che non ha solo cause siciliane. Tuttavia lo stesso Pd non dovrebbe avere già dimenticato le primarie di Palermo, che hanno visto prevalere il candidato opposto a quello di Bersani mentre, addirittura, al voto al sindaco ha prevalso la giovane figura di Leoluca Orlando, uno dei più accaniti antimontiani dello schieramento dipietrista. Altro che Napoli! Per non dire di Genova, dove il cosiddetto candidato della società civile contrapposto a quello ufficiale dei democratici si è fermato alla soglia del ballottaggio, un vero guazzabuglio, insomma, in cui brilla la stella di Maroni che si appropria entusiasticamente del candidato leghista sindaco di Verona, a testate multiple si potrebbe dire, non senza ironia, diventato adesso il nuovo simbolo del riscatto leghista prossimo venturo. Anche in questo caso andrebbe ricordato che solo qualche giorno fa il grande Bossi lo voleva buttare fuori dal Partito e impedirgli di candidarsi se solo si fosse apparentato con una lista civica.
 

E veniamo al povero Angelino Alfano, a lungo isolato e silenzioso nel suo quartier generale che finalmente si rianima grazie ad un messaggio giunto neanche a dirlo da Mosca: dalle feste putiniane Berlusconi fa sapere che, tutto sommato, ci si aspettava di peggio.

Non ci fossero le feste rionali e di piazza delle esultanti masse grilline di ogni tipo e colore, le strade e le contrade d’Italia sembrerebbero più grige del solito, stanche forse anche di attendere una nuova protesta più o meno clamorosa, una esultanza velleitaria sull’acqua o sull’Imu, un generale calo delle tasse per i prossimi cinquant’anni sostenuta da colorati cartelli bene inscenati.

Spirano invece refoli più inquietanti, insoddisfazioni profonde e motivate ma che non paiono affatto orientare i suoi amici verso obiettivi e doveri indispensabili alla crescita e ad un autentico progresso. Non tira una bella aria insomma e anche l’Europa, non solo per colpa della Merkel, fatica a trovare una strada di ripresa.