E I CONFLITTI D’INTERESSE NON FINISCONO MAI

Non ci colpiscono più di tanto i due interrogativi che ingombrano i nostri media: Berlusconi tornerà in campo? Montezemolo ne prenderà il posto? I due “cavalieri” galoppano ciascuno con la propria storia in praterie cariche dell’accumulo di scorie e detriti di questi ultimi venti anni che ci hanno condotto al marasma in cui l’Italia si trova.

La profondità della crisi politica presente è facilmente riassumibile nel voto di Parma, dove un giovane simpatico grillino ha battuto al ballottaggio il candidato Pd dato per favorito dopo che il sindaco berlusconiano era stato costretto a dimettersi a furor di popolo. Votanti pochi come in tutta Italia del resto, ma che non scelgono l’alternativa che avrebbe dovuto essere il candidato di Bersani, ma il comico che evidentemente risulta ai loro occhi più interessante e nuovo. Basterebbero queste schematiche considerazioni a mostrare la profondità della nostra crisi politica, rispetto alla quale né Berlusconi, né Montezemolo possono aspirare ad essere una risposta.
 

Ben altro chiedono e ben altro rappresentano i ragazzi della marcia per la legalità, che non esauriranno lo scopo di fondo del loro essere in cammino. Che non è solo quello della doverosa memoria verso Falcone e Borsellino, dell’onore e gratitudine che tutti dobbiamo al loro sacrificio. Questi ragazzi non accettano il Paese com’è diventato, lo vogliono cambiare a fondo a partire dai grandi temi della giustizia e far crescere contemporaneamente solidarietà e lavoro.

L’esperienza di Berlusconi ha già dato i suoi frutti negativi. L’inizio, già prima della discesa in politica, fu la conquista di tutto il potere mediatico ed economico collegato, senza il quale Forza Italia non sarebbe mai nata. Non avremmo avuto quell’accumulo mostruoso di conflitto di interessi, offesa permanente della nostra democrazia e dell’igiene mentale dei cittadini. A causa anche della complicità indecorosa della Rai e dell’insipienza e impotenza del centro sinistra. Non ci consideri ingiusti o ingenerosi Montezemolo. Continui a fare bene con la Ferrari, se possibile a far meglio, anche con le sue altre attività e centro studi. Ma non faccia sorgere il timore che oltre il devastante conflitto berlusconiano per le reti tv, ne possa nascere uno nuovo per le reti ferroviarie.

Servono di sicuro imprenditori attivi e dinamici, portatori di valori e proposte per il mondo dell’economia, dell’innovazione e soprattutto dell’occupazione e del lavoro. Ma non ceda Montezemolo alla tentazione di proporsi come nuovo salvatore, come successore e solitario liberatore dal berlusconismo.
I veri successori ci sono già, hanno fortunatamente altre caratteristiche, sono migliaia e migliaia di ragazzi già in carovana, non solo per fare memoria di Falcone e Borsellino, di Placido Rizzotto, di Melissa Bassi e di tutte le vittime delle mafie e del terrorismo di qualunque matrice. Sono giovani “indignati” ma non soltanto. Sono anche costruttori, protagonisti della nuova Italia, equa e solidale che deve riscoprire l’attualità e il vincolo dell’articolo primo della Costituzione, che fonda per tutti sul lavoro le basi della Repubblica.

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