UN PAESE IN PREDA ALLE TENSIONI SOCIALI

di | 1 Giu 2012

Foto di P.i. c.

L’Italia è un grande Paese che non riesce a riprendersi. Desidero porre all’attenzione dei lettori una mia lettura dei motivi salienti che hanno continuato ad aggravare la crisi economica e sociale, sì anche sociale del nostro Paese.

Dopo l’impensabile attacco terroristico dell’11 settembre 2001, secondo l’illuminante analisi dell’economista e sociologo Immanuel Wallerstein, il potere degli Stati Uniti nel mondo è destinato a ridursi e di conseguenza il loro interesse verso l’Europa. “Lo shock dell’insicurezza” di quello che ritenevamo essere dal 1873 (anno della recessione mondiale) l’impero americano, ha provocato una chiusura in se stessa dell’economia americana aggravata dall’immane sfascio del clamoroso crack della Lehman Brothers. Una sorta di protezionismo dell’economia a tutto svantaggio di un’Europa senza guida politica e sballottata tra Germania e Francia.

In questo quadro in Italia, già afflitta dai recenti scossoni e da lontane irrisolte problematiche (crisi dei partiti, sistema elettorale raffazzonato quanto sbagliato, mancata eliminazione dei privilegi e degli sprechi, inadeguatezza del sistema regionale e comunale e abolizione delle Province, inosservanza dei risultati di voto dei referendum, una pressione fiscale impossibile e molto altro), è stata bloccata la crescita economica con una povertà che avanza inesorabilmente mietendo suicidi.
 


 
Tale situazione non può che creare un disagio sociale fino ad esplodere in tensioni raccapriccianti. I sindacati stanno dando prova di grande compostezza e pur cercando di portare avanti la difesa del posto di lavoro non riescono ad incidere come dovrebbero.
Gli Italiani, nelle ultime consultazioni elettorali, hanno lanciato un segnale fortissimo alla politica: più del 40% non è andato a votare e coloro che lo hanno fatto, hanno dato il loro voto di protesta al Movimento di Beppe Grillo. Inoltre l’impossibilità di sopravvivere di molti pensionati e la mancanza di prospettive di lavoro per i giovani rappresentano delle vere bombe a orologeria, pensando che nulla funziona e tutto aumenta.

Lo stesso singolare riaffacciarsi di “terrorismi”, la dice lunga sulla tenuta del Paese. Se il dibattito politico si deve concentrare sulla “messa in scena” dell’apparente riduzione dei contributi alla politica e sulla possibilità di creare altre tasse, non vedo in quale direzione potremmo mai andare se non in quella di un declino completo che genera risentimento e violenza.

Il Presidente Napolitano ha chiamato il tecnico Monti per risanare, ma per ora solo un colpo di cipria all’immagine Italia in Europa, può bastare? Certo che no! Occorre ben altro per uscire dalle tensioni del degrado. In più l’assenza di punti di riferimento ideali, con la crisi dei partiti, aggrava il tutto. Lo stesso oscuro tentativo di vanificare la preziosa opera della Chiesa da parte dei fabbricatori di scandali, non fa che peggiorare la situazione. Difficile prescrivere ricette per soluzioni miracolose, ma conservare senza crescere, senza dare prospettive è anacronistico. Francamente fa un po’ ridere/piangere persino il dibattito sull’uscita dall’euro, dove andremmo?

Non è che stiamo ritornando ai tempi degli anni ’70 dove non era consigliato uscire la sera per non essere aggrediti e derubati? Sta di fatto che attentati, stragi, aggressioni, suicidi, reazioni armate di cittadini che si sentono indifesi stanno riempiendo le cronache. Con quale criterio (per non scrivere faccia) molti dei nostri leader politici parlano di rinnovamento e stanno da decenni inchiodati sulle poltrone? Dessero il buon esempio questi mestieranti e si facessero da parte per il bene dell’Italia (l’esempio della nuova Governance Francese, che una volta insediata si è autoridotta del 30% l’appannaggio, va nella giusta direzione).
Il voto dato a Grillo non è anti politico, è anti questa politica!