“Così la neve al sol si disigilla”
di Padre Johannes Kopp.
Recensione di Carla Morselli

Un cuneo nel vuoto.
Cos’è la meditazione zen ce lo spiega Padre Johannes Kopp nel suo libro “Così la neve al sol si disigilla” – Esperienze di Cristo sulla via zen. (Ed. Appunti di Viaggio)

P. J. Kopp ha 85 anni ed è stato allievo di P. E. Lassalle e di Roshi Koun Yamada, il suo nome è Ho-un-Ken (Nuvola del Dharma). Ha più di cento allievi e migliaia di persone che partecipano alle sesshin di meditazione o praticano senza un impegno formale. Vive ad Essen (Germania).

E’ quindi un illuminato nel campo dello zen e della mistica cristiana, un protagonista dell’incontro fra cristianesimo e buddismo zen.
La meditazione segue un formalismo rigido a cui, in quanto occidentali, non siamo abituati: seduti a terra, le ginocchia incrociate, la schiena dritta, le spalle rilassate, in sedute di venticinque minuti, interrotte da una passeggiata in cui non perdere la concentrazione, in silenzio.
Persegue l’illuminazione o satori, che ognuno può realizzare, con la pratica quotidiana.

L’illuminazione è l’identità dell’io con il tutto: un meraviglioso sentire. Si raggiunge aldilà di ogni appartenenza religiosa in un modo descritto come naturale. Lo zen conduce, attraverso il nulla, di passaggio in passaggio ad un diverso sentire; è sicuramente una chiave per comprendere il buddismo e il giappone in particolare. Il concetto di illuminazione esiste nello yoga indiano, ma anche nell’islam e nel cristianesimo, in forma meno accentuata.

P. Kopp con il suo libro orienta verso l’interiorità la ricerca spirituale, lo zen è descritto come un duro percorso nel silenzio, oltre ogni concetto, oltre ogni forma, verso l’essenza del fondo. L’illuminazione è la presa di possesso di una forza spirituale che in sé ogni uomo possiede, oltre ogni coscienza psicologica. Ciò di cui si ha una conoscenza astratta viene vissuto e si fa concreto, “un’intuizione metafisica dell’essere e delle sue facoltà spirituali” (T.Merton).

Sciogliere ogni legame fisico e mentale, mettersi in una situazione di passività è la difficile posizione dello zazen, far scomparire anche il nulla, nel silenzio. La via dello zen con un cuneo di vuoto apre una via ad un’esperienza concreta, che va oltre la concettualità, il basso cerca e trova, nel niente il tutto. Lo stare IN rivela un continente interiore che procede attraverso il riconoscimento degli ostacoli che si mutano via via in sostegni; IN è la sorgente interiore di chi cerca se stesso, “un’interiorità che non si palesa e non si esprime a ciò che ci circonda e al prossimo, come modo di vivere creativo e di un comportamento responsabile, è un rifiuto e impedisce che la vita fluisca dalla sua sorgente più profonda” – “Il mio vero sé non è solo un’esperienza dell’io bensì un’esperienza del noi”.

Così tutte le regole divengono di nuovo passaggi relativi alla via e il sentire un frutto dell’arte di meditare che si rinnova in un inizio continuo. P. J. Kopp insiste sulla necessità che questo “in sé per” si realizzi “qui e adesso” come a voler dare comunicazione al cristianesimo di cosa sia l’esperienza del buddismo zen nell’immediato.

E’ la storia di un pioniere che incontra un’altra via e ne fa un’esperienza diretta in Cristo. Lo zen procede attraverso paradossi o koan, e il koan di P. J. Kopp è infatti il nome di Gesù Cristo. P. J. Kopp racconta episodi della sua vita, che spiegano la vitalità dello spazio, la compassione la sua ricerca sulla via zen che è sempre all’inizio. Un’esperienza impensabile prima del Concilio Vaticano II.
Ci parla di questo passo per passo, confessando l’inadeguatezza delle parole a dire l’esperienza spirituale.
Ci convince della possibilità dell’incontro con l’altro, con noi stessi, raccontando con un linguaggio poetico l’indicibile dello zen e della mistica. Un’auspicabile travaso di contenuti che si svolge alla sorgente vitale di due grandi tradizioni.

BIOGRAFIA

Padre Johannes Kopp, nato nel 1927, noto anche come Ho-un-Ken Roshi, è un sacerdote pallottino e maestro Zen del Sanbo Kyodan- line. Ordinato sacerdote nel 1963, è stato discepolo diretto di Hugo Makibi Enomiya Lassalle, di Roshi Koun Yamada (da cui nel 1985 ha ottenuto il certificato di abilitazione all’insegnamento Zen) e di K. Dürckheim, ed è un testimone della prima fase dell’incontro e dell’integrazione tra Buddhismo Zen e Cristianesimo. Roshi Ryon Yamada nel 2006 lo ha nominato il successore di Roshi Koun Yamada, maestro zen dell’Associate-Sanbo Kyodan di Kamakura.
Oggi vive in Germania, dove ha iniziato nel 1972 il programma "Leben aus der Mitte" (Vita dal Centro), ed è considerato un’autorità nel campo della Mistica e dell’Esperienza di Dio. 

Post Comment