Italia unica e “divisibile”

di | 1 Lug 2012

Vignetta di Giulio Laurenzi

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Da poco sono terminate le celebrazioni per il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia (1861) e il dibattito sul divario fra Nord e Sud del Paese è sempre più acceso.

Ci sono stati leader politici e personaggi che si sono spesi per incoraggiare un Paese disastrato dalla guerra portandolo al livello europeo, promuovendo grandi infrastrutture come l’Autostrada del sole Milano–Napoli e poi fino a Salerno, motivando la nascita di grandi poli dell’energia Enel ed Eni e dell’Iri per le infrastrutture, arricchendo la televisione pubblica, come polo culturale senza ingerire con lottizzazioni partitiche selvagge.

Questi i fatti che hanno contribuito ad unire veramente il Paese.
Oggi si fa fatica ad intravedere personaggi politici di tale spessore. Personaggi che in nome della democrazia avrebbero sicuramente chiesto agli Italiani se avessero voluto l’euro con un referendum, senza imposizioni camuffate da presunte emergenze che hanno contribuito all’attuale sfascio economico.

Comunque tutto è andato diversamente e la storia non si cancella. Il nostro amato Bel Paese è vulnerabile; più si verificano (come si stanno verificando) le condizioni di divisione, più abbiamo tutto da perdere.
Occorre rimettere urgentemente le cose a posto.

Ferrovie dello Stato e compagnie aeree alle quali viene permesso di uccidere il Sud del Paese privandolo di trasporti adeguati e giocando, con tariffe elevatissime, all’alta velocità solo per il Nord.

L’Azienda dello Stato per le strade (Anas) che non controlla, revocando la concessione alle società di gestione delle autostrade per il completo abbandono e degrado (si pensi all’eterna Salerno–Reggio Calabria mai ultimata, o alla incredibile saga dello Stretto di Messina, ormai divenuto “costoso giochino di casta”).

Le grandi e storiche aziende pubbliche italiane, Enel-Eni-Poste etc…, gli amministratori delle quali, piuttosto che rispettare le finalità sociali le stanno trasformando in banche, sempre a nostro danno, chiudendo al Sud gli insediamenti industriali.

E le nostre banche, che hanno ultimamente attinto dalla Banca centrale Europea grazie ai nostri sacrifici, invece che ripianare le loro perdite avvalendosi sui loro azionisti, ci massacrano con balzelli allucinanti.
Che dire delle compagnie telefoniche, sempre più care, che non installano ripetitori al Sud, impedendo la comunicazione, arricchendosi stratosfericamente infischiandosene sistematicamente dei consumatori e delle molte Autority latitanti.

E della sanità pubblica che dire, al Nord come al Sud, possiamo tragicamente leggerlo sulle cronache.

Questa elencazione potrebbe essere interminabile, ma volevo sottolineare quanto la differenza tra Meridione e Settentrione del Paese dagli anni ’80 sia diventata irreversibile per l’incapacità di politici-manager pubblici e imprenditori, con molte colpe del sindacato.
Correndo dietro ad una Unione Europea che esiste solo sulla carta, almeno per noi, ma che incombe sui nostri conti pubblici per tutelare le loro banche, stiamo perdendo delle grandi opportunità.

Non si può uscire dall’Europa, ma far sentire la nostra voce sì, si deve. Certo, ci vorrebbero veri leader ma all’orizzonte non se ne avvistano.