L’ACQUANOSTRA

di | 1 Lug 2012

Non è proprio uno spettacolo edificante quello offerto pubblicamente dal Consiglio comunale di Roma. Baruffe e botte tra consiglieri, cori da tifoserie pro e contro il Sindaco Alemanno, rissa anche fra il pubblico nell’Aula di Giulio Cesare.
La miccia? La vendita di una rilevante parte di Acea a privati, orchestrata dal Sindaco e dall’Assessore al bilancio e proposta alla Città, un tentativo di vendita così frettoloso che crea molti sospetti.

   Rissa durante il Consiglio comunale di Roma a giugno 2012 per la privatizzazione di Acea

Parliamo di acqua pubblica e di energia elettrica, di beni primari per la collettività e considerando la storia delle “vendite per urgenza” del Comune di Roma (vedi Centrale del latte e molte altre operazioni discutibili nella storia delle precedenti giunte), nessuno è tranquillo.

Se consideriamo poi che la dismissione di Acea avverrebbe al termine dell’inglorioso mandato politico di Alemanno, le preoccupazioni e i sospetti aumentano. Non è questione di vendere il 5% o l’11% o il 21% di Acea, bensì di trattare un argomento così delicato con una tale approssimazione (ben 5 proposte di “svendita”), nonostante il voto referendario che si era pronunciato per il no alla privatizzazione dell’acqua pubblica.

OCCORRE RISPETTARE LA VOLONTA’ DI UN MILIONE E DUECENTOMILA CITTADINI CHE HANNO VOTATO CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE!


Società del Gruppo Acea (dal sito www.acea.it)

Non convincono nemmeno le posizioni dell’opposizione PD, troppo complicate per essere veramente convinte. O, come la posizione dell’Udc, che a causa dell’imbarazzo “di suoceri interessati in casa” è praticamente quella di “andate avanti voi maggioranza” poi… noi ci asterremo…

Del resto, la stessa latitanza dei vertici Acea (presidente e amministratore delegato) la dice lunga a tale proposito (pensare solo ai loro stratosferici compensi è una grave offesa alla cittadinanza e alle cinghie tirate per la fame).

Una questione assai complicata che investe molteplici interessi, evidenti e meno.
Ricordo che Acea non è preposta alla gestione dei solo servizi idrici ma di tutta una serie di prestazioni nel settore dell’energia. E come sostiene Lorenzo Parlati di Legambiente Lazio, “Alemanno vuole vendere la montagna Acea facendo partorire un topolino da 39 milioni di euro”, che sarebbe la risibile entrata per il contratto di servizio stipulato tra Acea e Roma Capitale, entrata a ribasso rispetto ai 55 milioni concordati.

Ebbene con tale operazione, alla luce delle previsioni per la legge sulle privatizzazioni, il Sindaco avvierebbe di fatto la dismissione di Acea. Comunque la preoccupazione principale dei cittadini è la modalità poco chiara con la quale questa discutibile operazione sta avvenendo.

Apriamo gli occhi!