Il rispetto del Popolo

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La legge elettorale sta per arrivare in Parlamento o almeno si spera, nonostante il fiume di dichiarazioni, anticipazioni e indiscrezioni, talvolta assurdi e irragionevoli. La legge attuale, del 21 dicembre numero 270 del 2005, detta anche legge Calderoli, o “porcellum”, è considerata da tempo una norma odiosa da parte di tutti in quanto abusivamente confisca il voto a tutti gli Italiani e di conseguenza limita la libertà di voto, a solo vantaggio dei partiti sempre più “casta”.

Il Popolo italiano non ne può più di essere costretto a votare “i soliti noti”. Non è possibile sopportare, tutte le sere il repertorio obsoleto di performances delle stesse persone che passano da un canale televisivo all’altro ripetendo le stesse cose da decenni. Il modo di fare politica dei nostri governanti ha portato il cittadino alla disaffezione dalla politica e, soprattutto, dal voto.

Il Presidente Napolitano nell’ultimo anno è intervenuto infinite volte per sollecitare la riforma elettorale. A questo punto pare stia per nascere questa riforma e il cittadino italiano è curioso di sapere cosa i governanti attuali ci propineranno.
Da quel che leggiamo sarà un “maggiornazionale” (sistema maggioritario nazionale). Si profila quindi la soluzione del collegio uninominale (vince il candidato nominato), se ha un buon posto nella lista e se la lista trova posto nel cuore degli Italiani).
Indicazione del futuro Premier sulla scheda elettorale.
Soglia di sbarramento al 5% ma con una deroga per chi la supera in almeno tre Regioni, restando sotto a livello nazionale.
I partiti locali possono ottenere seggi attraverso i collegi uninominali.
Con il premio come si mette? Al primo partito anziché alla coalizione. Un modo per risparmiare alleanze ballerine, matrimoni combinati che finiscono prima di partire per il viaggio di nozze. Il 15% di cui si va parlando convertirebbe il premio in una tombola. Perché la governabilità non deve soffocare la rappresentatività del Parlamento.

Riportiamo gli altri sistemi europei tra i più importanti e rappresentativi per poter fare un paragone e cercando di capire le similitudini o le differenze con gli altri sistemi europei.

Sistema britannico: il sistema elettorale è di tipo maggioritario e viene definito plurality. Il territorio nazionale è suddiviso in tanti collegi uninominali per quanti sono i candidati del Parlamento. All’interno di ogni collegio risulta eletto il candidato che ha riportato più voti. Il sistema favorisce l’affermazione di un modello bipartitico, in cui i due principali partiti si alternano al governo.

Sistema francese: vige un sistema maggioritario con collegio uninominale a doppio turno. Al primo turno è eletto il candidato che riporta la maggioranza assoluta di voti espressi, 50% più uno, a condizione che rappresentino il 25% degli iscritti nelle liste elettorali. Se nessun candidato supera tale doppia soglia, la settimana successiva si svolge il ballottaggio a cui sono ammessi i candidati che hanno ottenuto al primo turno i voti di almeno il 12,5% degli aventi diritto. Il sistema ha consentito la formazione di una struttura politica bipolare e la marginalizzazione dei partiti estremisti.

Sistema tedesco: l’elezione avviene con un sistema proporzionale. Metà dei deputati sono eletti in collegi uninominali a maggioranza relativa, l’altra metà con scrutinio di lista in circoscrizioni corrispondenti ai Lander (grandi regioni), con clausola di sbarramento al 5%; il sistema favorisce la formazione di governi di coalizione stabili perché composti solo da due forze politiche.

Sistema spagnolo: si basa su un sistema proporzionale con sbarramento del 3% a livello di circoscrizione ma gli effetti prodotti sono simili al maggioritario data la situazione delle circoscrizioni, del ristretto numero di deputati da eleggere. Il sistema premia le forze maggiori spingendo alla formazione di un assetto bipartitico.

Fatte queste premesse, comunque ed in ogni caso, la garanzia sta e deve stare nella politica e non negli espedienti e nelle scorciatoie elettorali.
E’ necessario a questo punto riannodare il filo spezzato da anni tra eletti ed elettori, ma soprattutto cercare di restaurare la perduta autorità del Parlamento e, aggiungo, far sì che i diversi poteri si rispettino fra loro, ognuno nel loro ambito di appartenenza, senza invadere o prevaricare.
 

 

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