ANTIPOLITICA: GRAZIE PORCELLUM

Lo scatto di Renata Polverini in tv nell’estremo tentativo di raddrizzare una barca squassata da marosi che l’assalivano da ogni parte non ci pare che possa far uscire la Regione Lazio da una crisi non risolvibile con un improvviso bagno purificatore. Troppo profondo è il marcio accumulato, da troppo tempo sono in atto pratiche di corruzione che con la politica non dovrebbero avere niente a che fare.

Senza fare di tutta l’erba un fascio, naturalmente, i singoli episodi e i singoli protagonisti del malaffare e della dissipazione di risorse pubbliche per uso personale che vengono alla ribalta, mettono in luce segnali di una politica profondamente malata, disinvoltamente preoccupata di accumulare privilegi e giochi di potere personale, una politica insomma strutturalmente incapace per antica e sempre più grave deformazione, di avvertire la sua vocazione di fondo che dovrebbe essere l’interesse dei cittadini e il bene della comunità.

In questo senso la crisi alla Regione Lazio, anche dopo la rinuncia della presidente Polverini alle minacciate dimissioni e il secondo cambio di capogruppo del Pdl, resta l’esempio più evidente della crisi profonda che attraversa questa fase della politica italiana. Si è dovuto giungere a tanto, alla proliferazione dei gruppi e alla presa in giro dei mancati controlli sui rimborsi spese, al numero degli assessori e a tutto il resto per rendersi conto che la situazione era impazzita? E il caso Lusi non è stato un altro segnale sufficiente di un rapporto comunque malsano tra risorse pubbliche e vita dei partiti e comunque finanziamento discutibilissimo della politica?

Che fiducia dovrebbero avere i cittadini verso la politica quando, se oltre al malcostume laziale e non solo, i due impegni che erano stati assunti da tutti già prima dell’estate – superamento del porcellum con una nuova legge elettorale e riduzione del numero dei parlamentari – sono ancora vergognosamente in alto mare?

Questa purtroppo è la politica che passa il “convento” ma è di sicuro il migliore contributo all’antipolitica di cui poi tutti stoltamente si lamentano.

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