Intervista a Vincenzo Zeno-Zencovich
Rettore della Libera Università S. Pio V

Traduzione di Daniel Moist                                                                                      ENGLISH VERSION IN "Documenti"

Quali sono le finalità formative della vostra Università?

Come tutte le Università abbiamo il compito di fornire un’istruzione di livello superiore a studenti che sono usciti dalla scuola media secondaria con il diploma, ma anche quello di offrire formazione post laurea. Da un lato l’università si rivolge agli studenti che vanno nella fascia di età da 19 a 25 anni per i corsi di laurea triennale e magistrale; poi, invece, l’altro filone particolarmente sviluppato è quello della formazione continua post laurea, rispetto a persone che hanno già un lavoro e intendono avanzare nella loro formazione e migliorarla acquisendo i titoli di studio con adeguati master di primo e secondo livello, corsi di specializzazione e via dicendo.
Questi sono i due filoni. Ovviamente tutto questo bisogna inserirlo in un contesto nel quale le due facoltà di interpretariato e traduzione da un lato e dall’altro la facoltà di economia, sono quello su cui l’ateneo ha puntato sino ad ora. Quindi è chiaro che mancano le facoltà di taglio scientifico come ingegneria, scienze naturali o matematiche, tanto per fare alcuni esempi. E’ nel settore linguistico ed economico che l’attività dell’ateneo si concentra.

Rispetto alla letteratura?

All’interno dell’interpretariato e traduzione c’è la letteratura e non potrebbe non esserci; non si può conoscere una lingua se non anche studiando i fenomeni più o meno recenti della letteratura. Altri paesi hanno una letteratura meno antica ma non per questo meno importante; come si fa a conoscere l’inglese se non si conosce Shakespeare, o a conoscere l’italiano se non si conosce Dante?

Quale metodologia usate?

Le metodologie ovviamente variano, dipende dalla materia: se devo insegnare materie tecnico-scientifiche ho delle tecnologie dove l’elemento sperimentale è particolarmente importante, se devo insegnare filosofia, il tipo di metodologia cambia. Allora con riferimento alla materia economica le metodologie sono quelle tradizionali: lezioni cattedratiche, esercitazioni, penso soprattutto agli aspetti matematico-statistici che richiedono particolare impegno di esercitazione. Nel campo di interpretariato e traduzione la metodologia richiede tecniche di interpretazione diverse: contemporanea, consecutiva, interpretariato di trattativa, ecc. A seconda del contesto nel quale ci si trova si utilizza una specialità: non sono soltanto problemi di carattere linguistico, cioè sapere che cosa dice una persona in una certa lingua e quindi tradurlo in un’altra lingua; bisogna capire quale contesto, quindi se immediatamente tradurlo o tradurlo successivamente o essere un tramite, un veicolo nel dialogo fra due soggetti da e per quella lingua.
La metodologia significativamente cambia, ci consente in questi casi di acquisire tecniche specifiche, relative a diversi aspetti.

I vostri rapporti con le altre Università?

Questo vale non solo per il nostro Ateneo ma per tutto il sistema delle università italiane: è un rapporto di cooperazione. Credo che tutte le Università, soprattutto se insistono sullo stesso bacino territoriale, hanno un compito comune da svolgere rispetto a quel determinato bacino; non credo che ci sia concorrenza per un Ateneo che si trova a Treviso rispetto ad uno che si trova ad Imperia.
All’interno dello stesso bacino territoriale gli Atenei statali o non statali devono in qualche modo cooperare, per evitare inutili duplicazioni di costi, laddove la domanda non sia sufficiente alla richiesta di corsi specifici e invece acquisire ciascuno una propria specificità in modo tale da consentire agli studenti di indirizzare la propria preferenza ad un Ateneo, piuttosto che ad un altro.
Credo che, soprattutto in questo momento in cui gli Atenei statali hanno risorse sempre minori, un’attenta cooperazione fra Atenei statali e non statali, per selezionare i corsi sostenibili e fare in modo che quei corsi siano aperti soltanto da un Ateneo piuttosto che da un altro, è un modo intelligente per offrire a quella comunità che insiste su quel territorio dei servizi di eccellenza. Fare tre, quattro o anche otto corsi di laurea tutti identici nello stesso bacino anche se particolarmente ampio, per esempio quello di Roma, è poco utile, significa moltiplicare le spese. Una diversificazione è vantaggiosa, è chiaro che ogni Ateneo può avere le proprie vocazioni.

Avete progetti di eccellenza?

Qui da molti anni abbiamo un dottorato di ricerca in Diritto ed Economia delle Relazioni Internazionali, un aspetto fondamentale che coniuga attività didattica con attività di ricerca alla prima fase del dottorato, il primo passo per un giovane studioso; poi abbiamo un laboratorio di matematica applicata nel campo delle scienze sociali; l’attenzione adesso, per quel che ci interessa, è in campo economico, dove la matematica è uno strumento di comprensione e ricostruzione indispensabile a livello mondiale. Penso al campo della post laurea ad altri campi come quello dell’intermediazione finanziaria o al campo delle professioni sanitarie.
Un settore in cui siamo particolarmente impegnati è quello della formazione dei docenti delle scuole medie superiori sia primarie che secondarie. L’università non può e non deve – e se lo fa muore – immaginare di essere separata dalla scuola media superiore, sia perché gli studenti devono accedere all’università, sia perché i docenti possono trovare nell’università nuovi stimoli, nuovi elementi di formazione che consentano loro di incrementare il loro bagaglio di conoscenza. Chi si è laureato vent’anni fa ha un bagaglio di conoscenza che va aggiornato. Spesso nell’Università c’è un atteggiamento quasi elitario; sono convinto che chi insegna alle scuole medie svolge un ruolo altrettanto importante, a volte più ingrato, del docente universitario. L’eccellenza italiana che c’è nel mondo a livello universitario, si basa sull’eccellenza che c’è nella scuola media superiore.

Cosa vuol dire tradurre per i media oggi?

Io ritengo che internet offre una straordinaria occasione di comunicazione e contribuisce allo sviluppo di quella lingua franca che è l’inglese; non temo che l’avvento delle nuove tecnologie informatiche cancelli la forza delle lingue nazionali, bisogna essere consapevoli. L’italiano è una lingua straordinaria, è la principale ricchezza di questo paese.
Faccio una battuta: quando si parla dello spread fra Italia e Germania io metto sul piatto della bilancia Dante, Petrarca e Boccaccio, dopodiché dall’altra parte ci metto Goethe, Schiller e Heine certamente; non me ne vogliano gli amici tedeschi e i cultori della cultura tedesca, dietro l’italiano c’è una forza straordinaria, c’è tutta la cultura italiana, dietro l’italiano si capisce Michelangelo e Raffaello, si capiscono la pizza e gli spaghetti, la moda italiana, il bel canto italiano.
Le lingue non sono tutte uguali, dall’inuit all’inglese vanno conservate le ricchezze culturali e linguistiche delle varie lingue minoritarie, ma questo non significa che le lingue che hanno tradizione e cultura debbano abdicare al loro ruolo. Noi italiani dobbiamo essere consapevoli di questa straordinaria qualità. Quello che portavano gli immigrati italiani era una lingua, la cultura italiana, questa è una forza che tiene assieme delle comunità, su cui le comunità fondano un’identità che si basa su una cultura viva. Il problema della rete è quello di rafforzare le opportunità dell’apprendimento dell’italiano, per il mantenimento dei legami con la cultura italiana, per la diffusione della lingua e della cultura italiana.

Avete progetti culturali per gli italiani nel mondo?

Io penso che tante piccole iniziative collegate fra di loro e la complessiva consapevolezza del sistema universitario italiano, di coloro che lavorano nell’ambito linguistico possono contribuire ad un risultato. Però, mentre dobbiamo essere dei cultori dell’italiano, allo stesso tempo non possiamo chiuderci, lo abbiamo fatto, forse per troppo tempo, rispetto alle lingue straniere, penso al cinese o allo spagnolo. Sono lingue straordinarie. Perché abbiamo una lingua così forte, robusta e ricca dobbiamo essere attenti anche alle altre lingue, ne ho citate alcune maggioritarie, ma potrebbero essere anche diverse altre.

Quanto costa la vostra Università? E riuscite ad aiutare persone con problemi economici?

Mediamente alla nostra università la retta di iscrizione è intorno ai 4.000 euro l’anno.
Dove vi sono esigenze particolari e studenti meritevoli, vi sono meccanismi di borse di studio che bisogna verificare di volta in volta in relazione alle circostanze e al merito dello studente. In questo momento di crisi, in un contesto in cui vi sono eccellenti atenei statali che hanno dei costi più ridotti, significa porre un aggravio alle famiglie; noi siamo particolarmente attenti alla qualità e al fatto che lo studente si senta per un verso parte di una comunità e al tempo stesso detentore del diritto alla qualità della formazione.

BIOGRAFIA

   Vincenzo Zeno-Zencovich si è laureato in Scienze Politiche e in Giurisprudenza presso l’Università “La Sapienza” ed ha perfezionato gli studi negli Stati Uniti e in Inghilterra.
Dal 1990 è professore ordinario di diritto comparato.
E’ Presidente della Fondazione Centro Calamandrei e Presidente dell’Istituto per lo studio dell’innovazione e della multimedialità (ISIMM) nonché consigliere di amministrazione della Fondazione Ugo Bordoni.
E’ componente il consiglio direttivo dell’Associazione italiana di diritto comparato.

La lista completa delle pubblicazioni con il relativo testo è disponibile alla pagina web http://www.giur.uniroma3.it/?q=node/338#doctop

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