Intervista a Stefania Morici

di | 1 Nov 2012

A Milano, in questi giorni è stata inaugurata la mostra fotografica di Agnes Spaak dal titolo “Le Rêve dans un Rêve” organizzata da Arteventi di Stefania Morici.

All’interno della mostra sono state esposte e presentate, per la prima volta in Italia, una serie di fotografie realizzate da Darko Labor. Ne parliamo con la curatrice della mostra, Stefania Morici.
 

Com’è nata l’idea di realizzare queste mostre?

Dopo l’estate sono stata contattata da Agnes Spaak che voleva portare la mostra “Le rêve dans un rêve” a Milano, dopo averla già presentata l’anno scorso, seppure in forma ridotta, a Roma dove ha avuto un grosso successo. Tramite l’Assessore Moda Eventi Expo della Provincia di Milano, siamo riusciti ad ottenere che la mostra venisse ospitata dentro Palazzo Isimbardi, sede istituzionale della Provincia di Milano.

In poco tempo siete riusciti a creare un allestimento all’altezza di questa unica location.

L’allestimento è stato ideato dall’Architetto Agostino Danilo Reale che in collaborazione con gli architetti Jessica Astolfi e Luigi Cancellara, ha ideato un progetto allestitivo essenziale ed elegante, attraverso la trasparenza di pannelli in plexiglas ed un gioco di incroci di fotografie, che valorizza la location ed accentua il concetto di profondità prospettica che il giardino di Palazzo Isimbardi offre all’interno dello spazio espositivo. Le foto sospese nello splendido contesto, diventano la cornice perfetta di “Le rêve dans un rêve”.

I due artisti sono entrambi “di qualità” anche se c’è un notevole “gap” generazionale.

Agnes Spaak, non solo è conosciutissima nel mondo della moda e della pubblicità, ma ha lavorato con le più grandi case editrici e case di produzione cinematografica. Solo da un paio d’anni si è dedicata all’arte, anche se ha già riscosso un notevole riscontro da parte del pubblico. La scelta della Spaak di coinvolgere Darko Labor, nasce proprio dal desiderio di dare spazio ai giovani talentuosi. La Spaak e Labor nei loro lavori fotografano i volti delle donne anche se con due percorsi diversi: per la Spaak la realtà è onirica, non si vede, mentre Labor è realista. I soggetti preferiti di Labor sono le persone anziane, soprattutto le donne che lui incontra, sia in Italia che in Croazia, per strada. Lui le chiama “Le mie rose” e attraverso le sue fotografie riesce con la naturalezza del suo obiettivo a mostrare i volti “vissuti” e segnati di queste persone che sono lo specchio della loro vita. Le fotografie della Spaak, come dice il critico Gian Paolo Serino, “sono scatti di luce attraverso l’obbiettivo di una realtà intermittente che tutti noi viviamo, ma che pochi comprendiamo davvero di vivere”. Agnes Spaak ha inventato “il neon-realismo”. Di questi tempi un’artista deve fotografare una realtà che mentre la racconti scompare come nei nostri sogni. In un mondo dove niente sembra destinato a rimanere per sempre, creare immagini è come scrivere sull’acqua: tutto scompare appena appare.

Avete in programma altri eventi in collaborazione con la provincia di Milano?

Sì, prima dell’estate ho organizzato, in collaborazione con Vogue Italia e Naba, "A Shaded View On Fashion Film", un festival di cortometraggi curato da Diane Pernet che verrà riproposto per la prossima stagione estiva.  Oltretutto l’architetto Danilo Reale ed io stiamo portando avanti un progetto legato all’ Expo che riguarda le città del futuro, sviluppando il concetto di "smart cities" e di arredo urbano intelligente, ed insieme all’Assessorato Moda Eventi Expo organizzeremo una presentazione al più presto. Per me, che sono un’organizzatrice di eventi, lavorare con le Istituzioni, sviluppare e portare avanti progetti culturali di ampio respiro, è di fondamentale importanza per la divulgazione della cultura stessa.