SIMONE WEIL: contro i partiti?
Manifesto scritto ieri per oggi.

di | 1 Nov 2012

Recensione del testo di Simone Weil “Manifesto per la soppressione dei partiti politici”
(Castelvecchi Editore)

La politica, questa “cosa” sconosciuta sempre presente nella storia dell’uomo, tanto da essere essa stessa storia e cultura.

Castelvecchi ci ripropone questo contributo editoriale (pubblicato in Francia nel 1950 e scritto dieci anni prima) con studiato e intelligente tempismo, considerando l’attualità dell’“antipolitica” che incombe quotidianamente nella vita italiana alla luce di scandali, ruberie e delle improvvisazioni cialtronesche dei predicatori, anche via web, e soprattutto dall’irresponsabile tenacia di questi parlamentari che non vogliono rinunciare ai loro privilegi, complice l’attuale governo condizionato appunto da tutta questa classe politica.

La Weil compie una formidabile analisi storica che parte dalla nascita dei partiti nella Francia del Terrore della Rivoluzione, passando poi ai concetti di “volontà generale” di Rousseau fino all’inizio della Seconda Guerra e al Movimento delle donne.

Le conclusioni dell’autrice, se conclusioni possiamo chiamarle data la complessità del tema, portano al rilancio del concetto di politica, ammonendo a differenziarsi dalle competizioni solo per il crudo potere al quale concorrono con spregiudicatezza i partiti che ne hanno fatto l’unica vera missione, occupando immeritatamente il campo della politica.

La Weil aveva un diversa e più alta interpretazione della politica: arte di comporre la realtà sociale su diversi piani, dall’attenzione alla giustizia fino alla permanente e approfondita consultazione delle fasce che compongono il tessuto nazionale, senza steccati di mediazioni improprie, per favorire la libera circolazione delle idee mantenendo una costante tensione ideale frutto del confronto democratico. In sintesi una politica che non deve essere strumentalizzata per la “presa del potere” in barba alle regole della civiltà.

Ecco perché questo Manifesto è di una straordinaria attualità e va letto, proprio perché profetico della realtà europea contemporanea.