LA VITTORIA DI OBAMA

Ritratto di Carla Morselli
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"Chiedo all’intero paese di stringersi attorno ad una serie di obiettivi sul nostro Paese – obiettivi nel settore manifatturiero, dell’energia, dell’istruzione, della sicurezza nazionale e del deficit […] Questo è un vero e proprio piano realizzabile che porterà a nuovi posti di lavoro e più opportunità, per ricostruire questa economia su una base più forte." . Questa è la promessa fatta dall’ormai 45° presidente degli Stati Uniti d’America alla gente del suo paese.
 

Dopo quella che sarà ricordata come una delle gare presidenziali più strette nella storia degli Stati Uniti, il popolo americano ha scelto di dare al presidente Barack Obama un secondo mandato per fissare un’economia in difficoltà. Egli deve ora affrontare la sfida di un deficit di 1 trilione di dollari annuale e 16 trilioni di dollari di debito nazionale. Il suo piano per ricostruire il paese comprende la riduzione della dipendenza dal petrolio straniero, favorendo energia verde e la produzione di energia interna, la contribuzione a rilanciare il settore manifatturiero e finalmente migliorare i settori dell’istruzione e della sanità, per renderli più accessibili.

Ha detto Obama tramite il suo account Twitter: "Siamo tutti sulla stessa barca. Questo è il modo in cui abbiamo fatto campagna, e questo è ciò che siamo. Grazie. Questo è accaduto grazie a voi". Considerando gli standard di vita sempre più bassi per la maggior parte degli americani nel corso degli ultimi quattro anni, per non parlare della disoccupazione ancora ad un alto indice del 7,9%, questa vittoria è davvero notevole.

Ma che cosa significa questa vittoria per l’Europa e l’Italia? Gli Stati Uniti continueranno a essere un forte alleato, e la US Air Force continuerà ad operare in Italia. Sia che un democratico o un repubblicano avesse assunto le funzioni, il presidente avrebbe ricevuto dalla CIA e enti simili le stesse istruzioni inerenti la sicurezza. Il Pentagono continuerà a comportarsi come meglio ritiene opportuno per il bene dei suoi interessi, e gli Stati Uniti continueranno a coinvolgersi in conflitti stranieri, ovunque lo ritengano opportuno. In breve, cambia molto poco per noi europei di avere un democratico rieletto o di aver avuto Romney in carica. Il nostro falso senso di sicurezza potrebbe provenire dal carisma di Obama, dalla sua diplomazia e dal modo in cui cerca di essere il più possibile solidale con le minoranze. Questo ci dà l’illusione che abbia il bene globale a cuore, ma attenzione, il presidente americano sceglierà sempre gli interessi del proprio paese rispetto alla stabilità globale e dei paesi stranieri.

Anche se il presidente Obama si è auto-proclamato il "primo presidente del Pacifico" ad aver fatto sforzi pubblici per migliorare le relazioni con l’Asia, ciò non vuol dire che l’Europa sia stata sacrificata nel processo. Come ha detto Mario Platero del Sole 24 Ore, "se guardiamo ai numeri, si evince che l’intreccio fra Europa e Stati Uniti è talmente forte e ramificato da rendere assurde queste polemiche.".

Il presidente Obama presterà giuramento il 20 gennaio 2013 a mezzogiorno, a Washington DC.

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