Niente di più, niente di meno

La poesia è la ragione messa in musica.
Francesco De Sanctis, Saggi critici, 1866
 
La mimesi perfetta e il percorso dell’empatia, sostengono la mescolanza e la simmetria, nella contingenza delle cose vicine, quelle che Elio descrive.

Sapendo lo schianto del dolore da cui ci si tiene a giusta distanza, quella che forse ci consente di governarlo, lasciando che la pietà ci lasci ancora umani alla sera, oltre il giorno.

Così avviene la mimesi nelle stanze fatte di parole di Elio Pecora, parole precise per fatti quotidiani, dove tutti siamo vicini a lui nella metro, dinanzi morte della madre, in società, al telefono, o nel proprio corpo.
 

E’ una stanza il corpo:

nido- cella- recinto.

Abito in cui bastarsi

Da non potersi assentare un’istante.

Gabbia d’ossa e di arterie

Di dove assistere al mondo.

Simmetrie (Mondadori 2007)

La radice di Elio Pecora è nella tragedia greca, la sua poetica è volta a restituire una forma che dica il contenuto e il vuoto, la consapevolezza e l’incoscienza.
 
…e quel che innamora e accompagna

pure affama, affatica…

solo un altro patto,

una nuova misura. Per seguitare. Per altre misure.

Solo alla fine la catarsi si dà come un gioco che ci rotola vicino, come uno sguardo che ci distrae dal testo con leggerezza, restituendoci un tempo nostro solitario in cui poter camminare, già oltre il
passato, dimenticato il trauma,di nuovo in una delicata salute.
 
Conosco il tempo solo perché è tuo

E per uscirne devo abbandonarti.

Dodici poesie d’amore (Frullini ed.)

E resta Elio Pecora, torna e gioca divertito e ironico con la sensata verità dei fatti, giocano con lui gli dei greci e se non sapessi che è nato a Sant’Arsenio direi che è di Santorini o di Atene.
 
Ridere è come andarsene

In un paese a parte

Dove senza progetti

E nessun arte,

tutto si fa distante .

la sentenza ridotta a un’opinione,

stride la derisione,

un eccesso di sarcasmo,

indecente lo spasmo

che arrossa gli occhi

e ammala il piloro.

Attenti al coro!…

Tutto da ridere (Empiria)

Così capita che chi lo intervista non parli mai veramente di lui, ma della stagione letteraria che ha vissuto, di tanti altri di cui si è occupato; forse affrontare la sua forma implica lo sforzo di essere in sé, collegati al profondo, costretti a guardarsi come altro, in una infinita vertigine.
Ritrovare verità instabili e la fatica di vivere, passata attraverso un tempo difficile: il presente.
Poeta raro della riflessione e di quel buon senso che consente lo sguardo sul dramma umano, capace spontaneamente di ritmo, armonia e canto.
 

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